martedì 9 febbraio 2016

Dalla biografia di Johnny Cash (1997)







Johnny Cash ricorda Elvis Presley



C’erano un sacco di bianchi che, a porte chiuse, ascoltavano la musica dei neri. Naturalmente, alcuni di loro (meglio dire di noi) erano notevolmente aperti, il più famoso è stato Elvis.
Quando io arrivai a Memphis nel 1954, Elvis già faceva scalpore. Sam Phillips aveva pubblicato il suo primo singolo “That’s All Right Mama” con “Blue Moon Of Kentucky” sul lato B, ed Elvis riduceva l’aria,in pezzi.

La prima volta che vidi Elvis, cantava da un camion con pianale, vicino ad una drogheria di Katz, in Lamar Avenue, dove c’erano 2/300 persone, che lo guardavano, in prevalenza ragazzine. Con solo un singolo al suo attivo, cantava, a ripetizione, queste due canzoni. Quella fu la prima volta che lo vidi. Vivian ed io, ci avvicinammo a lui dopo lo spettacolo e lui ci invitò alla data successiva all’Eagle’s Nest, un club sostenuto da Sleepy-Eyed John, il dick jockey che aveva preso questo nome dalla canzone di Merle Travis e che fu importante tanto quando Dewey Phillips, per far conoscere la musica della Sun al mondo.

Ricordo lo show di Elvis all’Eagle’s Nest, come se fosse ieri. Il luogo fu un errore, perché il posto era un club per adulti, dove i teenagers non potevano entrare e così Vivian ed io, eravano due degli spettatori, composta da un’unica dozzina o al massimo 15 persone. Comunque, pensai che Elvis era un grande. Ancora una volta cantò “That’s All Right Mama” e “Blue Moon Of Kentucky”, più alcune canzoni black blues e qualche altro pezzo come Long Tall Sally, e non parlò granché. Naturalmente, non serviva che lo facesse: era il suo carisma che attirava l’attenzione di tutti. La cosa che notai, particolarmente, quella sera, però, era il suo modo di suonare la chitarra. Elvis era un esecutore del ritmo, favoloso. Entrava in That’s All Right Mama, da solo con la sua chitarra e tu non volevi ascoltare niente altro. E infatti non lo feci. Mi diede fastidio quando Scotty Moore e Bill Black entrarono, coprendo Elvis. Non che Scotty e Bill non fossero perfetti per lui – il modo in cui apparve con loro quella sera, era quello che io definisco come il seme Presley. Quel suono mi è mancato, poi, negli anni, in cui, diventando popolare, faceva dischi pieni di orchestrazione e sovrapproduzione. Amavo quella combinazione semplice e pulita di Scotty, Bill ed Elvis, con la sua chitarra acustica. Non ho mai più sentito o letto nessun altro che elogiasse Elvis, come chitarrista di chitarra ritmica, e dopo i giorni della Sun, sui suoi dischi non ho più sentito quella sua chitarra.

Quella sera all’Eagle Nest, ricordo che suonava una Martin ed era vestito all’ultima moda. Penso che la sua camicia arrivasse dal National Shirt Shop, dove potevi trovare qualcosa di appariscente e azzardato, in buono stato per dollari 3,98 (io l’ho fatto), ma forse, già allora aveva già iniziato a comprare dai Lansky Brother in Beale Street. Se non l’aveva ancora fatto, non passò molto tempo, prima che iniziasse la farlo. Andai là 2 o 3 volte nel 1955 e nel 1956.
Elvis ed io parlavamo di musica, ma non gli parlavo mai della Sun Records o altri collegamenti con il music business. Volevo arrivarci con i miei mezzi, così come ho fatto.

Elvis, da tutta quella folla, sicuramente, diventò vittima di un’infinità di abusi. Aveva problemi anche con il gossip, poi chiacchiere e bugie. Era una persona molto sensibile, soffriva facilmente per tutte quelle storie che la gente diceva di lui, tipo l’essere drogato e così via. Dentro me stesso, non riuscivo a capire perché la gente voleva che si dicessero queste cose, parlando degli anni ’50, visto che, in quel periodo, Elvis era l’ultima persona sulla terra, che avesse bisogno di drogarsi. Aveva una tale quantità di energia, che sembrava non finisse mai – ecco perché, probabilmente, dicevano che era drogato.
Invece, al contrario, non lo era o almeno io non l’ho mai avuto prove di questo. Non l’ho mai visto usare nessun tipo di droga e nemmeno alcool; quando era con me, era sempre lucido e molto piacevole. Elvis era un ragazzo dolce, con molto talento e con talmente tanto carisma - aveva tutto - che alcune persone, non riuscendo ad accettarlo, hanno reagito per gelosia. E’ umano, penso, ma è triste.
Io e lui ci piacevamo, ma non eravamo così vicini – Per prima cosa, io ero più vecchio di lui e poi ero sposato – e, nei suoi ultimi anni di vita, non eravamo per niente vicini. Ho recepito il messaggio, quando ha chiuso il suo mondo intorno a lui. Non ho voluto invadere la sua privacy. E sono felice di non averlo fatto, visto che troppi, dei suoi vecchi amici, si sono trovati poi, in notevoli difficoltà, perchè costretti ad andarsene da Graceland. Negli anni ’60 e ’70, io ed Elvis, abbiamo parlato al telefono, un paio di volte, scambiandoci delle opinioni. Se lui era a Las Vegas, rinchiuso all’Hilton e io mi stavo preparando per aprirlo, lui mi augurava buona fortuna, cose di questo tipo.
Ho sentito dire che, oggi, alla fine del secolo, tutti noi abbiamo il nostro Elvis e non posso che apprezzare e confermare quest’affermazione, anche se Elvis era mio amico, carne e sangue di una vita reale. Sicuramente, il mio Elvis è l’Elvis degli anni ’50. Quando lavorai con lui, era ancora un bambino. Aveva 19 anni e amava i cheeseburger, le ragazze e sua madre, non necessariamente in quest’ ordine (era molto più con la sequenza: sua madre, poi le ragazze, poi i cheesburger).

Personalmente, a me piacevano i cheeseburger e non avevo niente contro sua madre, ma le ragazze erano il vero punto. Lui ne aveva talmente tante, che gli correvano appresso che, quando ci esibivamo anche noi, ce ne lasciava sempre in abbondanza. Ci siamo divertiti moltissimo. Ci siamo divertiti in generale, non solo con le ragazze. Elvis era veramente molto bravo. In ogni spettacolo che ho fatto con lui, non mi sono fatto mancare la possibilità di stare a guardarlo. Lo facevamo tutti. Era talmente carismatico.

venerdì 29 gennaio 2016

No More (Aloha Post-Concert)




No More
No More (Aloha post concert) 
Words & Music: Don Robertson/Hal Blair 
Recorded: 1961/03/21, first released on "Blue Hawaii"

mercoledì 27 gennaio 2016

Intervista a Larry Geller






Grazie Larry Geller!!!!!

Insegna anche agli altri come si guarda Elvis e come si deve parlare di lui!!!!

Larry Geller (Agosto 1940) divenne parrucchiere personale di Elvis nel 1964 dopo aver ricevuto una telefonata, nella quale gli veniva chiesto di andare alla casa di Bel Air per soddisfare le esigenze del Re. In brevissimo tempo Larry divenne molto più che un dipendente, poiché introdusse Elvis alla spiritualità e alla parapsicologia, alle religioni e al soprannaturale.
Grazie al coinvolgimento sugli argomenti, Elvis iniziò ad organizzarsi una fornita raccolta di libri e chiamava Larry il suo “guru”. Presto gli comprò una Cadillac bianca. Il Colonnello Parker, sempre sospettoso delle influenze che gli altri potevano avere sul suo pupillo, fece in modo di essere sicuro che qualcun altro fosse presente quando Larry acconciava i capelli di Elvis. Quando, finalmente Parker riuscì a cacciare Geller, tutti i libri di Elvis vennero buttati e bruciati.

D. Tu hai scritto 3 libri su Elvis. Perché è stato così importante per te, raccontare del tuo tempo passato con lui?

LG. Elvis era morto da un mese e Ed Parker mi chiamò a casa, a Los Angeles dicendomi di scrivere urgentemente il libro con lui. Rifiutai. Un paio di mesi dopo, due membri del gruppo (uno membro della famiglia) mi telefonò per propormi di unirmi a loro per scrivere un libro assieme. In entrambe le chiamate venivano sollevati gli argomenti relativi alla religione, alla spiritualità, ai suoi libri e alla sua ricerca interiore, agli anni di conversazioni e le motivazioni personali e quanto la mia partecipazione alla preparazione dei libri avesse un valore inestimabile. Per varie ragioni personali e di sensazione, di getto, pensai che dovevo rifiutare le loro offerte. Infatti, io ero in procinto di scrivere un libro sulla salute e sulla cura dei capelli, di cui Elvis mi aveva dato incarico, ma, dopo la sua morte, avevo allontanato persino questo progetto.
Durante i primissimi mesi, ero assolutamente intontito, distaccato e glaciale, mentre cercavo di guarire e riprendermi dal tremendo ed ossessivo shock per la morte di Elvis, dopo avergli preparato i capelli nella camera mortuaria fino…. il suo funerale. Molto, ma molto lentamente combattevo per riprendere con un respiro profondo, nella speranza che mi sarei liberato del trauma psicologico che stavo vivendo.
Oggi, i residui profondi ed emotivi delle cicatrici esistono ancora dietro quello che l’aspetto esteriore della mia personalità. E’ qualcosa che non mi lascerà mai.
Anche se, apparentemente, ho guadagnato una sembianza di equilibrio, ho sempre saputo che, comunque e in qualche modo, avrei dovuto raccontare la storia di Elvis per far conoscere tutto ciò che io sapevo essere vero. Colui che mi ha dato la giusta motivazione, il coraggio e la luce è stato Elvis stesso. Non c’era dubbio e non sarei tornato indietro, non dopo che Elvis se n’era andato, non dopo tutto quello che aveva significato per i suoi fans e per il mondo e dopo la promessa solenne che gli avevo fatto, qualche mese prima della sua morte.
Lo sospettavo un po’ quel pomeriggio dell’Aprile 1977, mentre parlavano nella suite di Elvis all’Hilton Hotel di Detroit, dove eravamo in tour. In breve e per andare dritto al punto, mentre chiacchieravamo nella sua camera, Elvis si fece subito molto serio, parlò dei suoi fastidiosi problemi: il suo colon spastico, il glaucoma, l’ipertensione, l’insonnia, i dolorosi mal di gola, la sua ritenzione di liquidi e il gonfiore.
Era pienamente cosciente di tutte le pillole e delle prescrizioni farmacologiche che stava prendendo, come pure delle sue abitudini alimentari scorrette. Disse che era un miracolo che fosse ancora intero. Elvis era molto preoccupato per come i fans avrebbero giudicato il suo aspetto ed espresse in termini chiari, il suo desiderio e i programmi definitivi di cambiare il suo stile di vita e la carriera. Poi Elvis mise le mani sulle mie spalle, mi guardò dritto negli occhi e, con suo tipico senso del dramma, affermò che noi insieme avevamo un compito “speciale”. Chiese il mio aiuto e disse che non l’avrebbe chiesto a nessun altro. Disse che aveva necessità di sapere se io, in tutto questo, sarei stato dietro a lui, che se non lo aiutavo a raccontare dei suoi interrogativi spirituali, dei suoi libri, della visione che aveva avuto nel deserto dell’Arizona, della sua totale fede in Dio, dei suoi sforzi per rimanere in salute, nonostante i suoi farmaci, beh insomma, la sua vera storia e la verità sulla sua vita non sarebbero mai state conosciute.
Elvis parlò di scrivere un libro; voleva chiamarlo Through My Eyes (attraverso i miei occhi) con la speranza di contrapporre e bilanciare quello che sapeva che altri, in quel momento, stavano programmando. Elvis pensava che la sua immagine fosse quella che raccontava la maggior parte della gente e che desiderava davvero che i suoi fans e il pubblico in generale imparasse molto di più della sua vita interiore, dei suoi valori e a che cosa aspirasse.
Gli promisi che lo avrei aiutato a scrivere il suo libro e “a dire al mondo la verità”. Ci siamo dati la mano e abbracciati come per siglare il nostro accordo. Guardandomi indietro, penso che, in ogni caso, anche se Elvis non me l’avesse chiesto, probabilmente avrei scritto un libro.
Ho molto da dire e mi appassiona.
Non sapendo come funzionasse, mi ricordai dell’autore Jess Stearn, specialista di libri con soggetto spirituale e la cui reputazione è ineccepibile, che viveva a Malibù. Dopo esserci presentati e dopo aver ascoltato quello che avevo da dirgli, accettò di scrivere il libro. Io diventai la sua principale fonte d’ informazione; esaminammo le risme dei mie appunti, facendo centinaia di ore di conversazione. Portai Charlie Hodge e pochi altri che erano vicini ad Elvis e feci loro incontrare Jess. Naturalmente, tutti avevano molto da raccontare e contribuirono con i loro pensieri e sentimenti e con aneddoti personali. Il libro di Jess Stearn: The Truth About Elvis, uscì nel 1980 (la copertina dice “con Larry Geller”) e lo stesso libro venne pubblicato di nuovo da un’altra casa nel 1982 con il titolo “Elvis, - His Spiritual Journe”. Questa volta, in copertina, c’era solo il nome di Jess. Nel libro di Jess, ci sono rivelazioni che, in altri libri, vengono solo accennate, principalmente perché nessun altro aveva le informazioni che io avevo e gli ho dato.

