★★★ THIS IS ELVIS ★★★

martedì 21 febbraio 2017

Cross My Heart and Hope to Die



Cross My Heart and Hope to Die
Words & Music: Sid Wayne/Ben Weisman
Recorded: 1964/06/11, first released on “Girl Happy”
Traduzione di Vali/g52


mercoledì 15 febbraio 2017

Too Much Monkey Business



Too Much Monkey Business
Words & Music: Chuck Berry 
Recorded: 1968/01/15, first released on “Elvis Sings Flaming Star”
Traduzione di Vali/g52

sabato 11 febbraio 2017

ELVIS DIARY



Cari amici ho il piacere di presentarvi il mio nuovo blog: ELVIS DIARY che raccoglie in ordine cronologico e "day by day" tutti gli avvenimenti piu' importanti della vita del nostro amato Elvis.

Creato in precedenza dalla nostra Loretta Fornezza che mi da gentile concessione, ho voluto ripescare tutto e metterlo in un nuovo blog perchè era un peccato lasciare tutto questo lavoro nascosto nei fiumi della memoria di internet. Dunque vi invito a leggerlo e a provare ad addentrarvi nel quotidiano di Gladys e Vernon e del loro unico amato figlio Elvis. Buona navigazione


http://elvisdiary.blogspot.it/








lunedì 6 febbraio 2017

In My Father's House (Are Many Mansions)


In My Father's House (Are Many Mansions)
Words & Music: Aileene Hanks
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”
Traduzione di Vali/g52

domenica 29 gennaio 2017

I Don't Wanna Be Tied




I Don't Wanna Be Tied
Words & Music: Giant/Baum/Kaye
Recorded: 1962/03/28, first released on “Girls! Girls! Girls!”
Traduzione di Vali/g52

domenica 22 gennaio 2017

Proud Mary


Proud Mary
Words & Music: John Fogerty
Recorded: 1970/02/17, first released “On Stage”
This is the 1972/04/18, On Tour - San Antonio Version

domenica 15 gennaio 2017

Big Boss Man



Big Boss Man
Words & Music: Smith/Dixon 
Recorded: 1967/09/10, first released on single
Traduzione di valig52

mercoledì 11 gennaio 2017

Intervista a Glen D. Hardin

Intervista a Glen D. Hardin
19 Giugno 2002

“Penso che Elvis sia stato il peggior pianista, che io abbia mai ascoltato”


Negli anni 70, Glen D. Hardin suonò con Elvis per 6 anni, solleticando i tasti e creando l’arrangiamento di cose quali “The Wonder Of You”,”Let It Be Me” e “I Just Can’t Help Believing”. Prima era un arrangiatore e scrittore di canzoni, e ha lavorato con artisti come Merle Haggard, George Jones, The Everly Brother e Ricky Nelson. Dopo aver lasciato Elvis nel 1976, ha fatto tours con Emmylou Harris, John Denver, The Crickets e dal 1997, ha sempre partecipato agli Elvis The Concert.
In questa intervista parliamo degli anni passati con il Re.

D. Hai iniziato a lavorare con Elvis in febbraio 1970, Quale è stata la tua prima impressione?

GDH: La prima volta, l’ho incontrato per suonare alle prove, mi piaceva moltissimo stare in sua compagnia. Era una persona molto divertente, molto socievole. Non era pesante lavorare, praticamente suonavamo e ridevamo, facevamo scherzi…. Appariva una persona normale. La sua compagnia, mi divertiva veramente tanto.

D. Musicalmente parlando, ha avuto parecchie idee?

GHD: Al tempo, non l’avevo notato molto, perché ci si limitava a rifare i suoi vecchi pezzi, ma più in là, devo dire, che ha contribuito veramente tanto. La maggior parte delle volte, sapeva perfettamente quello che voleva e aveva le idee molto chiare. Era particolarmente bravo con i coristi. Ha lasciato a me, molto di quello che riguardava l’arrangiamento, e io lo facevo come lo voleva. Era facilissimo lavorare con lui.

