★★★ THIS IS ELVIS ★★★

domenica 15 gennaio 2017

Big Boss Man



Big Boss Man
Words & Music: Smith/Dixon 
Recorded: 1967/09/10, first released on single
Traduzione di valig52

mercoledì 11 gennaio 2017

Intervista a Glen D. Hardin

Intervista a Glen D. Hardin
19 Giugno 2002

“Penso che Elvis sia stato il peggior pianista, che io abbia mai ascoltato”


Negli anni 70, Glen D. Hardin suonò con Elvis per 6 anni, solleticando i tasti e creando l’arrangiamento di cose quali “The Wonder Of You”,”Let It Be Me” e “I Just Can’t Help Believing”. Prima era un arrangiatore e scrittore di canzoni, e ha lavorato con artisti come Merle Haggard, George Jones, The Everly Brother e Ricky Nelson. Dopo aver lasciato Elvis nel 1976, ha fatto tours con Emmylou Harris, John Denver, The Crickets e dal 1997, ha sempre partecipato agli Elvis The Concert.
In questa intervista parliamo degli anni passati con il Re.

D. Hai iniziato a lavorare con Elvis in febbraio 1970, Quale è stata la tua prima impressione?

GDH: La prima volta, l’ho incontrato per suonare alle prove, mi piaceva moltissimo stare in sua compagnia. Era una persona molto divertente, molto socievole. Non era pesante lavorare, praticamente suonavamo e ridevamo, facevamo scherzi…. Appariva una persona normale. La sua compagnia, mi divertiva veramente tanto.

D. Musicalmente parlando, ha avuto parecchie idee?

GHD: Al tempo, non l’avevo notato molto, perché ci si limitava a rifare i suoi vecchi pezzi, ma più in là, devo dire, che ha contribuito veramente tanto. La maggior parte delle volte, sapeva perfettamente quello che voleva e aveva le idee molto chiare. Era particolarmente bravo con i coristi. Ha lasciato a me, molto di quello che riguardava l’arrangiamento, e io lo facevo come lo voleva. Era facilissimo lavorare con lui.

D. E’ stato detto che aveva difficoltà ad accettare le critiche…

GHD: Non ricordo che sia mai stato criticato direttamente (ride). Ma non so, non credo che fosse così. Ritengo, invece, che fosse, notevolmente, disponibile a ricevere direttive. Infatti, quando ha fatto tutti quei films, era noto per essere stato molto collaborativo. Amava svolgere il suo lavoro, al meglio.

D. Quante canzoni avete provato nel febbraio del 1970 (approx) ?

GHD : Oddio, da quello che ricordo, sono state veramente tante. Elvis amava farle tutte assieme. Con Elvis, era qualcosa che andava oltre lo stare insieme e lavorare, lui stava con tutti e si divertiva. Ma nel contempo, anche lavoravamo molto. Da quello che ricordo, di canzoni, ne abbiamo eseguite, un’infinità!! Qualcuna, l’abbiamo provate una volta sola, solo nell’eventualità che gli venisse voglia di farla sul palco. Quindi le canzoni erano tantissime, C’è da dire, però, che la maggior pare di noi è cresciuta con la sua musica, e quindi le conoscevamo. Non avevamo bisogno di imparare troppe cose.

D. Elvis, in privato, suonava spesso il piano. Avete mai suonato assieme?

GHD: Insieme no. So che suonava un po’…. Lo ritenevo il peggior pianista che io abbia mai sentito ! (risata)

D. Come hai iniziato a fare gli arrangiamenti per lui?

GHD: L’ho fatto dall’inizio. Un giorno arrivò ed iniziò a cantare “Let It Be Me” la canzone degli Everly Brothers. L’orchestra si prese una pausa, Elvis iniziò a cantare e noi gli andammo dietro. Non sapeva le parole, non riusciva a ricordarle. E io nemmeno. Quindi, quando tornò l’orchestra, disse: “Ci lavoreremo su domani o un’altra volta, quando avrò le parole”. Così, alla fine delle prove di quel giorno, salii in camera, chiamai Los Angeles e mi inviarono il testo. Mi sedetti al piano e feci l’arrangiamento. Misi tutto assieme e il giorno dopo avevo tutto pronto. Incaricai alcune persone di copiare la musica e cose del genere. Quando Elvis doveva tornare per le prove, venne uno dei suoi a dirmi che sarebbe arrivato dallo spogliatoio. Appena aprì la porta, feci un cenno all’orchestra, che partì con il mio arrangiamento per fargli capire come sarebbe stata. Gli diedi un foglio con il testo: quanto amava quella canzone, anche perché è una così bella canzone ! Una di quelle canzoni che non si possono mai dimenticare. Ecco, come è iniziato tutto.

D. La tua prima session con lui è stata nel Marzo 1972. C’era una grande differenza tra il suonare live e registrare in studio?

GHD: Sono propenso a credere che l’abbiamo fatto prima, ma non ne sono sicuro. Era nel ’72? Sì Marzo 1972 alla RCA a Hollywood. Pensavo fosse prima del ’72.