martedì 19 gennaio 2016

From a Jack to a King




From a Jack to a King
Words & Music: Ned Miller
Recorded: 1969/01/21, first released on “Back in Memphis (From Memphis to Vegas)”
Traduzione di Vali/g52

giovedì 14 gennaio 2016

Le statue di Elvis

Statua raffigurante Elvis all'età di 12 anni. Tupelo 








Statua raffigurante Elvis a 21 a Tupelo nella Elvis Presley Plaza 

mercoledì 13 gennaio 2016

Intervista a June Juanico

Questa “intervista” a June Juanico è stata fatta nel 1993, ma ritengo sia ancora piacevole da leggere

JUNE JUANICO and ELVIS
by Lea Frydman



June Juanico di Biloxi è stato il primo amore di Elvis ed è stata l’unica ragazza che aveva l’approvazione totale di sua madre.
Oggi June Juanico ha 55 anni ed è nonna, vive ancora a Biloxi, Mississipi, il luogo dove si innamorò di Elvis Presley – molto prima che lui diventasse il Re del Rock and Roll e l’idolo di milioni di persone.

Ebbe un’appassionante relazione, durata 3 anni, con Elvis all’inizio della sua carriera, quando era, praticamente, sconosciuto fuori dal Sud degli Stati Uniti.
June ricorda un uomo molto distante dall’essere gonfio, dai farmaci, da quella mega star morta il 16 Agosto 1977.
Ma c’è un’altra data che è fissata per sempre nelle memoria di June: il 26 Giugno 1955. Era il giorno in cui incontrò Elvis e in quello stesso giorno, 22 anni più tardi il Re diede la sua ultima performance pubblica.
Quando Elvis vide June arrivare dalla stanza delle donne, durante l’intervallo di uno dei suoi spettacoli, era una ragazza di 17 anni, molto carina.

Iniziarono una conversazione ……..
“Vai via?” Le chiese Elvis, ansioso.
“No, sto andando a sedermi. “
“Mi piacerebbe vederti dopo lo spettacolo. Perché non mi fai vedere la città?” Disse Elvis
“Beh, non c’è molto da vedere a Biloxi” rispose June
“Non importa” replicò Elvis “Solo per farmi vedere che cosa c’è”
Ancora grondante di sudore dopo un’esibizione con grandi piroette sul palco, che sarebbero poi diventate il suo marchio e il suo stile, Elvis andò a prendere June davanti al teatro, quella sera del 1955, con la sua Ford Crown Victoria, bianca e rosa.
“Disse che voleva cambiarsi, così siamo andati fino al suo motel e io sono rimasta in macchina” racconta June.
“Abbiamo fatto un giro e poi siamo rimasti a parlare fino a che fece giorno.
All’alba Elvis mi baciò per la prima volta. E’ stata il giorno più indimenticabile tra tutti quelli che ho avuto con Elvis.
Abbiamo passato quattro ore parcheggiati fuori casa mia.
Elvis suggerì di vedere sorgere il sole, insieme, ma gli dissi dovevo andare, prima che si accendesse la luce in camera di mia madre.”
All’alba, Elvis mi baciava sempre talmente dolcemente. Poi mi appoggiava al suo cuore e mi parlava del suo fratello gemello”
June dice che fu chiaro, fin dal primo momento, che Elvis aveva un profondo amore per la sua famiglia. Le raccontava perché sua madre avesse dato un nome a suo fratello, nato morto, Jesse Garon, perché non voleva che sulla tomba si leggesse solo “Bambino Presley”.
Ma quello che, principalmente, colpì June di Elvis era lo stupore che lui stesso provava ad avere così tanto successo.
“Gli dissi subito che sarebbe diventato un grande. Aveva un grande magnetismo” ricorda June.
Dopo il loro primo incontro Elvis e June, mentre lui era in tour, rimasero in costante e stretto contatto telefonico per 5 mesi. Mai una lettera, Elvis comunicava con telegrammi. La coppia arrivò al 1956. Elvis fece una serenata a June con la dolce ballata, IS IT SO STRANGE.
“Amavo quella canzone” ricorda June “Così chiesi ad Elvis di inciderla, solo per me. Il verso “E’ così strano, non ho occhi per nessun’altra ragazza” da quel giorno, ha ancora un significato speciale per me.
Quando Elvis incise quella canzone, chiamò l’album JUST FOR YOU (solo per te). Mentre Elvis e la sua musica “indemoniata” erano al centro della controversia, a Hollywood si mormorava di fare un film d’azione. “Elvis aveva sempre parlato del fatto che avrebbe voluto fare un film” dice June.
“Sognava di diventare un attore drammatico tipo James Dean e Marlon Brando e non gli interessava cantare nei film”
Nell’aprile del 1956, Elvis fece un provino per la Paramount e divenne subito una star. Si spostò con la famiglia in una casa con 3 camere da letto che acquistò per 40.000 $, in contanti. Aggiunse una piscina e comprò a sua madre una Cadillac rosa. Chiamò June da Hollywood e lei, dalla voce, riuscì a capire che non era felice.
“Non poteva essere se stesso. Doveva alzarsi alle 5 del mattino, e quella era l’ora in cui di solito andava a dormire” dice June.
In uno dei suoi frequenti ritorni a Memphis, Elvis invitò June, a casa, per conoscere i suoi genitori. Per due settimane condivisero la vita. Amici sempre intorno e Gladys sempre pronta a cucinare piatti del Sud. Elvis voleva assumere qualcuno, ma Gladys non ci sentiva, da quell’orecchio.
Racconta June “Gladys era felice di cucinare, perchè Elvis aveva attrezzato la cucina di ogni immaginabile elettrodomestico. Vernon (il padre di Elvis) stava seduto e leggeva il giornale.
“Vernon era un uomo di poche parole, ma Gladys parlava in continuazione, un non-stop su Elvis e quanto era timido da bambino.
Era preoccupata per il suo futuro. Sperava di avergli insegnato bene, in modo tale che sapesse tenere in mano la sua fama”
Gladys e June condivisero una reciproca ammirazione che sfociò in molto più di un’amicizia. Gladys insisteva che June la chiamasse per nome, diceva “Signora Presley non suona bene, siamo una famiglia unita” Così la chiamavo Lovey, una derivazione del suo primo cognome Love. Pensava che fosse speciale. Elvis e sua mamma mi chiamavano Piccola Satinin; Satinin era il nomignolo che lei usava per Elvis, perché, come diceva, la sua pelle è liscia come la seta”.
Per una triste coincidenza, il primo figlio di June, Tony, nacque il giorno della morte di Gladys per attacco di cuore, il 14 Agosto 1958.
“Stavo partorendo, quando seppi della morte di Lovey. Se Tony fosse stato una bambina l’avrei chiamato Gladys, in ricordo della mamma di Elvis”.
Ma era stato più di un anno prima, nel marzo del 1957, che June aveva preso la più difficile decisione della sua vita “Non potevo aspettare sulle nuvole mentre Elvis correva dietro la sua carriera. Gli ho detto addio perché aveva rotto il suo giuramento – Pensava di essermi fedele, non faceva altro che il suo lavoro. Quella volta non c’era nessuno in particolare nella sua vita, ma sapevo che Elvis, non mi diceva la verità. Eravamo amici ”.
Elvis disse a June che sarebbe sempre stata la benvenuta nella sua casa, ma per i sei anni successivi, non ebbe alcun contatto con lui, perchè June si era ripresa la sua vita. Fino al 1963, non ebbe il coraggio di riguardare Elvis in faccia.
Guidò fino a Memphis per trovare Elvis a Graceland, ma lui non era a casa. Lo zio di Elvis, Vester Presley, le disse che era al cinema. “Quando entrai nel teatro vidi Elvis tra la folla. Era seduto di fronte allo schermo. Priscilla era seduta vicino a lui. Fu così sorpreso di vedermi, fece un salto dal suo posto e mi abbracciò forte. E’ strano, mi presentò al resto dell’entourage, ma non a Priscilla. Priscilla nemmeno mi guardò. Mantenne il suo sguardo fisso sullo schermo. Penso che fosse abituata a vedere ragazze che saltavano addosso ad Elvis.”
L’ultima volta che June vide Elvis fu nell’agosto del 1969, a Las Vegas. Mai durante il periodo del contratto con Hollywood.
Elvis aveva una nuova opportunità esibendosi dal vivo. Si era messo a dieta, aveva ridotto l’uso di farmaci e camminava sul palco più bello che mai. Per i 7 anni successivi, l’ Elvis uomo maturo avrebbe dato il suo cuore e la sua anima ai fans urlanti.
“Elvis mi disse che per lui era giusto, tornare ad esibirsi dal vivo” ricorda June” Io non ero mai stata una fan di quelle che urlano, ma quella sera mi tornarono alla mente un sacco di vecchi ricordi e sentii l’esigenza di urlare…”
Vedendo Elvis nel 1969, June non avrebbe mai immaginato che solamente 8 anni dopo Elvis non ci sarebbe stato più.
Le scendono le lacrime e la sua voce si riduce ad un bisbiglio, quando ricorda il giorno, di 16 anni fa, in cui Elvis è morto. “Per anni non sono stata in grado di parlare di Elvis. Ma ora con tutto questo brutto materiale che è stato scritto su di lui, sento la necessità di fare chiarezza e dire come stanno le cose” dice June.
Sta scrivendo la sua storia, IN THE TWILIGHT OF MEMORY. Il titolo deriva da una passo de THE PROPHET “ Se nel crepuscolo della memoria possiamo incontrarci di nuovo, parleremo ancora insieme e tu canterai per me una canzone più profonda.”
Il libro che June diede ad Elvis nel 1957 venne trovato dopo la sua morte, sul suo comodino a Graceland. E’ ancora lì da quel giorno.
Traduzione di Loretta Fornezza
http://www.grazielvis.it/forum2/showthread.php?t=2499&page=2