D. E’ stato detto che aveva difficoltà ad accettare le critiche…

GHD: Non ricordo che sia mai stato criticato direttamente (ride). Ma non so, non credo che fosse così. Ritengo, invece, che fosse, notevolmente, disponibile a ricevere direttive. Infatti, quando ha fatto tutti quei films, era noto per essere stato molto collaborativo. Amava svolgere il suo lavoro, al meglio.

D. Quante canzoni avete provato nel febbraio del 1970 (approx) ?

GHD : Oddio, da quello che ricordo, sono state veramente tante. Elvis amava farle tutte assieme. Con Elvis, era qualcosa che andava oltre lo stare insieme e lavorare, lui stava con tutti e si divertiva. Ma nel contempo, anche lavoravamo molto. Da quello che ricordo, di canzoni, ne abbiamo eseguite, un’infinità!! Qualcuna, l’abbiamo provate una volta sola, solo nell’eventualità che gli venisse voglia di farla sul palco. Quindi le canzoni erano tantissime, C’è da dire, però, che la maggior pare di noi è cresciuta con la sua musica, e quindi le conoscevamo. Non avevamo bisogno di imparare troppe cose.

D. Elvis, in privato, suonava spesso il piano. Avete mai suonato assieme?

GHD: Insieme no. So che suonava un po’…. Lo ritenevo il peggior pianista che io abbia mai sentito ! (risata)

D. Come hai iniziato a fare gli arrangiamenti per lui?

GHD: L’ho fatto dall’inizio. Un giorno arrivò ed iniziò a cantare “Let It Be Me” la canzone degli Everly Brothers. L’orchestra si prese una pausa, Elvis iniziò a cantare e noi gli andammo dietro. Non sapeva le parole, non riusciva a ricordarle. E io nemmeno. Quindi, quando tornò l’orchestra, disse: “Ci lavoreremo su domani o un’altra volta, quando avrò le parole”. Così, alla fine delle prove di quel giorno, salii in camera, chiamai Los Angeles e mi inviarono il testo. Mi sedetti al piano e feci l’arrangiamento. Misi tutto assieme e il giorno dopo avevo tutto pronto. Incaricai alcune persone di copiare la musica e cose del genere. Quando Elvis doveva tornare per le prove, venne uno dei suoi a dirmi che sarebbe arrivato dallo spogliatoio. Appena aprì la porta, feci un cenno all’orchestra, che partì con il mio arrangiamento per fargli capire come sarebbe stata. Gli diedi un foglio con il testo: quanto amava quella canzone, anche perché è una così bella canzone ! Una di quelle canzoni che non si possono mai dimenticare. Ecco, come è iniziato tutto.

D. La tua prima session con lui è stata nel Marzo 1972. C’era una grande differenza tra il suonare live e registrare in studio?

GHD: Sono propenso a credere che l’abbiamo fatto prima, ma non ne sono sicuro. Era nel ’72? Sì Marzo 1972 alla RCA a Hollywood. Pensavo fosse prima del ’72.

D. Sì, ma quello era un live

GHD: Ok. Sì, è diverso suonare dal vivo e suonare per incidere. Devi stare molto più attento quando registri in studio, mentre con le performances live, puoi fare certe cose…. Tipo essere un po’ più libero. Non deve essere perfetto come in studio.

D. Nel Giugno 1972 lo spettacolo di Elvis si esibì a New York City – Deve essere stato qualcosa di speciale.

GHD: Parli del Madison Square Garden? Sì, è stato speciale. Ha cantato in modo superlativo. Ti dirò, era sempre grande, quando cantava, ma a me è sembrato di sentirlo cantare, meglio del solito. Mi innervosii quando uscì il disco, perché non mi sembrò buono. Sembrava un po’ velocizzato. Penso che, più tardi, lo abbiano rimasterizzato meglio, da quello che ho sentito.

venerdì 6 gennaio 2017

Kismet



Kismet
Words & Music: Sid Tepper/Roy C. Bennett
Recorded: 1965/02/25, first released on “Harum Scarum”

martedì 27 dicembre 2016

Known Only to Him




Known Only to Him
Words & Music: Stuart Hamblen
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

Intervista con George Klein (2006)

Intervista con George Klein 28 Luglio 2006

George Klein è stato uno dei primi amici di Elvis, avendolo incontrato per la prima volta nel 1948, nella scuola superiore. Nel corso degli anni ha sempre difeso e sostenuto il nome di Elvis e tuttora fa parte del mondo di Elvis. Ho parlato con George Klein dalla sua casa di Memphis.