D. Sì, ma quello era un live

GHD: Ok. Sì, è diverso suonare dal vivo e suonare per incidere. Devi stare molto più attento quando registri in studio, mentre con le performances live, puoi fare certe cose…. Tipo essere un po’ più libero. Non deve essere perfetto come in studio.

D. Nel Giugno 1972 lo spettacolo di Elvis si esibì a New York City – Deve essere stato qualcosa di speciale.

GHD: Parli del Madison Square Garden? Sì, è stato speciale. Ha cantato in modo superlativo. Ti dirò, era sempre grande, quando cantava, ma a me è sembrato di sentirlo cantare, meglio del solito. Mi innervosii quando uscì il disco, perché non mi sembrò buono. Sembrava un po’ velocizzato. Penso che, più tardi, lo abbiano rimasterizzato meglio, da quello che ho sentito.

venerdì 6 gennaio 2017

Kismet



Kismet
Words & Music: Sid Tepper/Roy C. Bennett
Recorded: 1965/02/25, first released on “Harum Scarum”

martedì 27 dicembre 2016

Known Only to Him




Known Only to Him
Words & Music: Stuart Hamblen
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

Intervista con George Klein (2006)

Intervista con George Klein 28 Luglio 2006

George Klein è stato uno dei primi amici di Elvis, avendolo incontrato per la prima volta nel 1948, nella scuola superiore. Nel corso degli anni ha sempre difeso e sostenuto il nome di Elvis e tuttora fa parte del mondo di Elvis. Ho parlato con George Klein dalla sua casa di Memphis.


D. A quasi 30 anni dalla sua morte, sei stupito del fatto che si stia parlando di Elvis nel modo in cui si sta facendo?

GK. Sì, ne sono affascinato. E’ sconvolgente! Pensavo che dopo cinque anni o giù di lì tutto si sarebbe perso. E’ una cosa come Marilyn Monroe o Jimmy Dean o John Wayne. Dopo 10 anni, mi sono reso conto che mi sbagliavo verificando, invece, che sarebbe continuata per sempre, era incredibile quello che stava succedendo. Faccio uno spettacolo ogni venerdì da Radio Sirius di Graceland – un canale tutto su Elvis, si suona Elvis 24 ore al giorno per 7 giorni. Quando sono a Graceland, vedo sempre più giovani. Parlo con ragazzi dai 21 ai 35 anni. Chiedo loro, “Ma come puoi essere un fan di Elvis, non sei abbastanza vecchio per sapere chi fosse veramente”. La maggior parte di loro mi risponde che si sono interessati perché i loro genitori o altri, hanno in casa video e film. 

D. Quando fai il tuo programma su Elvis, che musica ti piace mettere? 

GK Mi piace tutta. Non cerco di essere un buonista, ma mi piace tutta. Credo che qualcosa del materiale della Sun sia veramente buono. Non rifiuto il materiale della Sun come alcuni, ma penso che Good Rocking Tonight, Baby, let’s Play House e That’s All right Mama siano grandi. Intendo che i pezzi di Elvis degli anni 50 e 60 sono i miei preferiti. E voglio anche dire che il materiale fatto nel 1969 con Chips Moman negli American Sound Studios è incredibilmente buono.

D. Raccontaci del tuo primo incontro con Elvis e la tua impressione di lui

GK: Ci incontrammo nel 1948 nella classe di musica della Humes High School. Per coincidenza, alla Humes, eravamo nelle stesse classi. Quando da Tupelo venne a Memphis, per mia fortuna eravamo nelle stesse classi. Quando arrivammo all’anno del diploma, fui eletto presidente di classe così avevo dei poteri politici nella scuola ed Elvis ed io eravamo amici. Non dimenticherò mai l’insegnante di musica, Miss Marman. Una volta disse che la settimana successiva, invece di fare musica, avremmo fatto canti natalizi. Così Elvis alzò la mano e chiese se poteva portare la chitarra e cantare. Ci furono alcune risate in classe, perché nel 1948 non era così normale fare una cosa simile in pubblico. Così la settimana successiva la portò e cantò Old Shep e Cold, Cold Icy Fingers. Sul momento rimasi senza fiato perché non avevo mai visto un ragazzo cantare in quel modo davanti alla gente. Nel mio subconscio avevo capito che, con questo ragazzo, stava per succedere qualcosa.

D. E’ vero che lui spiccava nella scuola? Si racconta di lui che sembrava un piolo quadro in un foro tondo, con quel suo modo di vestire e di fare.

GK E’ vero si distingueva. Era come un martello di velluto, ma lo faceva in un modo molto carino e tranquillo. Elvis voleva vestirsi in modo diverso. Amava portare quei calzoni neri con strisce bianche o rosa ai lati. Indossava un cappotto sportivo tenendo alzato il bavero. Nessun altro si vestiva in quel modo. A scuola per tutto il periodo, si è vestito come un personaggio dello spettacolo. Occasionalmente, alla pausa pranzo, potevi vederlo cantare con la sua chitarra. Alcuni ragazzi e specialmente alcuni atleti, gli fecero passare tempi duri per i suoi capelli e i suoi vestiti. Ma lui, in queste cose, aveva un bel carattere. 