______________________________________________________________________________


Ed eccola la canzone che Elvis ha dedicato a June, inserita in un video, con Elvis e June nel luglio 1956


martedì 12 gennaio 2016

If I'm a Fool (For Loving You)



If I'm a Fool (For Loving You)
Words & Music: Stan Kesler
Recorded: 1969/02/20, first released on “Let's Be Friends”

martedì 5 gennaio 2016

Without Love (There Is Nothing)



Without Love (There Is Nothing)

Words & Music: Danny Small
Recorded: 1969/01/23, first released on “Back in Memphis (From Memphis to Vegas)”

lunedì 4 gennaio 2016

Intervista a Billy Smith



Billy Smith era il primo cugino di Elvis, il figlio del fratello più vecchio di Gladys Presley. Billy era 8 anni più giovane di Elvis ed è cresciuto insieme a lui a Tupelo. La famiglia di Billy andò insieme ai Presley quando questi si spostarono a Memphis.
Quando Elvis comprò Graceland, anche la famiglia di Billy si spostò e suo padre Travis lavorava per Elvis come Capoguardia. Quando Billy fu abbastanza grande, iniziò anche lui a far parte del team della Memphis Mafia.
Una volta sposatosi, lui e sua moglie Jo, visserò dietro la casa principale di Graceland, eccetto che per alcuni anni quando Billy lavorò nelle ferrovie. Erano una vera famiglia ed è rimasto con Elvis fino agli ultimi giorni. Poiché apparteneva alla famiglia, ed era anche un componente della Memphis Mafia, Billy Smith era probabilmente il miglior amico che Elvis abbia mai avuto.
Billy e Joe Smith attualmente vivono nel Mississipi e sono ancora insieme dopo tutti questi anni, veramente dei sopravissuti. Adesso hanno 6 nipoti. Come dice Billy “quando lavoravo per Elvis, Jo ed io abbiamo passato molto tempo separati e quando arrivò il momento che lui ci lasciò, abbiamo cercato di passarlo assieme. Perché abbiamo paura che, se è potuto succedere ad Elvis, può succedere anche a noi, e potrebbe essere domani.
Qui nella prima parte, Billy parla della sua famiglia, della Memphis Mafia, degli anni di Hollywood, dell’incontro con i Beatles e molto altro ancora.








La famiglia

D. Qual è il primissimo ricordo di Elvis? Ricordi Elvis che cantava a te o alla famiglia prima di diventare famoso?

Billy: Ricordo che cantava molto alla famiglia e ad altre persone. Ha sempre avuto un grande amore per la musica anche giovanissimo. Ricordo una volta di Elvis che mi ha tolto dall’immondizia. C’ ero andato dentro con la testa. Ero piccolo e cercavo di prendere delle banane che l’uomo della bancarella della frutta aveva buttato via. Elvis mi vide, passò e mi portò via.

D. Come la maggior parte delle persone sa, il padre di Elvis, Vernon è stato in prigione per un assegno falso. E’ vero che anche tuo padre andò in penitenziario, ma che il nonno di Elvis ha fatto uscire Travis e lasciato in prigione Vernon? Sembra piuttosto strano.

Billy: E’ vero che mio padre, Travis, è stato nel penitenziario con Vernon, ma Vernon è uscito di prigione alcuni mesi prima di mio padre, per buon comportamento. Il nonno di Elvis ha fatto uscire mio padre di prigione e ha lasciato Vernon là, quando successe la prima volta. Disse “Così imparerà la lezione”.

D. Quando arrivasti a Memphis hai vissuto nella stessa casa dei Presley in Washington Street. Che cosa ricordi di quel periodo e cosa cambiò rispetto alla vita a Tupelo? Ti ricordi che effetto ebbe su ELvis?

Billy: Per prima cosa, avevamo toccato il fondo! Era molto diverso e ricordo che ci volle un po’ prima che ognuno trovasse un lavoro, e uno dei cugini di mio padre ci rubò tutti i soldi che avevamo, e anche i calzini nuovi di mio padre. Era più sconvolto e triste per i calzini. Lo zio Vernon e papà cercavano lavoro e avevano letteralmente consumato le suole delle loro scarpe. Li ricordo tagliare il cartone da mettere nelle scarpe per coprire i buchi. Abbiamo dovuto mangiare rape verdi per un mese. Elvis giurò che non ne avrebbe mai più toccata una e non credo che l’abbia mai più fatto.

D. Forse la prima residenza più nota di Elvis, prima che diventasse famoso fu l’appartamento di Lauderdale Courts. Si è parlato spesso del fatto che Elvis, in quel periodo, facesse pratica con Johnny Burnett e suo fratello.

Billy: Non ricordo niente di lui che praticasse con Johnny Burnett o suo fratello. Per quanto ne so, non è successo. E ogniqualvolta era possibile andavamo a vederlo, soprattutto negli spettacoli locali. Elvis era sempre il mio eroe. Siamo sempre stati molto uniti, anche se avevamo 8 anni di differenza. Lui mi cercava sempre, e io volevo sempre stare con lui.

D. Cosa ricordi dell’inizio della fama di Elvis quando ha inciso il suo primo disco con Scotty Moore e Bill Black? Se ne parlava in famiglia oppure è stata una sorpresa per te sentire improvvisamente tuo cugino alla radio?

Billy: Aveva inciso in uno studio. Ne parlò con sua madre e suo padre, e noi sapevamo che ne stava facendo uno, ma quando è uscito, a tutti noi sono venuti i brividi. Ricordo la mia famiglia andare a casa sua ed ascoltarlo, per la prima volta, alla radio.

D. Che cosa puoi dirci di tua zia Gladys? Guardandola dal di fuori, appare sempre triste, con quello sguardo particolare nelle foto, dopo che Elvis è diventato famoso.
Billy: La zia Gladys era una persona molto buona. La ricordo socievole e simpatica, una persona adorabile…. Rideva sempre. In quelle foto dell’ultimo periodo, la si vede triste perché era malata, così come era triste perché Elvis stava andando sotto le armi. Era generosa come Elvis, ma aveva anche un forte temperamento. Elvis e Vernon sapevano come starne lontano. Si preoccupava facilmente, e non era in buona salute. Era molto legata alla sua famiglia, ma nel suo cuore, c’era Elvis. Lo adorava.

D. Elvis era un uomo bellissimo. Probabilmente alcune delle sue caratteristiche erano dovute alla sua discendenza degli Indiani Cherokee che sono anche parte della tua famiglia. Lo sapeva, quando eravate giovani e c’era qualche storia di Morning Dove White della Vostra bis-bis-bis-bisnonna?

martedì 29 dicembre 2015

sabato 26 dicembre 2015

martedì 22 dicembre 2015

2 . Intervista a Charlie Hodge


Charlie Hodge 14 Dicembre 1934 – 3 Marzo 2006


Questa intervista è il risultato di una chiaccherata informale con Charlie Hodge, davanti a qualche drink durante l’Elvis Week del 1986. Non era mai stata pubblicata su Internet

D. Charlie, per quei fans che non ti conoscono, quando hai incontrato Elvis per la prima volta?

CH. Fu a Memphis nel 1956. Io ero famoso con i miei Foggy River Boys ed Elvis venne nel backtstage quando eravamo in tour al Red Foley’s Ozrak Jubilee. Era con suo cugino, Billy Smith. Parlai con Elvis e Billy del mondo musicale e ci raccontammo storie. Elvis mi disse che mi vedeva ogni settimana al Red Foley’s Ozrak Jubilee. Era un programma televisivo di Springfield, Missouri, molto popolare, andava in onda il sabato notte. Dopo di chè, la volta successiva incontrai Elvis nell’esercito.

D. Raccontaci un po’

CH. Elvis ed io entrammo nell’esercito nello stesso periodo, ma non eravamo nello stessao distaccamento. Quando scoprii dov’era, andai a cercarlo e gli ricordai chi ero. Dissi “Sono Charlie Hodge. Ero il primo cantante dei Foggy River Boys”.
E lui disse “Ciao, ti guardavo sempre alla tv il sabato sera” E’ nata subito un’amicizia naturale, perché, per molti aspetti eravamo simili. Entrambi amavamo la musica, entrambi volevamo far parte di un quartetto Gospel, conoscevamo le stesse persone nel campo gospel, in quello del country. E cantammo canzoni gospel insieme mentre eravamo in viaggio verso la Germania.

D. Elvis fece corsi di karate durante il servizio militare. Che cosa ricordi circa il suo interesse per le arti marziali?

CH. Quando eravamo in Germania, Elvis venne a sapere che il campione di Karate, Jurgen Seydel era in Germania. Organizzò un incontro con Jurgend e iniziarono a fare training. Come ho scritto nel mio libro “Me ‘n Elvis”, il karate era un’arte che catturò la passione di Elvis. Elvis e Jurgen divennero molto amici e lavoravano insieme nei fine settimana. Anche Rex Mansfield, che era con noi in Germania, dava lezioni ed Elvis, quando Jurgen non c’era, si esercitava con lui,.

D. Elvis era un grande fan di Mario Lanza?

CH. Elvis amava tutta la musica. Voleva anche conoscere come nasceva un pezzo, su come certi cantanti e musicisti facessero certe cose. Era un grande, grande fan di Mario Lanza. Guardava film come The Student Prince più e più volte. Gli piaceva soprattutto come Lanza impostava la potenza della sua voce e le note che riusciva a raggiungere. Credo che ad Elvis sarebbe piaciuto essere un cantante d’ opera. Pensa come sarebbe cambiata la storia della musica!

D. Charlie racconta della vita a Graceland.

CH. Lasciami dire quanto Elvis amasse Graceland. Era la sua isola, lontano dal mondo dove poteva vivere con la sua famiglia e i ragazzi. Sono stato molto fortunato ad aver vissuto là fino a dopo la sua morte. Ricordo che Elvis girava per Graceland cantando. Lo ascoltavo e recepivo la sua armonia. Alle volte non eravamo nemmeno nella stessa stanza.

D. Lui amava anche le Hawaii

CH. Hai detto bene. Elvis era solito dire che, gli abitanti delle Hawaii erano tra i più socievoli che avesse mai incontrato. Amava le loro abitudini e la loro tranquillità. Poteva andare là e loro non lo avrebbero disturbato come, invece, sarebbe successo in qualsiasi altra parte. Andavamo alle Hawaii per le vacanze, per rilassarci sulla spiaggia e giocare e nell’acqua. Elvis non amava molto nuotare ma sicuramente gli piaceva giocare con l’acqua. E lì naturalmente fece il famoso concerto Aloha from Hawaii, il primo concerto via satellite diffuso in tutto il mondo. Oltre un miliardo di persone hanno guardato lo show. Uno dei suoi programmi televisivi preferiti, Hawaii 5-0, era ambientato alle Hawaii, ed Elvis era un fan del protagonista, Jack Lord. Elvis andò a conoscere Jack nel backstage durante uno dei suoi show a Vegas. Poi ad Elvis piaceva anche il Brian Keith Show, e anche questo era girato alle Hawaii. Guardava qualsiasi cosa che gli ricordasse uno dei suoi luoghi freperiti.

D. Quanta TV guardava Elvis?

CH: Elvis era capace di essere un teledipendente. Aveva un televisore in ogni stanza di Graceland e 4 nella stanza della TV, così poteva guardare tutti i canali. Gli piaceva guardare sport e molto le commedie come Lucy e The Beverly Hillbillies. Gli piacevano anche e moltissimo i film di guerra. Ammirava John Wayne e Patton era uno dei suoi film preferiti in assoluto. Però, se girava un film oppure era in tour, non riusciva a guardare molta televisione.