D. A quasi 30 anni dalla sua morte, sei stupito del fatto che si stia parlando di Elvis nel modo in cui si sta facendo?

GK. Sì, ne sono affascinato. E’ sconvolgente! Pensavo che dopo cinque anni o giù di lì tutto si sarebbe perso. E’ una cosa come Marilyn Monroe o Jimmy Dean o John Wayne. Dopo 10 anni, mi sono reso conto che mi sbagliavo verificando, invece, che sarebbe continuata per sempre, era incredibile quello che stava succedendo. Faccio uno spettacolo ogni venerdì da Radio Sirius di Graceland – un canale tutto su Elvis, si suona Elvis 24 ore al giorno per 7 giorni. Quando sono a Graceland, vedo sempre più giovani. Parlo con ragazzi dai 21 ai 35 anni. Chiedo loro, “Ma come puoi essere un fan di Elvis, non sei abbastanza vecchio per sapere chi fosse veramente”. La maggior parte di loro mi risponde che si sono interessati perché i loro genitori o altri, hanno in casa video e film. 

D. Quando fai il tuo programma su Elvis, che musica ti piace mettere? 

GK Mi piace tutta. Non cerco di essere un buonista, ma mi piace tutta. Credo che qualcosa del materiale della Sun sia veramente buono. Non rifiuto il materiale della Sun come alcuni, ma penso che Good Rocking Tonight, Baby, let’s Play House e That’s All right Mama siano grandi. Intendo che i pezzi di Elvis degli anni 50 e 60 sono i miei preferiti. E voglio anche dire che il materiale fatto nel 1969 con Chips Moman negli American Sound Studios è incredibilmente buono.

D. Raccontaci del tuo primo incontro con Elvis e la tua impressione di lui

GK: Ci incontrammo nel 1948 nella classe di musica della Humes High School. Per coincidenza, alla Humes, eravamo nelle stesse classi. Quando da Tupelo venne a Memphis, per mia fortuna eravamo nelle stesse classi. Quando arrivammo all’anno del diploma, fui eletto presidente di classe così avevo dei poteri politici nella scuola ed Elvis ed io eravamo amici. Non dimenticherò mai l’insegnante di musica, Miss Marman. Una volta disse che la settimana successiva, invece di fare musica, avremmo fatto canti natalizi. Così Elvis alzò la mano e chiese se poteva portare la chitarra e cantare. Ci furono alcune risate in classe, perché nel 1948 non era così normale fare una cosa simile in pubblico. Così la settimana successiva la portò e cantò Old Shep e Cold, Cold Icy Fingers. Sul momento rimasi senza fiato perché non avevo mai visto un ragazzo cantare in quel modo davanti alla gente. Nel mio subconscio avevo capito che, con questo ragazzo, stava per succedere qualcosa.

D. E’ vero che lui spiccava nella scuola? Si racconta di lui che sembrava un piolo quadro in un foro tondo, con quel suo modo di vestire e di fare.

GK E’ vero si distingueva. Era come un martello di velluto, ma lo faceva in un modo molto carino e tranquillo. Elvis voleva vestirsi in modo diverso. Amava portare quei calzoni neri con strisce bianche o rosa ai lati. Indossava un cappotto sportivo tenendo alzato il bavero. Nessun altro si vestiva in quel modo. A scuola per tutto il periodo, si è vestito come un personaggio dello spettacolo. Occasionalmente, alla pausa pranzo, potevi vederlo cantare con la sua chitarra. Alcuni ragazzi e specialmente alcuni atleti, gli fecero passare tempi duri per i suoi capelli e i suoi vestiti. Ma lui, in queste cose, aveva un bel carattere. 