D. Quando avete lasciato la scuola, sei andato immediatamente in radio, non è vero?

GK: Sì, ho incominciato a bazzicare nelle radio. Non avevo soldi per frequentare una scuola di radio, così mi iscrissi all’Università di Memphis, e presi una borsa di studio. Passavo alle stazioni radio, solo per guardare, dalla finestra, i ragazzi che lavoravano. Divenni quello che si dice un fattorino. Occasionalmente, ho trovato la mia strada, aiutando Dewey Phillips. Volevano che gli facessi da “baby-sitter”,

domenica 18 dicembre 2016

A Cane and a High Starched Collar




A Cane and a High Starched Collar 
Words & Music: Sid Tepper e Roy C. Bennett. 
Recorded: 1960/08/16, first released on single
Traduzione di vali/g52

lunedì 12 dicembre 2016

Elvis - The Last 24 Hours



Elvis - The Last 24 hour (Sottotitolato) from Maria Teresa Tria on Vimeo.

la password è elvispresley

giovedì 8 dicembre 2016

Intervista con John Wilkinson



Intervista con John Wilkinson (10 Giugno 2006)

E’ appena stato realizzato un nuovo libro di John Wilkinson e Nick Moretti : 
John Wilkinson è stato la chitarra ritmica di Elvis dal 1969 al 1977 ed insieme alla lead guitar James Burton – è stato l’unico, in tutto il periodo, a non essere mai mancato, partecipando a più di 1100 performances on stage con il Re. Ha avuto una lunga carriera nel business della musica, ed ha iniziato a suonare la chitarra quando aveva 5 anni. Ho parlato con John al telefono, dalla sua casa a Springfield Missouri.

D. Ciao John, e grazie per dedicarmi il tuo tempo. Potremmo iniziare raccontando dove sei nato e cresciuto.

JW: Sono nato a Washington DC il 3 Luglio 1945 e i miei genitori mi hanno adottato quando avevo 2 mesi. Ci siamo traferiti a Springfield Missouri non appena mio padre ha finito il suo servizio nella marina, così sono rimasto qui dai due mesi fino a quando a 18 anni, ho lasciato proprio questa casa qui a Springfield, giusto al centro degli Stati Uniti.

D . Come sei entrato nel mondo della musica e quando hai iniziato a suonare la chitarra?

JW: Ero circondato dalla musica. Springifield era, e lo è tuttora, un grande centro di musica country, e io ne ascoltavo parecchia alla radio locale. Mio padre cantava in chiesa. Era un basso, e anche un buon basso. In casa nostra si ascoltava sempre musica classica ed opera. Per quanto riguarda la chitarra, i miei genitori non erano musicisti, mio padre sapeva suonare qualche accordo al piano e lo faceva per la chiesa. Il mio insegnante di musica, dalla scuola materna fino ai 12 anni, aveva una vecchia chitarra. Un paio di ragazzi della classe superiore alla mia suonavano e cantavano canzoni folk. Pensai che fosse divertente. Avevo visto molti spettacoli country sia in teatro che in tv e da lì ho considerato di suonare la chitarra. Ho chiesto al mio insegnante se potevo usare la sua vecchia chitarra. Avevo un po’ di infarinatura di pianoforte e ho trasportato i principali accordi sulla chitarra. Praticamente è così che ho iniziato, ad orecchio.

D. Crescendo con tutta questa musica nella tua famiglia, Elvis ne aveva fatto parte?

JW: Ai suoi inizi sì. La mia gente non riteneva che fosse un buon modello per me. Alcune foto lo mostravano, vestito con un giubbotto di pelle e alla guida di una moto, con i capelli lisci, pettinati all’indietro. Pensavano che fosse quel qualcosa che io non avrei mai dovuto essere. Quando iniziò a farsi un nome al Sud, c’era un altro cantante in voga che si chiamava Conway Twitty. Faceva una canzone dal titolo It’s Only Make Believe. Quella canzone veniva trasmessa alla radio e io ho sempre pensato fosse Elvis. Parliamo di quando Conway era un rock ‘n roller e non una star del country. C’era un altro ragazzo che si chiamava Ral Donner. Io ascoltavo le prime 40 radio della città, ma non c’era nessuno che mi piacesse tranne Ral, Conway ed Elvis.

D. Allora com’ è stato che hai conosciuto Elvis quando avevi sono 11 anni?

JW: Avevo visto in TV qualche clip di quando era al Lousiana Hayride e aveva una chitarra Martin D-18. Possedere una Martin era come avere il top delle chitarre acustiche. Così vidi questo ragazzo sul palco, che colpiva la sua chitarra. Tutti noi ragazzi che suonavamo, avremmo ucciso pur di avere una chitarra come quella. Sicuramente non l’avremmo trattata in quel modo. Trattarla in quel modo avrebbe offeso i miei sentimenti. Decisi che un giorno avrei conosciuto questo Hillbilly Cat e gli avrei detto. “Non puoi suonare una chitarra per distruggerla” Avevo 11 anni o 10, e lui era al secondo posto in classifica, dopo il cantante country Hank Show. Dovevano venire a Springfield (1956) per un concerto in città. Pensai: ecco la mia occasione! In quel fine settimana Elvis si esibiva di sabato e il miei genitori decisero di andare al lago. La radio informò che, quando Elvis sarebbe arrivato, avrebbe fatto una prova del suono nel pomeriggio. Così, appena arrivai con mia mamma e mio papà, presi una bici e andai a sentirlo. Salii le scale sul retro e iniziai a guardarlo. Andai nello spogliatoio guardando a desta e sinistra. Non c’era nessuno. Potevo ascoltare dal palco, c’era Hank Snow che faceva le sue prove. Poi, guardai dentro l’ultima stanza a sinistra, e lo vidi. Seduto su una sedia, dando la schiena e tenendo il piede sul tavolo. Da un lato aveva una borsa di burgers, e 6 confezioni di Coca o Pepsi nell’altra. Bussai alla porta. Si girò e dissi “Tu sei Elvis Presley” e lui “Lo so”. Pensai” Oddio io ho