D. Charlie…….. Elvis e Priscilla

CH. Ho letto un sacco di cose sbagliate su Elvis e Priscilla. Elvis l’amava, me lo disse un sacco di volte. E anche se non voleva sposarsi. Quando lo fece, fu perché lei era l’amore della sua vita. Inizialmente tutto andò bene con Priscilla, ma dopo un po’, penso che lei volesse passare più tempo con Elvis e noi stavamo sempre intorno. Puoi capire che, anche se a noi, quella volta, non garbava questa cosa, è naturale che lei volesse restare sola con suo marito.
Priscilla era gentile con noi. Sapeva essere dura quando lo voleva e questo, di solito, succedeva quando tutto il gruppo dei ragazzi pretendeva di dare ordini su cosa mangiare, come se Graceland fosse un ristorante o un hotel. Diceva sempre: “Questo non è un ristorante” (ride). Io ho vissuto a Graceland, quindi credo di conoscerla meglio di chiunque altro.

D. Il Colonnello?

CH. Il Colonnello era un individuo particolare. Era solito intrattenerci con storie dei suoi periodi di imbonitore. Soprattutto gli piaceva raccontare le sue storie, ad Elvis e a noi, intorno ad un tavolo da pranzo. Prendeva un grande sigaro e raccontava le stesse storie che aveva raccontato centinaia di volte. Era un intrattenitore nato e riusciva a farci ridere. Non era quell’orco disegnato da molta gente.
Una delle sue storie preferite era quella del trucco con l’hot dog che faceva ai clienti durante il suo periodo da imbonitore. L’hot dog che spariva. Il Colonnello faceva cadere un hot dog nella polvere, davanti al bancone, dove i clienti stavano per comprarlo. Naturalmente il cliente reclamava che non c’era nessun hot dog e lui guardava per terra dicendo “Guardalo là, ti è caduto” Il Colonnello sapeva essere un farabutto, ma era anche molto simpatico. E le sue storie ci attiravano. Si può definire un personaggio colorito.
Il Colonnello non era una persona con cui immischiarsi. Sapeva essere molto molto duro quando non gli andava bene qualcosa, ma di solito era una persona affabile.


D. La Memphis Mafia. Come andava tra te e i ragazzi?

CH. Andava davvero bene. Ridevamo, piangevamo, condividevamo, ci facevamo scherzi. Come ogni gruppo che vive e lavora assieme, c’erano volte in gli animi si scaldavano, ma anche si raffreddavano facilmente. E’ stato un bel periodo e i momenti belli sono stati più numerosi di quelli brutti. C’erano molto membri che formavano la MM. Alcuni di noi erano lì dall’inizio e altri, nel corso degli anni, andavano e venivano oppure erano lì solo per un breve periodo. Elvis sapeva chi gli piaceva e chi voleva restasse nel gruppo.

D. Elvis dava dei soprannomi ai ragazzi della MM. Qual’era il tuo?

CH. Elvis mi chiamava con diversi nomi, ma il principale era “Slewfoot”. E’ un nome noto nel mondo della musica country nel sud degli US. Jerry Schilling era “Cougar, Joe era “Lion”, talvolta “Diamone Joe”, Lamar era “Buddha” o “Lardass” a causa della sua mole. Gli sono sempre piaciuti i soprannomi. Credo che per lui significasse intimità tra gli amici e anche la parte segreta del gruppo, dove solo quelli veramente inseriti, erano a conoscenza di tutto. Un sacco di nicknames che ha dato, erano legati al suo amore per il karate.

D. Elvis beveva e fumava?

CH. Raramente toccava alcool. Era qualcosa per cui stava attento. Quando era più giovane, fumava occasionalmente. Ci sono alcune foto di lui con la sigaretta e alla fine degli anni ’60 preferiva fumare sigari. Andava a periodi, fasi in cui si appassionava a qualcosa; quando c’era qualcosa di nuovo lui provava a farlo.

D. Charlie e le pillole?

CH. Su Elvis sono state dette tante cose disgustose, manipolate e scritte per quelle così chiamate “droghe”. Troppa gente, soprattutto i media, hanno voluto distruggerlo. Non ho mai saputo che Elvis prendesse “droghe di strada”. Le combatteva e combatteva i pushers. Sì, Elvis prendeva farmaci, ma gli erano prescritte dal Dr. Nick. E servivano per i problemi reali di cui soffriva.
A parte poi, che Elvis sapeva tutto, in merito alle controindicazioni delle medicine che prendeva. Aveva sempre, con sè, una copia del The Desk Physician's Reference Guide , Se avesse voluto, avrebbe potuto diventare farmacista, sapeva moltissimo sui farmaci e sull’interazione di uno con l’altro. Era un’enciclopedia farmaceutica ambulante.

D. Si sa che il Colonnello era un giocatore d’azzardo. Ed Elvis?

CH. A Elvis non interessava giocare. Lo faceva quando si annoiava, tanto per passare il tempo. Ma non ha mai giocato molto. Ricordo una volta, a Las Vegas che mise una moneta da un dollaro nella slot machine e fece un jackpot di 100 dollari. Elvis continuò a giocare e ogni tot monete, raggiungeva il jackpot, di nuovo. Risultò che la macchina era difettosa. I boss arrivarono per bloccarla, ma non riuscirono a far smettere Elvis di giocare perchè visto che si stava divertendo troppo non aveva nessuna intenzione di fermarsi,.

D. Pensi che Elvis avrebbe sposato Ginger Alden?

CH. Erano fidanzati, Questo posso confermarlo. Sul fatto che Elvis l’avrebbe sposata, questo non lo so, ma dubito volesse farlo. Quando Elvis morì erano in attrito tra loro.

D. Elvis non ha fatto tours oltreoceano e questa è una delle parti frustranti della storia di Elvis. Cosa puoi dirci?

CH. Caro mio, fare tour oltreoceano, per Elvis, sarebbe stata davvero una grande opportunità. Voleva fare un tour in Europa, in particolare in Germania e Francia, perché aveva gran bei ricordi dei suoi soggiorni in quei paesi. Voleva ricambiare la gente della loro ospitalità e naturalmente i suoi fans di altri paesi. Ci sono state così tante offerte da altri paesi e non abbiamo mai saputo la verità del perché il Colonnello disse loro di no. Parlavamo spesso del perché non succedeva. Alle volte il Colonnello diceva che era un fatto di sicurezza o che non c’erano sale adeguate, altre volte, che il prezzo del biglietto sarebbe stato troppo alto. La cosa innervosiva molto Elvis e più di una volta si è arrabbiato moltissimo.


D. Tu appari in molti films di Elvis. Com’era?

CH. Ho avuto piccolo parti in Clambake, Speedway e Stay Away Joe. Tagliavo i capelli per al papà di Elvis in Clambake e non voleva sedersi per farseli fare da me. E’ stata una scena divertente. Nel film, James Gregory interpretava il padre di Elvis. La maggior parte dei ragazzi appariva in uno o due fim. Elvis amava fare i films e nonostante, verso la fine, si fosse stancato di farli, di solito, sul set si divertiva. Alcuni registi non apprezzavano il nostro modo di giocare e scherzare, ma la maggior parte delle volte, questo ci aiutato a combattere la frustrazione di giorni estremamente noiosi sul set. Di solito era Elvis che iniziava. Amava moltissimo gli scherzi. Era un modo di uscire dalla noia e dalla pressione.
Era la stessa cosa quando eravamo on the road. Era stancante e noioso. Così iniziavano gli scherzi diretti a tutti. J.D. Sumner era terribile tanto quanto Elvis. Adorava uno scherzo, specialmente quando non era diretto a lui.
Prima che iniziasse il film Clambake Elvis ebbe un incidente e, anche se non fu una delle sue esperienze preferite, sicuramente ci siamo divertiti. Ricordo che una mattina, arrivai sul set e splash mi arrivò un secchio di acqua. E appena alzai gli occhi, splash di nuovo, mi stavano buttando il secondo secchio d’acqua, dall’ altro della passerella.
La mia camicia era zuppa; la tolsi e la misi vicino al radiatore per asciugarla. Presi un’altra camicia dall’armadio e andavo su e giù per vedere se la mia camicia era asciutta. Non si asciugava e non potevo di lavorare. Ad un certo punto girai lo sguardo (ride) e c’era Elvis che spruzzava sulla camicia, con l’estintore.
Arthur Nadel era il direttore di Clambake e fu colpito talmente tante volte con l’estintore che iniziò a venire sul set indossando un elmetto nazista.
La squadra, una volta, la rese ad Elvis. Eravamo alla fine del film That’s The Way It Is. Anche qui il direttore era Arthur Nadel. Non appena urlò “WRAP” Elvis venne colpito, come tutti quelli intorno a lui, da centinaia di pasticcini. Era un caos e c’erano pasticcini che coprivano il pavimento, rendendolo scivoloso. La gente cadeva. Wuesta volta la vittima dello scherzo era lui ed Elvis si divertì moltissimo.

D. Prendi ancora royalties per i film Clambake, Speedway e Stay Away Joe?

CH. (ride) Se solo prendessi 1 dollaro ogni volta che trasmettono i film di Elvis in TV, sarei ricco.

D. Charlie, grazie per la chiacchierata.

CH. E’ stato un piacere.





Re: Interviste A Charlie Hodge


Questa invece è un’intervista del 2005


D. Quando Hai sentito il nome Elvis Presley per la prima volta?

CH. Wanda Jackson, che aveva appena finito al Grand Ole Opry, mi disse “Charlie, hai sentito Elvis Presley? Nessuno ha voglia di seguirlo”. Cosi mi venne voglia di vedere questo tizio. La prima volta che lo vidi fu all’Ed Sullivan Sow e cantava “Blue Moon Of Kentucky” come non l’avevo mai sentita cantare prima. Elvis mi sconvolse. Ricordo che pensai: questo ragazzo è grande. Era l’inizio di un nuovo tipo di musica.

D. Prima di tutto facci un breve background di te prima di trovarti nell’esercito con Elvis.

R. Io ero simile ad Elvis in un sacco di cose. Volevo far parte di un quartetto gospel e dopo diplomato, frequentai la Stamp School Of Music e incontrai un ragazzo che si chiamava Bill Gather. Formammo una quartetto insieme, cantavamo insieme per circa un anno. Poi, per un breve periodo, lavorai con un altro gruppo, finché mi capitò di lavorare con i Foggy River Boys alla ABC, nell’Orzak Jubilee. Io, sul palco, mi portavo una cassetta vuota di Coca Cola e ci salivo sopra. Ero basso e se non mi fossi messo qualcosa per sembrare più alto, sarei stato praticamente nascosto. Stavamo suonando a Memphis con Red Foley Lui venne nel back stage e incontrò Mr. Foley e poi il mio quartetto.
Fu così che Elvis e suo cugino Billy mi videro cantare all’ Orzak Jubilee show, nell’auditorium di Memphis, poco prima che entrambi venissero reclutati. Elvis mi vide cantare, in piedi, su una vecchia cassetta. Il ricordo lo faceva sempre sghignazzare. Ad Elvis piaceva avare intorno gente che sapeva come farlo ridere. Una volta mi disse: “Ogni grande persona della storia, ha avuto vicino a sé, una specie di giullare di corte o un commediante” Elvis aveva sempre qualcuno che lo facesse ridere “Il comico può farla franca anche solo dicendo qualcosa e lui può dire qualsiasi cosa voglia al suo giullare e non si arrabbia” Questo faceva parte del mio lavoro per Elvis.