D. Quando avete lasciato la scuola, sei andato immediatamente in radio, non è vero?

GK: Sì, ho incominciato a bazzicare nelle radio. Non avevo soldi per frequentare una scuola di radio, così mi iscrissi all’Università di Memphis, e presi una borsa di studio. Passavo alle stazioni radio, solo per guardare, dalla finestra, i ragazzi che lavoravano. Divenni quello che si dice un fattorino. Occasionalmente, ho trovato la mia strada, aiutando Dewey Phillips. Volevano che gli facessi da “baby-sitter”,

domenica 18 dicembre 2016

A Cane and a High Starched Collar




A Cane and a High Starched Collar 
Words & Music: Sid Tepper e Roy C. Bennett. 
Recorded: 1960/08/16, first released on single
Traduzione di vali/g52

lunedì 12 dicembre 2016

Elvis - The Last 24 Hours



Elvis - The Last 24 hour (Sottotitolato) from Maria Teresa Tria on Vimeo.

la password è elvispresley

giovedì 8 dicembre 2016

Intervista con John Wilkinson



Intervista con John Wilkinson (10 Giugno 2006)

E’ appena stato realizzato un nuovo libro di John Wilkinson e Nick Moretti : 
John Wilkinson è stato la chitarra ritmica di Elvis dal 1969 al 1977 ed insieme alla lead guitar James Burton – è stato l’unico, in tutto il periodo, a non essere mai mancato, partecipando a più di 1100 performances on stage con il Re. Ha avuto una lunga carriera nel business della musica, ed ha iniziato a suonare la chitarra quando aveva 5 anni. Ho parlato con John al telefono, dalla sua casa a Springfield Missouri.

D. Ciao John, e grazie per dedicarmi il tuo tempo. Potremmo iniziare raccontando dove sei nato e cresciuto.

JW: Sono nato a Washington DC il 3 Luglio 1945 e i miei genitori mi hanno adottato quando avevo 2 mesi. Ci siamo traferiti a Springfield Missouri non appena mio padre ha finito il suo servizio nella marina, così sono rimasto qui dai due mesi fino a quando a 18 anni, ho lasciato proprio questa casa qui a Springfield, giusto al centro degli Stati Uniti.

D . Come sei entrato nel mondo della musica e quando hai iniziato a suonare la chitarra?

JW: Ero circondato dalla musica. Springifield era, e lo è tuttora, un grande centro di musica country, e io ne ascoltavo parecchia alla radio locale. Mio padre cantava in chiesa. Era un basso, e anche un buon basso. In casa nostra si ascoltava sempre musica classica ed opera. Per quanto riguarda la chitarra, i miei genitori non erano musicisti, mio padre sapeva suonare qualche accordo al piano e lo faceva per la chiesa. Il mio insegnante di musica, dalla scuola materna fino ai 12 anni, aveva una vecchia chitarra. Un paio di ragazzi della classe superiore alla mia suonavano e cantavano canzoni folk. Pensai che fosse divertente. Avevo visto molti spettacoli country sia in teatro che in tv e da lì ho considerato di suonare la chitarra. Ho chiesto al mio insegnante se potevo usare la sua vecchia chitarra. Avevo un po’ di infarinatura di pianoforte e ho trasportato i principali accordi sulla chitarra. Praticamente è così che ho iniziato, ad orecchio.

D. Crescendo con tutta questa musica nella tua famiglia, Elvis ne aveva fatto parte?

JW: Ai suoi inizi sì. La mia gente non riteneva che fosse un buon modello per me. Alcune foto lo mostravano, vestito con un giubbotto di pelle e alla guida di una moto, con i capelli lisci, pettinati all’indietro. Pensavano che fosse quel qualcosa che io non avrei mai dovuto essere. Quando iniziò a farsi un nome al Sud, c’era un altro cantante in voga che si chiamava Conway Twitty. Faceva una canzone dal titolo It’s Only Make Believe. Quella canzone veniva trasmessa alla radio e io ho sempre pensato fosse Elvis. Parliamo di quando Conway era un rock ‘n roller e non una star del country. C’era un altro ragazzo che si chiamava Ral Donner. Io ascoltavo le prime 40 radio della città, ma non c’era nessuno che mi piacesse tranne Ral, Conway ed Elvis.