lunedì 5 dicembre 2016

I Don't Care if the Sun Don't Shine




I Don't Care if the Sun Don't Shine
Words & Music: Mack David
Recorded: 1954/09/10, first released on single

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Joe Esposito


29/08/2007 
Intervista telefonica di John Mackie, Vancouver Sun, del 29 Agosto 2007, con il braccio destro di Elvis Presley e capo della Memphis Mafia, Joe Esposito.

D. Allora che tipo di persona era il re? 
JE. Era il ragazzo più gentile del mondo. Veramente! Un uomo veramente buono, molto educato. Trattava tutti allo stesso modo, non importa che fosse un milionario o uno della strada, non gli interessava, quello che a lui interessava era la persona. Sua madre l’aveva educato così: trattare tutti allo stesso modo. Ho imparato molto da lui e anche agli altri dico “tratta le persone, come vorresti essere trattato tu. Se vuoi essere trattato come un idiota, allora fai l’idiota” E’ molto importante trattare le persone in modo gentile, prima o poi ti gratifica.

D. Sembra che Elvis sia stato uno di quelli che ha regalato tutto. Ad esempio, ha regalato un’infinità di macchine, vero?
JE. Oh sì, era molto, molto generoso


D. Raccontami una storia che riguardi una macchina
JE: Una volta, eravamo dal concessionario di Memphis per acquistare alcune Cadillacs. Stavamo lì in piedi, quando Elvis, guardando fuori, vide una donna di colore e anziana, che guardava una due porte Coupé de Ville gialla, in vetrina. Elvis la vede ed esce. Le si avvicina e inizia a parlare con lei. 
Dice “Ti piace, vero?
“Oh certo, è una gran bella macchina” 
Ed Elvis “Vorresti avere una di queste?” 
“Non potrei mai permettermi una macchina come questa” 
E lui “Aspetta un attimo”.
Elvis rientra nel negozio, va dal venditore e gli dice “Dammi le chiavi di quella macchina” Il tipo gli dà le chiavi e lui esce e dice
“Ma’am, questa macchina è tua”. 
La donna non riusciva a credere che Elvis le avesse regalato quella macchina. Era quasi spaventata. Non riusciva a crederci. Ed Elvis 
“E’ tua, goditela”
Questo è quello che era Elvis. Amava regalare alle persone quelle cose che sapeva non avrebbero mai potuto permettersi di acquistare.

D. Questo perchè era nato povero e non se l’è mai dimenticato.
JE: No, non se l’è mai dimenticato

D. Hai incontrato Elvis quand’eri nell’esercito vero?
JE: Sì eravamo entrambi soldati. Non so come sia successo, ma le nostre personalità si sono incrociate subito. Io amo la gente, mi piace divertirmi, essere sempre allegro. Suppongo che, quando eravamo assieme, ci sentissimo in sintonia e così siamo diventati amici. Prima di finire il servizio militare mi ha chiesto di lavorare per lui.

D. Cosa significava lavorare per una persona così, lavorare per un amico?
JE. E’ sempre bello lavorare per un amico e lui era una gran persona. Lavorare per Elvis non era un’occupazione dalle 9 alle 17, era sette giorni su 7, per 24 ore al giorno, perché lui chiedeva cose anche nel bel mezzo della notte. Non avevamo un numero di ore limitato, ma ci facevamo il c***o. Però era bello, perché facevamo tutto assieme. Qui sta la differenza.Quando ero con Elvis, stavamo tutti assieme, eravamo una famiglia, una grande famiglia. Facevamo le vacanze assieme, sua figlia è cresciuta con mia figlia. Era come essere una grande famiglia felice. 

D. Ma non era come vivere in una bolla? Visto che Elvis era così famoso, sicuramente non poteva avere una vita normale.
JE. Assolutamente vero. Nessuna superstar riesce a vivere una vita normale, mai. Ma il fatto è che lui amava stare con coloro che conosceva, con le persone di cui aveva fiducia e per questo voleva averci con lui.Va anche ricordato, che Elvis era originario delle zone più povere del Mississippi e poi, quando, si è trasferito a Memphis, comunque si è sempre estraniato dal gruppo. Non indossava jeans con la maglietta arrotolata, o teneva i capelli a spazzola, cose così, lui portava sempre i capelli lunghi, vestiti un po’ strani. Perciò, quand’era ragazzo, non aveva tanti amici. Quando è cresciuto ed è diventato una celebrità, ha raccolto intorno a sé i suoi amici, quelli che conosceva dai tempi della scuola. Queste erano le persone che adorava avere intorno a sé.