D, Come andò quando hai rincontrasti Elvis?

Non lo rividi più fino al reclutamento nell’esercito. Lui non mi riconobbe. Mi avvicinai a lui e gli chiesi quando aveva visto Wanda l’ultima volta. Elvis disse: Hey mi sembra di conoscerti” e io “Sono Charlie e cantavo con i Foggi River Boys” “Hey, ragazzo, ti guardavo in TV ogni sabato serta”. Tu immagini Elvis che guardava me?


D. Raccontaci dei giorni del training di base tuo e di Elvis.

CH. In quell’occasione non lo vedevo molto. Lo vedevo per poco tempo, tipo il sabato mattina e poi tornava alla sua casa fuori dalla base, dove viveva con i suoi genitori. Così, lo vedevo poco. George Klein e alcuni dei ragazzi andavano a trovarlo là. Prendendo il treno da Fort Hood a New Jersey, parlavamo molto insieme, perché mi sedevo vicino ad Elvis. Così è iniziata la nostra amicizia parlando della gente che conoscevamo, tipo Wanda Jackson che era nel nostro spettacolo ed era Miss Rockabilly.


D. Quando andò in Germania, eri anche tu con lui.

CH. Sì, ma ancora una volta non ero stazionato con lui. Elvis mi prese e mi disse “Charlie, guarda la carta e saprai dove sono” Così il primo week end libero, fui in grado di raggiungerlo. Appena arrivavi, ti tenevano in quarantena e non potevi lasciare il tuo posto. Così andai al Park Hotel, il primo posto dove alloggiò, chiamai dalla reception e mi rispose Lamar Fike. Al telefono dissi. “Ciao, c’è Elvis? Sono Charlie Hodge” E Lamar “Charlie Hodge? E sentii Elvis che disse “Hey Charlie … Sali!” Ecco eprchè eravamo insieme nel tragitto verso la Germania, dove ogni weekend, io andai a casa sua, per quasi tutto il periodo di permanenza in Germania,. Prima era al Park Hotel, poi affittò l’ultimo piano del Grϋnenwald Hotel, un hotel a conduzione familiare. Ci furono alcune feste e una volta quasi stavamo bruciando l’hotel. Stavamo facendo un gioco ed Elvis si era chiuso a chiave nella sua camera. Noi abbiamo messo una pila di carta fuori dalla porta e abbiamo dato fuoco. Stavamo per carbonizzarlo. In ogni caso lo buttarono fuori dall’hotel e così affittò una casa, creandosi così, un’atmosfera familiare, perché era come se fosse a casa.

D. Si direbbe che tu sia stato lì con lui per confortarlo e parlargli.

CH. Non fino a che eravamo sul treno. Lo confortai per tutto il tragitto, quando eravamo sulla nave. Non l’avevo più rivisto, dopo che sua madre si era ammalata, se non al suo ritorno e fino a che non ci trovammo sul treno diretto nel New Jersey. Sulla nave, lo avevano messo nella zona riservata ai sergenti, in modo tale che gli altri soldati non lo disturbassero per gli autografi. Lui chiese se potevo stare con lui e io dissi “Ok, salirò da te, ma devi chiederlo al mio comandante” Il comandante risposte “Ok, dopo che tutti si sono sistemati, può spostarsi da te.” Così mi trasferii e vi rimasi per tutta la traversata dell’oceano. Abbiamo fatto anche uno show sulla nave. Di solito ne facevano 3, ma noi ne abbiamo fatti 5. Elvis non cantava, ma suonava il pianoforte per quelli che cantavano. Naturalmente tutti guardavano quello che faceva lui. Ma io lo sentivo di notte.

D. Lo sentivi sognare?

CH. Sulla strada verso la Germania, sulla nave, sentivo che, di notte, alle volte, iniziava a fare sogni. Io uscivo dal mio letto e mi sedevo vicino a lui e iniziavamo a parlare e scherzavo con lui, per farlo essere meno triste. E dopo un po’ si riaddormentava.
Anni dopo, disse “Charlie, se non fosse stato per te……… sei riuscito a mantenermi sano per tutta la traversata dell’oceano. E lo stesso hai fato per mio padre quando è arrivato.” Era per le battute che facevo, perché Elvis amava sentirmi raccontare storie e barzellette.
D. Com’era trattato Elvis nell’esercito?
CH Ricordo una volta in cui tutti noi dormivamo, mangiavamo e vivevamo su 3 piedi di neve, un Colonnello raggiunse Elvis e disse: Noi andremo a Miami per una grande convention, invece voi verrete portati a Parigi per incontrare il Papa. Elvis guardò il Colonnello e disse: “Signore, ci sono 15.000 uomini qui, che, come me, dormono fuori nella neve. Non posso accettare la sua proposta, perché lasciarli, avere per me questo trattamento speciale e poi tornare e guardarli in faccia, è una cosa che non posso fare.

D. Tu suonavi il piano ed Elvis…..

CH. Avevamo un pianoforte, lo acquistò dopo un po’ che era lì. All’inizio avevamo solo una chitarra, ma poi con l’arrivo del pianoforte, cantavamo nei weekends. La domenica voleva giocare a football e arrivava un gruppo di ragazzi, tra cui Joe e altri ragazzi che erano là. Io non ho mai giocato, perché ero troppo piccolo. Ci stavo male.

D. E’ là che Joe venne per la prima volta?

CH. Esatto. Joe ed io ci incontravamo là di domenica. E poi naturalmente andammo a lavorare per Elvis. Io arrivai da casa mia a Decatur, Alabama, dopo aver fatto visita ai miei genitori. Elvis voleva che registrassi una canzone con lui per il suo primo album. Fu la nostra prima registrazione insieme ed era l’Elvis Is Back. Abbiamo fatto un duetto che si chiamava “I Will Be Home Again” che era una vecchio Golden Gate spiritual album. Avevamo iniziato a cantarla in Germania.

D. Eri là la sera che arrivò Priscilla?

CH. Sì c’ero. E quando quella sera lei se ne andò, Elvis mi guradò e disse “Charlie, hai visto la forma del suo viso? E’ praticamente tutto quello che cercavo in una donna”. Suo padre era capitano e, quando veniva a trovare, Elvis ognuno di noi si alternava per riportarla a casa,. Ma quel primo appuntamento fu qualcosa di diverso. Come ho detto, quando la guardava, ne fu letteralmente rapito.




D. Eri anche a Parigi?

CH. Sì. Lamar Fike mi chiamò e mi disse che Elvis avrebbe avuto 15 gg di licenza. “Puoi prenderteli anche tu, Charles?” e io “Penso di sì. Vedo” Così chiesi al sergente un permesso. Gli spiegai che Elvis mi voleva con sé a Parigi. Ci fermammo in un’altra città, per un paio di giorni e poi prendemmo il treno per Parigi. Quando arrivammo, andammo a vedere un ragazzo che seguiva la musica di Elvis, il pubblicitario Freddy Bienstock. Insomma prima di andare a letto, alle prime ore del mattino, ci portò a vedere Parigi dall’alto. A tutti i costi voleva che la vedessimo. Noi eravamo enormemente stanchi e faceva anche freddo. Stavamo all’Hotel Prince De Galles. Abbiamo frequenato diversi clubs: il Lido de Paris, il Moulin Rouge. C’era un piccolo locale dietro il Lido, che si chiamava Bantu, era in una strada secondaria. Era il posto dove si trovavano tutti gli artisti per fare i loro spettacoli. Ci andammo e arrivò un ragazzo dicendo che c’era la giornalista Dorothy Kilgallan che voleva fare un’intervista ad Elvis. Allora Elvis disse: “Charlie, tu, Lamar e Rex andate là e vediamo cosa succede. Lei disse: “Ho saputo che arriva Elvis Presley” I ragazzi dissero “Davvero? Quando è stato” Sai com’è, lo proteggevano. Così quando lei uscì, uscimmo anche noi e poi ci mettemmo tranquillamente seduti.
Ci fu una volta che, uno dei soldati chiaccherava con una ragazza o almeno era quello che pensava lui. Infatti, uno che aveva appena fatto uno spettacolo, arrivò e disse “Elvis, quel soldato non parla con una ragazza. Quello è un travestito” Così Elvis lo raggiunse “Hey, Ace” chiamava tutti Ace in quel periodo ” quella non è una ragazza, quella con cui stai prendendo un drink è un uomo” E il soldato “Davvero Elvis?” “Sì, non crearci…….. alzati e vattene” Elvis tornò al suo posto e si sedette. Il ragazzo si alzo e se ne andò.
C’è stata un’altra cosa. Una sera uscimmo, per andare a vedere uno spettacolo. Si fermò un ragazzo e disse “Gee, vorrei dirti” Elvis era sempre vestito con l’uniforme quando usciva “Volevo dirti che è bello vedere un ragazzo che sta nell’esercito e che fa il soldato per il suo paese. E lui “Penso sia splendido” “Grazie” e disse il suo nome “il mio nome è questo e questo” Ed Elvis “Bene, il mio nome è Elvis Presley” E il ragazzo lo prese per mano e lo portò sotto la luce, dicendo “Dio mio, sei tu?” Ci siamo divertiti un sacco.

D. Ti ricordi altre cose di Parigi?

CH. Ci fu una volta quando era là Rex Mansfield,un buon amico di Elvis. Aveva sposato la segretaria di Elvis. Lui, Elvis ed io cantavamo gospel insieme e Rex era tenore e io facevo il baritono. Alle volte Elvis faceva il tenore e io facevo da primo. Stavamo n macchina seduti dietro e facevamo Beyond The Reef. Andavamo avanti e indietro dalla Torre Eiffel all’Arc de Triomphe, cantando tutto il tempo, praticamente le stesse canzoni tutto il tempo. Il fatto è che avevamo fatto la prenotazione al Lido. Elvis fermò la macchina e disse: “Lamar vai a cancellare la prenotazione. Noi stiamo qui e continuiamo a cantare”. Così continuammo ad andare su e giù cantando tutta la notte. Però ci piaceva fare cose di questo tipo.

D. Cosa significava essere con Elvis agli Champs Elisées. E’ vero che avete visto passare Mario Lanza?

CH. Non ricordo. No. Ma ricordo che stavamo in un piccolo hotel appena fuori dagli Champs Elisées. Si chiamava Prince de Galles. Era giusto dietro l’angolo, un posto carina. Dissero ad Elvis: “Adesso Elvis puoi andare a passeggiare per Parigi. Perchè non è nella natura dei Parigini di importunare le celebrità. Così andammo a fare una passeggiata e mentre camminavamo per gli Champs Elysées, sembrava stesse passando Charles De Gaulle, perché tutta la gente era addosso ad Elvis. Letteralmente, ci mettemmo a correre fino al teatro, comprammo i biglietti, entrammo, chiamammo un taxi che arrivò sul retro. Attraversammo il teatro, per uscire dal retro e tornammo in hotel. Così è finita la nostra passeggiata a Parigi.