D. Allora com’ è stato che hai conosciuto Elvis quando avevi sono 11 anni?

JW: Avevo visto in TV qualche clip di quando era al Lousiana Hayride e aveva una chitarra Martin D-18. Possedere una Martin era come avere il top delle chitarre acustiche. Così vidi questo ragazzo sul palco, che colpiva la sua chitarra. Tutti noi ragazzi che suonavamo, avremmo ucciso pur di avere una chitarra come quella. Sicuramente non l’avremmo trattata in quel modo. Trattarla in quel modo avrebbe offeso i miei sentimenti. Decisi che un giorno avrei conosciuto questo Hillbilly Cat e gli avrei detto. “Non puoi suonare una chitarra per distruggerla” Avevo 11 anni o 10, e lui era al secondo posto in classifica, dopo il cantante country Hank Show. Dovevano venire a Springfield (1956) per un concerto in città. Pensai: ecco la mia occasione! In quel fine settimana Elvis si esibiva di sabato e il miei genitori decisero di andare al lago. La radio informò che, quando Elvis sarebbe arrivato, avrebbe fatto una prova del suono nel pomeriggio. Così, appena arrivai con mia mamma e mio papà, presi una bici e andai a sentirlo. Salii le scale sul retro e iniziai a guardarlo. Andai nello spogliatoio guardando a desta e sinistra. Non c’era nessuno. Potevo ascoltare dal palco, c’era Hank Snow che faceva le sue prove. Poi, guardai dentro l’ultima stanza a sinistra, e lo vidi. Seduto su una sedia, dando la schiena e tenendo il piede sul tavolo. Da un lato aveva una borsa di burgers, e 6 confezioni di Coca o Pepsi nell’altra. Bussai alla porta. Si girò e dissi “Tu sei Elvis Presley” e lui “Lo so”. Pensai” Oddio io ho

lunedì 5 dicembre 2016

I Don't Care if the Sun Don't Shine




I Don't Care if the Sun Don't Shine
Words & Music: Mack David
Recorded: 1954/09/10, first released on single

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Joe Esposito


29/08/2007 
Intervista telefonica di John Mackie, Vancouver Sun, del 29 Agosto 2007, con il braccio destro di Elvis Presley e capo della Memphis Mafia, Joe Esposito.

D. Allora che tipo di persona era il re? 
JE. Era il ragazzo più gentile del mondo. Veramente! Un uomo veramente buono, molto educato. Trattava tutti allo stesso modo, non importa che fosse un milionario o uno della strada, non gli interessava, quello che a lui interessava era la persona. Sua madre l’aveva educato così: trattare tutti allo stesso modo. Ho imparato molto da lui e anche agli altri dico “tratta le persone, come vorresti essere trattato tu. Se vuoi essere trattato come un idiota, allora fai l’idiota” E’ molto importante trattare le persone in modo gentile, prima o poi ti gratifica.

D. Sembra che Elvis sia stato uno di quelli che ha regalato tutto. Ad esempio, ha regalato un’infinità di macchine, vero?
JE. Oh sì, era molto, molto generoso


D. Raccontami una storia che riguardi una macchina
JE: Una volta, eravamo dal concessionario di Memphis per acquistare alcune Cadillacs. Stavamo lì in piedi, quando Elvis, guardando fuori, vide una donna di colore e anziana, che guardava una due porte Coupé de Ville gialla, in vetrina. Elvis la vede ed esce. Le si avvicina e inizia a parlare con lei. 
Dice “Ti piace, vero?
“Oh certo, è una gran bella macchina” 
Ed Elvis “Vorresti avere una di queste?” 
“Non potrei mai permettermi una macchina come questa” 
E lui “Aspetta un attimo”.
Elvis rientra nel negozio, va dal venditore e gli dice “Dammi le chiavi di quella macchina” Il tipo gli dà le chiavi e lui esce e dice
“Ma’am, questa macchina è tua”. 
La donna non riusciva a credere che Elvis le avesse regalato quella macchina. Era quasi spaventata. Non riusciva a crederci. Ed Elvis 
“E’ tua, goditela”
Questo è quello che era Elvis. Amava regalare alle persone quelle cose che sapeva non avrebbero mai potuto permettersi di acquistare.