D. Quando eri con lui, non stava facendo concerti live, ma films, giusto?
JE: Sì. Quando finì il militare, aveva in corso grossi contratti che prevedevano 3 film all’anno, per case cinematografiche diverse. Le uniche performance live, prima di riprendere nel ’69, furono fatte per beneficenza. Ne fece uno anche a Memphis. Poi nel ’69, tutto è ricominciato e è stato quando il Colonnello ha concluso la trattativa con l’International Hotel. Questa era la cosa che Elvis amava fare di più, esibirsi su un palco, di fronte ad un pubblico. 

lunedì 28 novembre 2016

370 Washington Street



06-11-1948 - Elvis e la sua famiglia si trasferirono in una pensione a 370 Washington Street. Questa è stata la prima casa della famiglia a Memphis. Oggi questo indirizzo non è altro che un lotto vuoto con erbacce e una rete metallica

sabato 26 novembre 2016

This Is Our Dance



This Is Our Dance
Words & Music: Les Reed/Geoff Stephens
Recorded: 1970/06/06, first released on “Love Letters from Elvis”

lunedì 21 novembre 2016

Release Me (On Tour)



Release Me
Words & Music: Miller/Stevenson (Dub Williams)
Recorded: 1970/02/18, first released on “On Stage”
ON TOUR - Greensboro Coliseum (Greensboro 1972/04/14)

domenica 13 novembre 2016

Could I Fall in Love




Could I Fall in Love 
Words & Music: Randy Starr
Recorded: 1966/06/28, first released on “Double Trouble”

domenica 6 novembre 2016

Paralyzed



Paralyzed
Words & Music: Otis Blackwell/Elvis Presley
Recorded: 1956/09/02, first released on “Elvis”


giovedì 3 novembre 2016

Intervista a Donnie Sumner (2007)



INTRODUZIONE 
Donnie Sumner, è cresciuto come figlio di un ministro della chiesa e sin dall’infanzia il suo modo preferito di intrattenere la gente è stata la Musica Gospel. Donnie è il nipote di J.D. Sumner, acclamato come il più grande basso del mondo. Sia Donnie che J.D. sono stati molto vicini ad Elvis Presley sia sul palco che durante le registrazioni in studio. 
La carriera professionale di Donnie comincia agli inizi degli anni 60. Nel 1965 diventa la voce leader e l’arrangiatore per il gruppo di J.D. Sumner e gli STAMPS QUARTET, e rimane con loro per quasi 8 anni. Negli ultimi 3 anni di collaborazione con gli STAMPS, lavora anche con Elvis Presley, e abbiamo avuto modo di vederlo durante il concerto via Satellite “ALOHA FROM HAWAII”. Donnie ha avuto anche il privilegio di apparire nel documentario “ELVIS ON TOUR” in cui lo si vede cantare la canzone "THE LIGHTHOUSE".
Nel 1972 Donnie si stacca dagli Stamps Quartet e crea un suo gruppo, che diventerà famoso con il nome VOICE INC. Per un anno coprirà l’incarico di membro residente del famoso GRAND OLE OPRY di Nashville. 
Essendo già a conoscenza delle capacità musicali di Donnie e della sua presenza scenica, agli inizi del 1973 Elvis Presley gli chiede di tornare con lui e diventare parte del suo entourage e della famiglia. Pertanto per i successivi 3 anni è ospite fisso, compagno, arrangiatore e musicista del suo amico Elvis. Durante questo periodo, Donnie è responsabile di tutti gli arrangiamenti vocali di Elvis e regolarmente, ogni volta che Elvis lo richiede, canterà inni gospel con Elvis, nelle sue session private fatte nel salotto della casa di Elvis, principalmente di notte. E’ in queste occasioni di incontro che Elvis decide di incidere 2 canzoni scritte da Donnie "MR. SONGMAN" e "I MISS YOU".
VOICE INC., il gruppo di Donnie, era quello che apriva gli spettacoli di Elvis Presley e faceva anche da back-up vocals dei suoi concerti. Alla fine del 1976, 11 mesi prima della morte di Elvis, trovandosi in una crisi emozionale e legata alla droghe, con successiva rinascita spirituale, lascia Elvis e diventa molto attivo nel cammino di fede con Gesù Cristo. 
Ritiratosi definitivamente dallo show business per i successivi 3 anni, Donnie si è dedicato alla fondazione di una società musicale a Nashville, TN, denominata SPIRIT AND ASSOCIATES, dedicando il suo stile di vita alla disciplina e alla crescita in “grazia e conoscenza” per il ritrovamento del Signore. 