D. Chi erano gli idoli di Elvis?
CH. Elvis amava tutta la musica e aveva un sacco di albums, di vari artisti del Country, del Pop e del Gospel. Ascoltava spesso Mario Lanza. Anche a Memphis, da giovane, Elvis andava in un posto che si chiamava Blues Alley e passava ore ad ascoltare cantanti blues. Teneva anche musica sinfonica. Apprezzava vari generi e stili musicali, anche se adorava il Gospel di JD Sumner e gli Stamps Quartet. JD ed io, per 40 anni, siamo stati grandi amici. Spesso, JD permetteva ad Elvis di entrare dalla porta sul retro, per sentir cantare i Blackwood Brothers. In quei giorni Elvis era molto povero e non poteva affrontare una spesa per vedere il gruppo, così JD lo lasciava entrare. Elvis non ha mai dimenticato quello che JD fece per lui.
D. Da chi è stato musicalmente influenzato?
CH. Ne rimarrete sorpresi, ma Elvis aveva certi suoni che usava come, quella che lui chiamava il suo Billy Eckstein, la voce di “Fame and Fortune”. Amava la voce di Mario Lanza e riusciva a cantare alto come Mario Lanza. Elvis arrivava a 3 ottave, il che è fantastico per un cantante non addestrato. Lasciami dire che Elvis, nella sua vita, non ha mai preso lezioni di canto. Tuttavia, la nota più alta che Lanza abbia mai fatto era la C e io ho sentito spesso Elvis farlo sul palco.
D. Qual’era l’album preferito di Elvis?
CH Penso che Elvis avesse una gamma di album da scegliere, ma credo cadesse sempre nel Gospel.
D. Tu sei apparso in parecchi films?
CH. Ero in Clambake e facevo il barbiere. Brevissimamente su Carro, dov’ero un messicano nella scena in cui Elvis entra in città. In Stay Away Joe, ricordo uno dei momenti più divertenti, in cui c’è una scena nel film dove, nella casa, è in corso una lite. Elvis guarda fuori dalla porta, dove io sto con la band. La camera sta riprendendo Elvis dalla parte sinistra ed Elvis dice: Ragazzi volete suonare qualcosa, qui c’è un po’ di confusione” Entrambi siamo scoppiati a ridere ed era una cosa non prevista nella sceneggiatura. Il motivo per cui siamo scoppiati a ridere in quel modo è che faceva molto freddo e il naso di Elvis stava colando.
In un’altra scena, in cui Elvis sta per essere inseguito da sua madre, Elvis la prende e scoppia a ridere. Era successo che io e Joe Esposito eravamo inginocchiati per terra, fuori dalla camera. Joe disse “Hey Charlie afferra Elvis tra le gambe” E io “ No, fallo tu” Elvis si accorse e scoppiò a ridere.

D. Quali sono i films che pensi gli siano veramente piaciuti, al suo ritorno dal militare?

CH. Beh, ricordo una volta in “Charro”, che fu uno dei film in cui non cantava, ed eravamo in studio. Stavano preparando la scena ed Elvis era in piedi, fuori dal porticato. Lo raggiunsi e mi disse : “Charlie, sto iniziando a pensarla come questo personaggio” Il desiderio più profondo di Elvis era recitare in qualche parte seria e invece gli avevano fatto fare sono musicals di serie B.

D. Ti ha mai detto che genere di film voleva fare?

CH. Non si può dire una cosa del genere. Come chiunque altro avrebbe dovuto leggere la sceneggiatura e valutare se era buona. Invece, prima che arrivasse a lui, tutto doveva passare attraverso il colonnello,. Infatti, ti dirò. Ho fatto il film di Dick Clark, con Kurt Russel. E, nel film, Shelley Winters interpretava sua madre. Lei disse che aveva visto il provino di Elvis e sentito Hal Wallis che disse al Colonnello Parker: “Colonnello, noi pensiamo che Elvis possa davvero fare film serio. Attenzione parliamo di Hal Wallis, il produttore. Si suppone che il Colonnello disse: “Beh, sono questi musicals che ci fanno fare i soldi. Quindi continueremo con questi”. Elvis non venne mai consultato per questo. Ecco quello che mi disse Shelley Winters, mentre giravamo il film.

D. Qual’era la co-protagonista preferita di Elvis tra Ann-Margret e Shelley Fabares?

CH. Penso che fosse Shelley Fabares. Li ho visti iniziare alcune scene dove Elvis doveva cantare. Nella canzone c’era una P (Puppet In A String). E quando lui faceva la P nella canzone, si scompigliavano i capelli di lei…… e iniziavano a ridere. Norman Taurog, il regista preferito di Elvis, li mandò a casa. Disse “Gireremo domani, andate a casa” Tornarono il giorno dopo e finalmente riuscirono a fare la scema. Amava girare con Shelley. Gli è piaciuto anche girare il film con la figlia di Frank Sinatra, Nancy, si divertì moltissimo.
Si divertiva molto anche con Bill Bixby. Prendevano le biciclette e si allontanavano dal set. Ere un modo per rilassarsi mentre si aspettava di rientrare sul set. Alle volte ci volevano 45 minuti o un’ora prima di riprendere a girare una scena che poteva durare anche solo 3 minuti.

D. In quei periodi, tu e gli altri ragazzi uscivate?

CH. Ricordo una volta che Red West ci parlò di un club,,, che più tardi è diventato famoso, il Palombino Club e facevano un sacco di film. La prima sera che ci siamo andati, e o 3 ragazzi che si picchiavano. Diciamo “oh oh, c’è una lite” e così siamo andati via.
Più avanti c’era un altro posto dove avevamo l’abitudine di andare che si chiamava Red Velvet e di cui conoscevamo i proprietari. Elvis non ci andava, ma i ragazzi sì. Era un posto per rilassarsi e potevano sentirsi al sicuro. Come ho detto il Palomino era alla moda. E quando divenne più moderno, cominciò ad essere frequentato da grandi stars che suonavano. Infatti, è la che incontrai James Burton. Ci andavo spesso. James, che in quel periodo lavorava con Ricky Nelson, arrivò e si sedette. Glen D. Hardin anche era là a suonare il piano. Così andò bene perché quando per Elvis arrivò il momento di andare a Vegas. Ricordo che Lamar Fike molto preoccupato, disse “Chi può prendere Elvis come chitarrista, visto che Scotty Moore non suona più?” Io dissi “James Burton” e lui “Bravo hai ragione”.
Dovevo andare a Reno e Las Vegas e Lake Tahoe per lavorare all’Harrah Club, per le prove di uno show. Quella volta non lo capivo. Quando, per Elvis, arrivò il momento di tornare a Vegas, aumentai l’esperienza nei nostri shows. Parlavamo di quello che dovevamo fare e di tutto. La mia esperienza on the road con Jummy Wakely mi insegnò ciò di cui, più tardi, avrei avuto bisogno di fare per Elvis. Come ho detto ad altre persone…. Dio mi ci ha messo…. Lui mi ha permesso di fare ciò che volevo fare quando iniziai in un quartetto gospel. Poi mi ha messo dove voleva mettermi. Il servizio militare e poi Hollywood con Elvis, poi con Wakely in Nevada, ho imparato tutto quello che mi sarebbe servito per Elvis.
“Come si può finire uno show cosi?” chiese Elvis un giorno durante le prove “ E io dissi “Sarebbe bello e diverso se tu lo finissi con una ballata come “Can’t Help Falling In Love” e poi con un’uscita hard rock, improvvisata. In questo modo non capiranno mai che hai finito il concerto con una ballata” “E’ vero, va bene, è diversa” disse Elvis “Can’t Help Falling In Love” divenne la sua firma, quella con cui finiva e non la cambiò mai. Ricordavo che Jimmy Wakely, qualche volta, chiudeva con una ballata simile. Era bello ed ora è parte di Elvis.

Priscilla e Lisa

D. Puoi raccontarci del Circe G Ranch?

CH. Elvis l’aveva voluto per lui e Priscilla e insieme, andavano molto a cavallo. A Graceland c’erano solo 13 acri. Così cominciò a cercare un posto e trovarono questo, di 165 acri, che era confinante e il proprietario voleva venderlo. Così Elvis lo acquistò, ci mise i suoi cavalli, avendo così a disposizione 165 acri per correre. Loro avevano anche del bestiame incluso nella vendita. Il ragazzo che seguiva il bestiame, alla fine, fece un recinto tra la roulotte di Elvis e il resto della fattoria. Così, Elvis vendette tutto il bestiame.E’ stata un periodo in cui ci siamo divertiti molto ed Elvis adorava stare all’aperto. Indossava una vecchia grande giacca, una di quelle western e il suo cappello da cowboy. Andava nella stalla ed ad ogni cavallo aveva dato un nome. Diceva “di papà” non “di Vernon”. Così mise Daddys, Priscillas, Mine. Non mise il suo nome….. scrisse Mine.
Quando arrivammo, all’inizio, c’era un posto dove tenere il cavallo, ma Evis disse “Ne costruiamo uno nuovo” ed io “No Elvis, la stalla è a posto, l’unica cosa di cui ha bisogno è essere ridipinta e se la fai bianca diventa bella” E così fece, permettendosi, così, di risparmiare altri soldi, cosa che sia io che Joe cercavamo di fare, visto che sapevamo bene, quanto la gente facesse di tutto, pur di fargli spendere soldi.
Anche quelle volte in cui, conoscendo Elvis, avrebbe comprato Cadillacs a tutti. …….Una volta andò e comprò splendide Cadillac e altro. Tornò a casa, mi chiamò nella sua stanza e disse: Ho comprato una macchina a Steve come regalo di matrimonio. Voleva una Cadillac. Cosa ne pensi?” Risposi “Elvis, con il suo stipendio, non è in grado di affrontare il costo dell’assicurazione che c’è, su una macchina così. Ed Elvis “Pensavo proprio a questo. Volevo prendergli una Pontiac o qualcosa di simile” ed io “Sarebbe molto meglio” Così gli regalò una Pontiac.



D. Voi ragazzi vi prendevate cura di Elvis?

CH. Dovevi farlo, perché vedevi persone che cercavano di…. Come quella volta che ci fu uno, divorziato dalla moglie e questa lo spremeva per gli alimenti, mentre lui non voleva darle di più di quanto che le dava. Per cui accennò ad Elvis di una casa che voleva comprare, immaginando che Elvis gliel’avrebbe comprata. Ad Elvis capitavano queste cose.

D. Elvis visse in una roulotte per un periodo?

CH. Quando era al ranch, sempre. Là c’era una vecchia casa che aveva un secolo. Venne ristrutturata ed era diventata molto bella. Elvis aveva comprato una roulotte a tutti i ragazzi e le aveva fissate su una soletta di cemento, lungo tutto il recinto. Comprò una roulotte anche per sé e una per sua nonna. Elvis lasciò la casa ad Alan Fortas e sua moglie. Alan, nel ranch, fungeva da caposquadra, mentre lui viveva nella roulotte. E’ lì che Lisa Marie è stata concepita.

D. Ti ricordi la reazione di Elvis quando seppe che sarebbe diventato padre?

CH. Non ricordo esattamente quando l’ha detto. Ricordo quando disse che era incinta. Quella volta eravamo nella casa di Trousdale Estate ed eravamo una famiglia. Conoscemmo la cugina di Elvis, Patsy, e suo marito G.G. viveva là con noi, perchè G.G. doveva occuparsi dei vestiti di Elvis. Pasty teneva compagnia a Priscilla ed era doppia cugina di Elvis, in quanto due fratelli avevano sposato due sorelle. Così intorno al tavolo eravamo una famiglia. Uno dei miei momenti preferiti è il periodo vissuto in quella casa. Poi Joe e Joannie avevano l’abitudine di venire e sedersi a tavola. Così come il Colonnello e Mr. Diskin. Il Colonnello che raccontava le sue storie facendoci ridere. Era bellissimo quella volta. Era più una famiglia che un gruppo di amici.

D. Sicuramente, quando nacque la bambina Elvis era alle stelle.

CH. Oh sì, sì….. Sai, non c’è stata esperienza più bella di questa. Rra come fosse mia nipote, visto che eravamo così uniti. Pensammo tutti che fosse come un miracolo. Quando andavo a prenderla a casa di Priscilla e la portavo nella casa in Hamony Hills, per il week end, una volta, Lisa Marie mi chiese: “Charlie ma tu sei mio zio o cosa?” e io “Probabilmente cosa”.