D. Questo perchè era nato povero e non se l’è mai dimenticato.
JE: No, non se l’è mai dimenticato

D. Hai incontrato Elvis quand’eri nell’esercito vero?
JE: Sì eravamo entrambi soldati. Non so come sia successo, ma le nostre personalità si sono incrociate subito. Io amo la gente, mi piace divertirmi, essere sempre allegro. Suppongo che, quando eravamo assieme, ci sentissimo in sintonia e così siamo diventati amici. Prima di finire il servizio militare mi ha chiesto di lavorare per lui.

D. Cosa significava lavorare per una persona così, lavorare per un amico?
JE. E’ sempre bello lavorare per un amico e lui era una gran persona. Lavorare per Elvis non era un’occupazione dalle 9 alle 17, era sette giorni su 7, per 24 ore al giorno, perché lui chiedeva cose anche nel bel mezzo della notte. Non avevamo un numero di ore limitato, ma ci facevamo il c***o. Però era bello, perché facevamo tutto assieme. Qui sta la differenza.Quando ero con Elvis, stavamo tutti assieme, eravamo una famiglia, una grande famiglia. Facevamo le vacanze assieme, sua figlia è cresciuta con mia figlia. Era come essere una grande famiglia felice. 

D. Ma non era come vivere in una bolla? Visto che Elvis era così famoso, sicuramente non poteva avere una vita normale.
JE. Assolutamente vero. Nessuna superstar riesce a vivere una vita normale, mai. Ma il fatto è che lui amava stare con coloro che conosceva, con le persone di cui aveva fiducia e per questo voleva averci con lui.Va anche ricordato, che Elvis era originario delle zone più povere del Mississippi e poi, quando, si è trasferito a Memphis, comunque si è sempre estraniato dal gruppo. Non indossava jeans con la maglietta arrotolata, o teneva i capelli a spazzola, cose così, lui portava sempre i capelli lunghi, vestiti un po’ strani. Perciò, quand’era ragazzo, non aveva tanti amici. Quando è cresciuto ed è diventato una celebrità, ha raccolto intorno a sé i suoi amici, quelli che conosceva dai tempi della scuola. Queste erano le persone che adorava avere intorno a sé.

D. Quando eri con lui, non stava facendo concerti live, ma films, giusto?
JE: Sì. Quando finì il militare, aveva in corso grossi contratti che prevedevano 3 film all’anno, per case cinematografiche diverse. Le uniche performance live, prima di riprendere nel ’69, furono fatte per beneficenza. Ne fece uno anche a Memphis. Poi nel ’69, tutto è ricominciato e è stato quando il Colonnello ha concluso la trattativa con l’International Hotel. Questa era la cosa che Elvis amava fare di più, esibirsi su un palco, di fronte ad un pubblico. 

lunedì 28 novembre 2016

370 Washington Street



06-11-1948 - Elvis e la sua famiglia si trasferirono in una pensione a 370 Washington Street. Questa è stata la prima casa della famiglia a Memphis. Oggi questo indirizzo non è altro che un lotto vuoto con erbacce e una rete metallica

sabato 26 novembre 2016

This Is Our Dance



This Is Our Dance
Words & Music: Les Reed/Geoff Stephens
Recorded: 1970/06/06, first released on “Love Letters from Elvis”

lunedì 21 novembre 2016

Release Me (On Tour)



Release Me
Words & Music: Miller/Stevenson (Dub Williams)
Recorded: 1970/02/18, first released on “On Stage”
ON TOUR - Greensboro Coliseum (Greensboro 1972/04/14)

domenica 13 novembre 2016

Could I Fall in Love




Could I Fall in Love 
Words & Music: Randy Starr
Recorded: 1966/06/28, first released on “Double Trouble”