INTERVISTA A DONNIE SUMNER

Quella che segue è una conversazione telefonica, del 15 maggio 2007, con Donnie Sumner

D. Mi racconti qualcosa di te? Dove sei nato e cresciuto?

DS. Sono nato a Lake Wood Florida, nel 1942. E’ successo tanto tempo fa. Quando sono nato io, mio padre era un raccoglitore di frutta e poi è diventato ministro della chiesa. Sto parlando del mio padre adottivo, perché il mio padre biologico, era anche lui un raccoglitore, ma, quando io avevo solo 10 mesi, rimase ucciso nella rissa di un bar,. Sono stato adottato e sono cresciuto in Florida e poi verso i 10 anni mi sono spostato nel Maryland. Il mio padre adottivo era un predicatore e ha parlato in tutto il Maryland. Poi mi sono sposato e mi sono trasferito a Nashville e lì mi sono fermato.

D. Cos’era J.D. Sumner per te?

DS: J.D. era il mio 2° cugino biologico. Quando mia madre ha dato in adozione 4 di noi figli, la mia nonna materna adottò mia sorella che aveva 7 anni e mio nonno paterno adottò il mio fratellino di 4 anni. Così una mattina mi sono svegliato e mio fratello era diventato mio prozio, mia sorella era mia prozia, le mie altre sorelle erano diventate mie 3° cugine e l’altro mio cugino era diventato mio padre (ride)

D. Insomma, in una notte è cambiata l’intera famiglia. J.D. aveva parecchio talento.

DS. E’ vero. Da che mi ricordo, lui è sempre stato il mio eroe. Da quando avevo 8 anni, sul palco, era solito presentarmi come il fratello di sua sorella, così tutti pensavano lui fosse mio padre.

D. Penso che per te fosse anche un padre.

DS. Giusto e io mi sentivo onorato di essere suo figlio

D. Ho letto su un sito che J.D. era l’Elvis di Elvis 

DS. Da giovane Elvis idolatrava J.D. e allo stesso modo J.D. idolatrava Elvis (ride).

J.D. era solito lasciarlo entrare gratis ai concerti, perchè Elvis non aveva soldi. J.D. diceva sempre che se avesse saputo che per Elvis le cose sarebbero andate come sono andate, invece di lascialo entrare gratis, si sarebbe fatto pagare una cena. (ride)

D. Adesso canti per conto tuo, giusto? 

DS. Sì. Ho lasciato gli Stamps dopo essere stato ossessionato da mia moglie e ho creato un gruppo che si chiama The Tennessee Rangers che, per un periodo, ha fatto parte del Grand Ole Opry. Poi sono andato con Elvis, come suo ospite e dopo il party ci ha assunto per lavorare e vivere con lui. La sera, a lui piaceva cantare il gospel con noi. Ci diede il nome Voice, così eravamo back singers dei suoi shows e ogni notte, dopo lo spettacolo, cantavamo per lui.

D. Com’è arrivato il nome Voice?

DS. Stavamo seduti nella casa di Elvis a Los Angeles ed è arrivato Larry Geller con un libro titolato “The Voice”. Aveva una bella copertina. Visto che eravamo seduti Elvis prese il libro, guardò verso Larry e poi verso di noi, dicendo “Voi non siete più i Tennessee Ranger, adesso il vostro nome è Voice. Prendemmo il libro di Larry Geller e aveva un logo che era simile a quello che usavamo noi per tutti i nostri affari commerciali.

D. Puoi raccontarmi com’è nata Mr. Songman?

DS. Io scrissi Mr. Songman proprio qui a Nashville, nel periodo in cui Elvis ci aveva lasciati a casa per un po’. Passavo la maggior parte del mio tempo con Elvis. Quell’anno ero rimasto per conto mio forse 12 notti in tutto e quella sera ero a casa da solo. Stavo passando un periodo difficile nel mio matrimonio. Ero ad una festa penosa, come unico ospite e ascoltavo il jukebox. Pensavo a tutte le canzoni tristi che c’erano nel jukebox e tutto il materiale che mi toccava da vicino. Così scrissi una poesia dedicata al jukebox. Ecco come è nata Mr. Songman. 

D. Ci vuoi raccontare com’è stato il tuo primo incontro con Elvis?

DS. La prima volta che ho incontrato Elvis è stato quando ha fatto il suo primo disco gospel e io facevo parte degli Stamps. Io avevo scritto qualche pezzo di quello che veniva chiamato Gospel contemporaneo e J.D. disse che ne avrebbe cantata qualcuna per Elvis. J.D. chiamò Graceland e così gliene cantai alcune, nella speranza che Elvis le avrebbe incise. Ma, quella volta, lui scelse canzoni standard e non canzoni contemporanee. Aveva scelto brani che stavano facendo gli Imperials. Le mie erano canzoni un po’ troppo avanti per quel periodo, anche se adesso sono diventate vecchie (ride)

D, Sei stato a Graceland?

DS. Ho vissuto a Graceland. Veramente la sola persona che viveva veramente a Graceland era Charlie Hodge. Gli altri stavano in quella che noi chiamavamo la Graceland Howard Johnson’s, la vecchia ala sul retro.