D. Quali erano le cose preferite che faceva a Graceland, quando era piccola?

CH. C’erano dei bambini della sua età con cui giocare. Elvis dormiva tutto il giorno. E lei correva qua e là come un piccola selvaggia, cioè faceva quello che voleva. Ricordo che avevano l’abitudine di prendere le Pepsi-Cola e metterci dentro zucchero, shakerarle e berle. Cose così. Ricordo una volta, che sua zia Delta, che curava la casa di Elvis, disse: “Charlie potresti portare Lisa Marie a farsi un bagno? Non vuole farlo con me”. Io e Joe eravamo gli unici che riuscivamo a farle fare il bagno. Così andai a chiamarla dicendole “Lisa, avanti andiamo” e lei “Cosa? “ “Sali, così ti faccio il bagno. Siccome non vuoi farlo con zia Delta, te lo faccio io e quando si sveglia tuo papà, gli racconto tutto” e lei “Non farlo Charlie, vengo subito”

Il Comeback

D. Era nervoso per il ritorno a Las Vegas?

CH. Sì, aveva avuto una brutta esperienza con il Dorsey Brothers Show e quando sentì le donne urlare, si fermò per un minuto. Quando abbiamo fatto il ’68 Comeback per la prima volta, avevamo l’intera orchestra e il coro nella stessa stanza. Elvis disse “Charlie, non so leggere la musica. Non so come e quando entrare” Dissi “Non preoccuparti. Dico io a Billy di girarsi quando è il tuo momento. E vedrai che dopo pochi minuti, ti sentirai come fosse naturale” Elvis disse “Okay”. Aveva fiducia in me e così parlai con Billy. Quando arrivò il suo momento di iniziare a cantare, Billy si girò e subito dopo Elvis si sentì completamente a suo agio. Era felice di lavorare di nuovo con un’orchestra ed avere al suo fianco un direttore d’orchestra.

D. Parlando dello Special del 1968, il Colonnello diede supporto a Steve Binder?

CH. Certo che sì. Alla fine il Colonnello arrivò, vide Elvis che prendeva accordi con Steve Binder e non sembrava che il Colonnello fosse in disaccordo con Elvis. In ogni caso, non l’avrebbero mai fatto davanti ad altri. Quindi si avvicinava lentamente infilando nel mezzo il suo dito, dicendo … dì così, ricordati questo. Ricordo una volta che il produttore andò dal Colonnello Parker e disse “Colonnello, potrebbe dire ad Elvis di usare un’altra tintura sui capelli? Sono troppo neri.” E il Colonnello ”Non credo che lo farò, andiamo avanti” e uscì. Bene, il tipo andò da Elvis e disse “Elvis potresti usare una tintura per i capelli un po’ più leggera. Sono troppo scuri!” Ed Elvis rispose “Cosa intendi per troppo scuri?” E disse “Io non ho mai detto niente di quel tremendo parrucchino che porti tu e di quanto male ti sta” E gli girò le spalle.

D. Quando lo Special era finito, Elvis sembrava contento?

CH. Sì. Come ho detto, gli piaceva molto la parte in cui eravamo seduti e quella gospel, perché per lui erano cose che gli avevano fatto bene. Le altre erano molto simili ai film, perchè avevano poca coreografia. Probabilmente, quando uscì in tv, fo lo special più visto dell’anno.

D. Questo ci porta al 1969 e tu hai aiutato molto nella preparazione del ritorno di Elvis.

CH. Tutti. Eravamo un gruppo di persone che ci credeva, soprattutto Joe ed io. Non era necessario che ci dicesse cosa fare. Lo sapevamo fare. Io lavoravo sulla musica e quello che la riguardava. Joe studiava i tempi delle canzoni, vale a dire quanto duravano, perché doveva essere calcolato in base al tempo a disposizione e non superarlo. Per ognuno seguiva il suo senza per forza dirlo. Io facevo quello che dovevo fare, qualsiasi cosa fosse. Poi avevamo l’abitudine di sederci, esaminare le canzoni, registrarle. Ad esempio eravamo io e Red West a farlo e qualche volta Joe, perché Elvis non voleva ascoltarle tutte. Dovevi esaminare 100 canzoni per un album di 12 e alle volte 200. Le passavamo tutte e cercavamo di estrarre quelle molto buone.
Così Elvis doveva ascoltare solo quelle che noi avevamo ritenuto veramente buone.
Poi, da lì, anche lui avrebbe selezionato quelle adatte da fare in scena.


D. Come fu l’Opening Night a Vegas, all’International Hotel?

CH. La prima volta che Elvis si era esibito a Vegas, non era andata molto bene, perché c’era un pubblico adulto, mentre i suoi fans erano i giovani che non potevano entrare nei casinò. Così fu un errore. Per cui Elvis si ricordava di questo, ma nuovamente, come quando registrammo il ‘68 Comeback, si sentì a suo agio con un’orchestra e un’altra cosa che aiutò molto Elvis a decidere di tornare sul palco e riprendere i tours fu che lui e Tom Jones divennero grandi amici. Ma molto grandi amici. Aveva visto Tom esibirsi e pensò “Anche io posso farne uno mio”. Sono sicuro che l’abbia pensato, anche se non l’ha mai detto. Ma si girò e disse “Bene, Gee, penso di essere in grado di riprovare” E il Comeback lo aiutò a farlo.

Così, quando iniziammo a Vegas, la prima cosa che abbiamo fatto è stato di avere tutti quei musicisti, come James Burton. Quando andammo alla RCA, la RCA aveva una lista dei migliori chitarristi in città ed in cima alla lista c’era James Burton. Ti dirò che prima di lui c’era il top dei chitarristi Glen Campbell e suonò un po’ nelle sessions di Elvis, prima di diventare una star del cinema. James Burton suggerì qualcuno che sapeva essere un buon basso, così arrivò Jerry Scheff. Penso che Jerry Scheff abbia proposto Ronnie Tutt. Insieme diventarono il nucleo della band. La band erano loro. Ronnie Tutt alla batteria, Jerry Scheff al basso, Glen D. Hardin al piano. All’inizio c’era un altro pianista Larry Mahoberac, ma dopo la prima volta se ne andò, più tardi arrivò Glen D. Erano davvero il nucleo della band. Io ho voluto un altro ragazzo, John Wilkinson che suonava la chitarra ritmica. Volevo equilibrare la band, perché senza John sarebbe stato troppo pesante da un lato, con James da solo, sopra tutti. Non era necessario che ci fossi anche io, ma Elvis ci voleva tutti. E io chiudevo il quadro.
Nel corso degli anni, non ci siamo mai resi conto di quante canzoni abbiamo fatto, ma le canzoni che abbiamo eseguito, on stage, sono state oltre 500.

D. Come fu a Las Vegas?
CH. Elvis non appariva su un palco dal 1961 e la prima volta che andò a Las Vegas venne fischiato. Quando ero con Elvis, se stava in piedi e sorrideva, dovevo capire che voleva bere. Ricordo una ragazzina giapponese che salì sul palco. Elvis si girò verso di lei e disse: Cosa vuoi, dolcezza, la sciarpa o un bacio? Lei lo guardò e disse: No. Elvis glielo chiese di nuovo e lei disse James Burton. Elvis scoppiò a ridere e portò la ragazza da James Burton che la baciò. Poi lei rimase impalata davanti ad Elvis. Lui le chiese se voleva qualcos’altro e lei disse che voleva una sciarpa e un bacio. Elvis le mise una sciarpa al collo e lei chiese un bacio. “Charlie” gridò Elvis “Dai un bacio a questa ragazza” e se ne andò ridendo.

D. Elvis usava dei soprannomi per voi? Te li ricordi?

CH. Allora, ricordo che Joe era Charmin Carmen. Ne usava per tutti tranne che per Burton, Una volta sola in 17 anni mi chiamò Slewfoot. Ma non mi chiamava mai Charlie. Se tu ascolti quando mi presenta nei lives dice “E il ragazzo che suona la chitarra e canta più alto di me, Cholly Hodge” Cioè C-H-O-L-L-Y, Cholly Hodge.

Nota
Sembra che, nel suo libro su Elvis, Charlie abbia scritto: “Ricordare Elvis, con lo scopo di scrivere questo libro, ha creato in me una solitudine da tormento”


Traduzione di Loretta Fornezza
http://www.grazielvis.it/forum2/showthread.php?t=3174

Intervista a Charlie Hodge


Intervista realizzata dall'Elvis Information Network a Charlie Hodge nell'86.

Ein: Per i fans che non lo sanno, quando hai incontrato per la prima volta Elvis?

c.h.:è stato a Memphis nel ’56.Stavo andando alla grande con i miei Foggy River Boys e Elvis venne nel backstage durante il tour di Red Foley Ozark Jubilee.Era insieme a suo cugino Billy Smith.Ho parlato con loro del panorama musicale e ci siamo scambiati degli aneddoti .Elvis mi disse che mi guardava ogni settimana all’Ozark jubilee.Era un programma televisivo popolare che andava in onda il sabato sera a Springfield, Missouri,. Dopo questo primo incontro l’ ho rivisto durante il militare.

Ein:Raccontaci…

c.h.:Elvis e io siamo stati chiamati alle armi nello stesso periodo, ma facemmo il car in posti diversi.Quando scoprii dov’era andai da lui e gli dissi:”Sono Charlie Hodge. Ero il cantante solista dei Foggy River Boys.” Lui disse:” Hey amico, ti guardavo ogni sabato sera alla tv.” Tutti e due amavamo la musica, tutti e due volevamo cantare in un quartetto gospel, e avevamo le stesse conoscenze nell’ambiente del gospel. E conoscevamo la stessa gente nell’ambito country. Abbiamo cantato gospel durante il viaggio verso la Germania.Ero l’unico che aveva studiato musica fra i ragazzi e penso che Elvis avesse bisogno di avere vicino qualcuno che gli piaceva e che fosse anche un musicista.”

Ein:Elvis ha iniziato a praticare karate durante il servizio militare. Cosa ricordi di questa passione?

c.h.:quando eravamo in Germania Elvis aveva sentito parlare del campione di karate Jurgen Seydel , che si trovava in germania anche lui. Organizzò un incontro con lui e iniziarono gli allenamenti.Come ho scritto nel mio libro, ME’n’Elvis, il karate era un’arte fisica che catturava la sua passione.Elvis e Jurgen divennero molto vicini e si allenavano durante i weekend. Rex Mansfield, che era in germania, prese lezioni anche lui ,e quando Jurgen non c’era Elvis si allenava con lui.

Ein: Elvis era un grande fan di Mario Lanza?

c.h.:Elvis amava tutta la musica. Voleva semre sapere di pià su come la musica nasceva, su come alcuni artisti facessero determinate cose.Ed era un grande, grande fan di Mario Lanza.Guardava alcuni film tipo “Il principe studente” innumerevoli volte.Gli piaceva soprattutto come Lanza proiettava la sua voce potente e le note che riusciva a raggiungere.Penso che Elvis avrebbe amato essere un cantante d’opera. Immaginate come questo avrebbe potuto cambiare la storia della musica!”
ein:Charlie, parlaci della vita a Graceland.
c.h.:Lasciati dire che Elvis amava Graceland. Era la sua isola lontana dal mondo dove poteva rilassarsi con la famiglia e i ragazzi.Sono stato molto fortunato per aver vissuto lì fino alla morte di Elvis.Ricordo che Elvis girava per Graceland e cantava.Io lo sentivo e iniziavo a cantare con lui. A volte non eravamo nemmeno nella stessa stanza!”