D. Che cosa hai pensato di Graceland la prima volta che l’hai vista? 

DS. La prima volta, mi sono sentito come quella ragazzina di colore del film Gone With The Wind……. Quanto siamo ricchi adesso! Rispetto a com’è adesso, in quel periodo Graceland era molto più piccola.
Quando c’era Priscilla, prima che Elvis la ristrutturasse, era molto carina. Quella che oggi è diventata la Jungle Room una volta aveva il tocco femminile ed era un rifugio di lusso. Poi un giorno Elvis andò in un negozio, vide una sedia zebrata e una maculata, una arancione e una verde e gli piacquero talmente tanto che le comprò tutte, per metterle in quella stanza (ride). Non era molto coordinato, ma era la stanza dove, di sera, tutti bazzicavamo. 

D. Di chi fu la decisione di registrare a casa di Elvis?

DS. Nella salotto della casa di Palm Springs, abbiamo registrato Are You Sincere. Il Col. Parker aveva chiamato Elvis, dicendogli che la RCA voleva un disco entro 4 giorni, stava per rompersi il contratto. Elvis rispose: io non vengo là. Se vogliono un disco possono venire loro qui e farlo. Il giorno successivo venne inviato un camion a casa sua, caricato di tonnellate di attrezzature di registrazione. Chiesi ad Elvis cosa avremmo dovuto fare e Felton Jarvis disse che avremmo fatto un disco. Con quali musicisti? Lui rispose: Non ne abbiamo. Chiamò James Burton che arrivò il giorno stesso. James suonava la chitarra, io il piano e Jim Baley del mio gruppo suonava il basso. Elvis disse; cosa dobbiamo registrare? Felton rispose: Io non ho niente, così chiesero a me. Io dissi: ho qualche canzone country ma non sono granché. Elvis mi chiese di fargliele sentire, così cantai Mr. Songman e I Miss You. Elvis disse: proviamo a farle. Così abbiamo fatto tutta la registrazione nel suo salotto, con 3 musicisti solamente. La RCA si riportò tutto a Los Angeles e aggiunge quello che mancava.

D. Anche queste canzoni sono molto tristi. Le ho ascoltate e mi hanno reso malinconico.

DS. Sai qual’è la differenza tra il country e il gospel? 

D. Non lo so

DS. Nella musica country perdi la casa, la macchina, il cane e tua moglie. Nella musica gospel tornano tutti a casa (ride)
D. Come hai saputo che era morto?

DS. Quando ho sentito la notizia, ero in Florida. Non riuscivo a crederci, anche perché molte volte, Elvis aveva detto che sarebbe scomparso per un anno o due.

D. Davvero diceva questo?

DS. Ne parlava in continuazione e quel giorno, a coloro che stavano con me, io dissi: finalmente l’ha fatto. Loro dissero: No è morto! E io: non è morto, è alle Hawaii o in qualche altro posto. Più tardi mi chiamò J.D. e mi disse che mi voleva per cantare al suo funerale.

“Ma Elvis è davvero morto J.D.? “
“Sì è morto.”
“Sei sicuro? “
E J.D. mi rispose: “Sì, è morto, sono appena uscito dalla sala del funerale. Pensavo fosse uno scherzo e invece se n’è davvero andato.”

A quel punto dovevo prendere subito un volo per Memphis, non avevo abbastanza tempo per andare in macchina, ma non c’erano posti nei voli dalla Florida che fosse con aerei di linea o privati. Tutti andavano a Memphis e così io ho perso il funerale. 

D. Così non hai potuto fargli il tuo omaggio? In seguito, sei riuscito a farglielo?

DS. Penso di averglielo fatto quando lo lasciai, 11 mesi prima che morisse. Gli dissi: Nessuno mi ha mai trattato meglio di te, nessuno con me è stato gentile quanto te e nessuno mi è mai stato tanto amico quanto te. Fino a quando vivrò lui sarà amico mio e se fossi morto prima di lui, avrei vigilato su di lui.

D. Hai mai parlato di religione, con Elvis? Ho l’impressione che, leggendo tanti libri diversi, fosse alla continua ricerca di qualcosa.

DS. Io non parlerò mai in modo negativo di un amico, quindi non prendere le mie parole come giudizi negativi su di lui. Mi limito a raccontare i fatti. Elvis non era molto organizzato con i libri. Intendo dire era intelligente, sapeva leggere e scrivere. Era un grande lettore ma io ero uno specialista sul tipo di letture. Lui non leggeva nulla di scienza o storia, leggeva libri religiosi. La maggior parte dei libri sulla religione che lui leggeva erano piuttosto anticonformisti. Sono sicuro che hai sentito la storia che diceva di non voler essere lasciato fuori dal Paradiso, per un dettaglio tecnico. Era molto forte nelle religioni orientali, come quelli sulla meditazione, ma non aveva il concetto di fede cristiana profonda. Tutti pensano che Elvis era un grande frequentatore di chiesa e che i suoi genitori erano molto religiosi, ma la verità è che non appena Elvis divenne abbastanza grande per camminare da solo e fino al giorno della sua morte, non è mai andato in chiesa, a meno che non cantassero gospel. Questo succedeva quando un gruppo di colore si trovava nel Mississippi oppure quando un gruppo di cantanti gospel bianchi, andava a Memphis. Pertanto la sua affiliazione con la chiesa è avvenuta grazie ai quartetti gospel. In verità Elvis non aveva molta conoscenza e preparazione sul cristianesimo Nei suoi ultimi anni si legò ad una coppia Maude Aimee e Rex Hombard.
 Rex Hombard e Maude Aimee 

E se c’è qualcuno che veramente può aver avuto una grande influenza spirituale su Elvis, quello è stato Rex Hombard. 

D. Che cosa pensi della sempre più grande popolarità di Elvis Presley?

DS. Non riesco a rapportare il fenomeno Elvis Presley a nessun altro artista. Tutti lo collegano a Priscilla e questo è il punto. Quello che voglio dire è che non so da cosa dipenda, ma ho una mia opinione personale. Se non condividi la mia fede cristiana, non poi essere d’accordo con me.




Io credo che Elvis sia stato consacrato. In altre parole, penso che sia stato creato da Dio per essere un cantore per cantare le lodi. Da qualche parte il potere del buio ha avuto il sopravvento e più o meno ha prostituito quel dono in un’altra forma di musica. La Bibbia dice che il dono viene dato senza che sia stato richiesto e questo significa che una volta che Dio te l’ha dato non gli interessa togliertelo. Se Elvis fosse rimasto un camionista, sarebbe stato il più grande del mondo, se fosse stato un escavatorista, i suoi scavi sarebbero stati i più larghi e i più profondi, grazie a quello che Dio ha creato in lui. Perciò, nel caso in cui tu fossi stato cieco e lui camminava nella stanza, avresti capito che lui era là.

D. Mr. Sumner cosa fai adesso?

DS. Da 25 anni sono un Ministro consacrato. Presto servizio come Pastore ed Evangelista. Nel 2000 mi sono diplomato in un seminario batista del sud e sono stato consacrato durante una convention batista del sud


D. Grazie infinite Mr. Sumner

DS. E’ stato un piacere

Traduzione di Loretta Fornezza

lunedì 31 ottobre 2016

Do Not Disturb



Do Not Disturb
Words & Music: Giant/ Baum/Kaye
Recorded: 1964/06/11, first released on “Girl Happy”

sabato 22 ottobre 2016

Milkcow Blues Boogie



Milkcow Blues Boogie
Words & Music: Kokomo Arnold
Recorded: 1954/12/10, first released on single
Traduzione di Vali/g52

lunedì 17 ottobre 2016

Intervista con Myrna Smith (2005)

Intervista con Myrna Smith – 21 Ottobre 2005


Myrna Smith è una delle Sweet Inspirations originali, il gruppo che ha cantato con Elvis dal 1969 fino alla fine. Le Sweet Inspirations, già per loro conto, ebbero successo con il R&B, gospel e registrazioni pop, di cui il loro primo e il più notevole successo è Sweet Inspirations Un singolo che, alla fine degli anni 60, ha dato il nome al gruppo, e per il quale si sono aggiudicate una nomination al Grammy. E’ stata questa la canzone che ha catturato l’attenzione di Elvis Presley, che le ingaggiò per fare le backing vocals ed essere anche un elemento di apertura nei suoi concerti da primato di Las Vegas 1969, quello che fu il suo ritorno ufficiale ai concerti live, dopo il suo trionfante ’68 TV special e la fine dei suoi obblighi contrattuali con Hollywood. Non fu necessaria alcuna audizione. Le Sweet Inspirations lo incontrarono al loro arrivo per le prime prove del ’69. Le “Sweet” lavorarono con Elvis a Vegas, durante i suoi tours e per tutte le sue incisioni, dal 1969 al 1977.

Myrna è stata con Elvis anche durante il 1976, periodo di registrazioni a Graceland, sia per le sessioni di febbraio che per quelle di ottobre/novembre dello stesso anno.

Le Sweet Inspiration inizialmente comprendevano: Ciccy Houston (madre della superstar Whitney) Sylvia Shernwell, Myrna Smith ed Estelle Brown.

D. Come avete incominciato a cantare per gli spettacoli di Elvis Presley?
R. Nel 1967, avevamo registrato una canzone a Muscle Shoals. Facevamo una sessione là, perché l’Atlantic ì lì che ci aveva mandato a registrare. La sessione era andata bene ma non c’erano canzoni che riuscissero a distinguersi veramente. Così un paio di ragazzi lasciarono la sessione e andarono in un’altra stanza. Circa 40 minuti più tardi tornarono con una canzone che poi chiamammo “Sweet Inspiration” E fu inserita nell’album e divenne il nostro più grande successo. Elvis aveva ascoltato questa canzone e gli era piaciuta. Quindi disse alla sua gente di contattarci. Non avemmo un’audizione. Lui sapeva già che eravamo ciò che cercava, in quanto voleva cantare soul, R&B, e gospel, con un gruppo di voci femminili e uno di voci maschili. Aveva pianificato tutto. E così l’abbiamo fatto senza un’audizione. Gli era piaciuto il nostro disco. Gli era piaciuto così tanto che lo utilizzò per Suspicious Mind.

Q. Dove avete incontrato Elvis?

domenica 16 ottobre 2016

If You Don't Come Back


If You Don't Come Back
Words & Music: Jerry Leiber/Mike Stoller
Recorded: 1973/07/21, first released on “Raised on Rock”
Traduzione di Vali/g52