Ein:Elvis amava anche le Hawaii

c.h.:E’ vero. Diceva che il popolo hawaiano era tra i più ospitali che ci fossero.amava i loro usi e il loro senso di pace.E poteva andare lì senza venire inseguito , come succedeva in tutti gli altri posti.siamo andati alle Hawaii per una vacanza, per rilassarci sulla spiaggia, giocare sulla sabbia e in acqua. Elvis non amava molto nuotare, ma gli piaceva molto giocare in acqua.!
E poi naturalmente alle Hawaii si è tenuto il famoso concerto Aloha from Hawaii, il primo concerto ad essere trasmesso via satellite, visto da oltre un miliardo di persone!
Uno degli show preferiti di Elvis si girava alle Hawaii, Hawaii 5-0. Elvis era un fan della dtar, jack lord.Una volta lo ha incontrato nel backstage dopo un concerto a las vegas. A Elvis piaceva anche il “Brian Keith Show”, sempre girato alle Hawaii. Qualsiasi cosa gli ricordasse il suo posto preferito.

Ein:quanta tv guardava?

c.h.:Elvis poteva essere un maniaco della tv. Aveva tv in ogni stanza di Graceland e quattro nella tv room , così da poter guardare ogni canale.Gli piaceva guardare lo sport e gli piacevano molte commedie tipo the Hillbillies e Lucy(lucille ball ndt) . Ammirava anche John Wayne e Patton era uno dei suoi film preferiti.Molte volte però, quando stava girando un film o quando eravamo in giro in your, non guardavamo molta tv. 

Ein:Charlie..Elvis e Priscilla

c.h.ai che ho letto molte cose false su di loro. Elvis amava Priscilla, me l’ha detto molte volte.Anche se probabilmente non voleva sposarsi quando l’ha fatto lei era l’amore della sua vita.All’inizio andavamo tutti d’accordo con Priscilla ma dopo un po’ penso che lei pretendesse che Elvis le dedicasse più tempo, mentre noi eravamo sempre intorno.Questo si può capire , anche se al momento a noi non piaceva. E’ normale voler passare più tempo con il proprio marito.
Priscilla è stata brava con noi.Avrebbe potuto essere dura in alcuni momenti, e mi riferisco ad esempio quando i ragazzi arrivavano e iniziavano a dare ordini al cuoco , come se Graceland fosse un ristorante o un albergo.Io vivevo a Graceland quindi penso di conoscerla meglio di tanti altri.

Ein:Il colonnello?

c.h.; Il colonnello era un personaggio. Ci andavo d’accordo e lui era solito intrattenerci con storie del suo periodo di giostraio.Gli piaceva molto raccontare le sue storie ad Elvis e ai ragazzi quando si era a tavola. Fumava un grosso sigaro e ci raccontava storie che ci aveva già raccontato centinaia di volte.Ma era un intrattenitore nato e ci faceva ridere. Non era l’orco che molte persone dicono.
Una delle sue storie preferite era quella del trucco dell’hot dog.l’hot dog che spariva. Il colonnello buttava un hot dog per terra, tra la polvere, di fronte al bancone dove i clienti erano in fila per comprare un hot dog. L’uomo degli hot dog prendeva un panino e ci metteva senape o ketchup, ma non il wurstel e lo dava al cliente. Ovviamente il cliente faceva notare che mancava il wurstel, e allora l’uomo gli indicava la salsiccia per terra e diceva:”Eccola, ti deve essere scivolata!” Il colonnello poteva essere un duro, ma era anche di compagnia. Molte volte le sue storie ci facevano morire dal ridere, era un intrattenitore nato! Non era una persona con cui provare a fare il furbo. Poteva essere molto, molto duro se c’era qualcosa che non lo convinceva, ma normalmente era una persona giusta.

Ein:La memphis mafia. Andavate d’accordo?

c.h.:andavamo molto d’accordo.Ridevamo, piangevamo,facevamo feste, scherzavamo.come succese in tutti i gruppi di persone che vivono e lavorano insieme c’erano dei momenti di tensione, che però si smorzavano subito.E’ stato un periodo pieno di divertimento, sono stati di più i momenti belli che quelli brutti.
C’erano molti membri della MM .Alcuni ne facevano parte dall’inizio , altri si sono aggiunti in seguito, altri ne sono entrati e usciti diverse volte. Elvis sapeva che gli piaceva e chi voleva nel gruppo.

Ein: Elvis dava ai membri della MM dei soprannomi. Qual’era il tuo?

c.h.:ne avevo più di uno ma il principale era “piedegirato”. E’ un nome molto conosciuto nell’ambiente country negli stati sud degli stati uniti.Jeerry Schilling era “cougar” , Joe era “leone”, a volte “joediamante” , Lamar era “Buddha” o “culo lardoso” per via della sua stazza.Elvis ha sempre amato dare i soprannomi, per lui credo che dimostrasse quanto era vicino alle persone . ed era anche un modo per sentirsi parte del gruppo , con un linguaggio sconosciuto a chi non ne faceva parte.Molti dei soprannomi che Elvis dava erano influenzati dal suo amore per il karate. 

Ein:Elvis bevevo e fumava?

c.h.:Elvis toccava raramente alcol.Non lo interessava. Quando era giovane ogni tanto fumava.Ci sono alcune foto di lui con una sigaretta.Alla fine degli anni ’60 gli piaceva fumare sigari. C’erano molte fasi come queta, in cui si appassionava a qualcosa e poi, prima che te ne accorgessi, accantonava tutto per passare a qualcosa di nuovo.

Ein: Charlie, le pillole?

c.h. :Sono state dette molte cose cattive, false, se Elvis e le cosiddette droghe.Molte persone, specialmente i media, vogliono discreditarlo. Elvis non ha mai preso le droghe di strada. Le disprezzava e disprezzava gli spacciatori che ne alimentavano il traffico. Sì,Elvis prendeva medicinali, ma gli venivano prescritti dal dr. Nick.Ed erano per patologie di cui Elvis realmente soffriva.
Non solo, Elvis sapeva tutto sulle interazioni che c’erano tra le medicine che prendeva, aveva una copia della guida per i farmacisti sempre con lui.Se avesse voluto sarebbe potuto diventare un farmacista, sapeva così tanto sui medicinali e sulle interazioni che c’erano fra i diversi tipi. Era un ‘enciclopedia medica ambulante.

Ein. Si sa che il colonnello era un giocatore d’azzardo. E Elvis?

c.h.:A Elvis non interessava giocare d’azzardo. Avrebbe potuto farlo quando era annoiato per passare il tempo.Ma non ha mai giocato tanto.MI ricordo una volta a Las Vegas che ha messo una moneta da un dollaro nella slot machine e ha vinto il jackpot da 100 dollari; ha continuato a giocare e ogni due , tre tiri , riprendeva il jackpot da 100 dollari.Si è scoperto che la slot era guasta. I responsabili si sono innervositi , ma non riuscivano a farlo smettere di giocare , continuava e continuava, si stava divertendo troppo!

Ein: Pensi che Elvis avrebbe sposato Ginger Alden?

c.h.:Bè, erano fidanzati. Lo confermo. Ma se Elvis l’avrebbe poi sposata non lo so, io credo di no. C’erano delle tensioni fra di loro quando lui è morto.

Ein. Il fatto che Elvis non abbia mai realizzato un tour in Europa è una delle parti più frustranti nella sua storia. Cosa ci puoi dire al riguardo?

c.h.:Amico, il tour europeo era veramente una cosa che stava a cuore a Elvis. Voleva tanto esibirsi in Europa , specialmente in Francia e in Germania perché aveva dei bellissimi ricordi di tutti e due i paesi. Voleva ripagare la gente per la loro ospitalità , e poi ovviamente voleva anche andare nelle altre nazioni europee. Ci sono così tante offerte per far esibire Elvis in altre nazioni che non abbiamo mai saputo veramente perché il colonnello le abbia sempre rifiutate. Eravamo soliti parlare del perché non fosse mai accaduto. A volte il colonnello diceva perché c’erano problemi legati alla sicurezza, altre volte diceva che gli stadi non avevano un’acustica buona,altre volte che i biglietti avrebbero avuto un prezzo troppo alto.Questo dava molto molto fastidio a Elvis. Più di una volta è diventato furioso al riguardo. 

Ein: Hai recitato in diversi film di Elvis; com’è stata quest’esperienza?

c.h.:Ho avuto una piccola parte in Clambake, Speedway e Stay away, joe. Tagliavo i capelli al padre di Elvis in Clambake e lui non stava fermo. Era una scena divertente. James Gregory interpretava il padre di Elvis nel film. La maggior parte dei ragazzi è apparsa in uno o due film. Elvis adorava girare film e anche se verso la fine delle riprese iniziava ad essere stanco , la maggior parte del tempo ci divertivamo sul set. Alcuni dei registi non approvavano il modo in cui scherzavamo sul set, ma la maggioranza capiva che era un modo per lasciar andare la tensione e la frustrazione di un giorno noioso di riprese.Ed era Elvis che solitamente dava il via al tutto. Era veramente un tipo che amava fare scherzi. Era il suo modo per allentare la tensione causata dalla noia e dalla pressione.
Era lo stesso quando eravamo in tour. Era faticoso, e la noia poteva arrivare velocemente. Così gli scherzi tenevano alto il morale di tutti . J.D. Sumner era terribile anche lui: adorava gli scherzi , basta non avessero lui come bersaglio!
Elvis aveva avuto un incidente prima di iniziare le riprese di Clambake e , sebbene non sia stato uno dei suoi film preferiti , ci siamo sicuramente divertiti durante le riprese. Mi ricordo una mattina che sono arrivato sul set e , splash , sono stato accolto da un secchio d’acqua in testa!Non ho fatto in tempo a guardare in alto che me ne hanno tirato un altro!La mia maglietta era zuppa così l’ho tolta e l’ho messa vicino a un termosifone per farla asciugare. Ho preso un’altra maglietta dal guardaroba e ogni tanto andavo a controllare se la mia fosse asciutta. Ma non si asciugava, e non capivo il perché. Poi a un certo punto ho guardato dietro l’angolo (ride) , e ho visto Elvis con un estintore che continuava a tenerla bagnata!
Arthur Nadel era il regista di Clambake ed è stato colpito talmente tante volte dai mortaretti che alla fine veniva sul set con un elmetto nazista!
La troupe comunque si è vendicata su Elvis una volta. Era la fine delle riprese di That’s the way it is . Il regista era sempre Arthur Nadel. Non appena ha urlato “fine”Elvis è stato colpito, e così tutti quelli vicino a lui, da centinaia di torte. Si è creato un macello, e c’erano così tanti pezzi di torta per terra che il pavimento era diventato molto scivoloso e la gente ha cominciato a cadere. Anche se in questo caso Elvis era il bersaglio dello scherzo, si divertiva un mondo!

Ein: Ti pagano ancora le royalties per i tuoi ruoli in Clambake, Speedway e Stay away, joe , Charlie?

c.h.(ride) magari! Date tutte le volte che i film di Elvis passano in televisione, sarei ricco se mi avessero dato anche solo un dollaro per ogni passaggio!
Ein: charlie, ti ringrazio molto per aver parlato con noi
C.h.: grazie a voi.


Traduzione di Loretta Fornezza
http://www.grazielvis.it/forum2/showthread.php?t=3174

domenica 13 dicembre 2015

Love Song of the Year



Love Song of the Year
Words & Music: Chris Christian
 Recorded: 1973/12/12, first released on “Promised Land”

venerdì 11 dicembre 2015

Put Your Hand in the Hand


Put Your Hand in the Hand
Words & Music: Gene Maclellan
Recorded: 1971/06/08, first released on “Elvis Now”