lunedì 22 agosto 2016

Danny




Danny
Words & Music: Fred Wise/Ben Weisman
Recorded: 1958/01/23, first released on “A Legendary Performer, Vol. 3”

giovedì 18 agosto 2016

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977




"UN ULTIMO SGUARDO ALLA STELLA CADUTA, ATTIRA I FEDELI "
 The Commercial Appeal – Nashville –
"Un numero stimato che va dalle 50.000 alle 100.000 persone ha visitato Graceland durante la giornata di mercoled’ 17 agosto, per dare il loro omaggio……. La salma di Presley si trovava nell’atrio, subito dopo la porta principale. Da quando Presley la scuistò nel 1957, è’ la prima volta che la casa viene aperta al pubblico. Per tutto il giorno la gente ha fatto la fila per trovarsi nel foyer. I visitatori, non appena visto la salma….. venivano velocemente indirizzati verso l’esterno della casa. I cancelli sono stati chiusi alle 18.30, con dolore dei molti fans e alle 18,00 si stima che 10.000 persone erano ancora in fila, mentre nella casa sono entrate da 20 a 25.000.persone "
"Eddie Fadal, che si definisce amico di di Elvis da una vita, è uscito dalla casa per dare ai giornalisti una foto che è stata scattata all’interno. “Tutto molto tranquillo” dice “Le persone sono sedute intorno alla bara, ma sono tutti abbattuti.” Fadal dice che Ginger Alden, l’ultima fidanzata del cantante, ha preso bene la sua morte, ma che per Priscilla Presley, l’ex moglie del cantante e madre della loro figlia, Lisa è molto molto dura”

“IL FUNERALE DI ELVIS” – The Tennessean - Nashville
"C.W. Bradley, ministro della Woodvale Church of Christ fa una breve cerimonia nella casa “Siamo qui per onorare la memoria di un uomo amato da milioni di persone…….. ma Elvis era un essere umano fragile e avrebbe dovuto essere il primo ad ammettere la sua debolezza. Forse a causa della rapida ascesa al successo e alla fortuna, è stato indotto in tentazioni che, altrimenti, non avrebbe conosciuto mai. Elvis non voleva che si pensasse che lui fosse senza difetti e non facesse errori. Ma ora che se n’è andato, io credo sia molto più d’aiuto ricordare le sue buone qualità e spero che lo facciate anche voi.”


“IL FUNERALE SILENZIOSO E PRIVATO DI ELVIS” - The Tennessean – Nashville
Alle 14, si è tenuto il servizio funebre di Elvis Presley, nella stanza della musica collegata con la sala da pranzo. Durante la cerimonia un quartetto gospel ha cantato “How Great Thou Art” e “Sweet, Sweet Spirit”. Dopo che erano state dette anche le ultime parole, gli ospiti hanno lasciato da solo, Vernon Presley, il padre del cantante. La macchina di Vernon Presley ha guidato la processione, quando subito dopo le 15.30 gli ospiti e i membri della famiglia hanno lasciato la casa. Alla macchina seguiva il carro funebre bianco che trasportava la bara. Il carro funebre era seguito dalla ex moglie Priscilla, il viso nascosto da un velo, tenendo per mano la figlia di 9 anni, Lisa Marie

“IL RE DEL ROCK ‘N ROLL E’ STATO SEPOLTO”
La bara coperta di fiori di Elvis Presley è stata portata nel luogo del riposo al Forest Hill Midtown Cemetry.” La cripta nel mausoleo, dove era stato messo il corpo, è stata sigillata e attaccata con mortai, e successivamente coperta con una lastra di marmo.”



“IL COLONNELLO MANTIENE IL CONTROLLO” Memphis- The Tennessean (Nashville)
“Ieri si è appreso che il Colonnello Parker, l’uomo che Elvis Presley ha definito come “colui che mi ha fatto diventare quello che sono”, per il momento, rimarrà in carico per seguire gli affari del cantante”. Joe esposito ha detto “Quando ha saputo dell’attacco di cuore, lui (Parker) stava organizzando i dettagli, per il nuovo tour nel New England,..”

I FANS COMBATTONO PER SCRUTARE ELVIS - The Herald - Melbourne, August 18

Memphis Tennessee, Mercoledì. – Oggi, più di 75.000 persone costernate, in lacrime, singhiozzanti e agguerrite per vedere il corpo di Elvis … Naturalmente dall’Americano arrivano altre parole, ma questa volta la prima pagina è dedicata al 100% ad Elvis. A WASHINGTON il Presidente Carter ha fatto un discorso sulla morte del Re del Rock ‘n Roll: “Era un simbolo della vitalità, delle ribellioni e del buon umore degli Stati Uniti” ha detto il Presidente Carter. (tuttavia la Casa Bianca non dichiara giornata di lutto nazionale, come suggerito da migliaia di telefonate) Nel fine settimana, la stampa australiana si barcamena nella cosa con le sue parole, ma ora rendendosi conto dello stato d’animo del pubblico, ha cambiato con un approccio più positivo. Un esempio di entrambe le opinioni è nel seguente articolo.




I FANS DI ELVIS FANNO GRANDI SPESE - The Age - Melbourne, Saturday, August 20

Melbourne……………Non è niente se non una città in agitazione. La morte di Elvis Presley, il “Re” del Rock, ha lasciato scossa molta gente e costantemente in lacrime. I negozi di dischi della città, hanno riportato il più grande incremenento delle vendite dei dischi di Elvis Presley che si sia verificato in molti anni e hanno bombardato di richieste la RCA, l’etichetta di Elvis, per rifornire gli stock. Contemporaneamente, la RCA Australia ha proclamato agosto, come il mese di Elvis Presley e ha rifornito i magazzini con dischi extra. Ma già a sera, tutto era stato accaparrato.
I commessi dicono che i clienti vanno dai teenagers a gente di 80 anni, e che è stato l’argomento del giorno.
All’Allans Music in Collins Street (Melbourne City) è stata completamente rifatta una vetrina, con soli dischi di Elvis e un grande poster di lui, il tutto drappeggiato con una tenda nera.
Le radio entrano in azione, dal momento le news telegrafano annunciano la tragedia scioccante, poco prima delle 7.30, The Green Guide ha tutti i dettagli. The Green Guide, ancora oggi, è la guida radio televisiva.
La notizia è preceduta da un elogio di quattro suoni di campana, che normalmente viene usato per le morti dei presidenti o dei reali. Stan Rofe, il 40enne padre dei Dj di Melbourne , la sente nell’aria, al tavolo della colazione………. E smette di mangiare. “Non me la sentivo di andare a lavorare, ma poi ho pensato che potevano aver avuto bisogno di me, per aiutarli a fare un tributo” dice. Rofe manda in onda l’Ora di Elvis Presley dal 1957-68. Elvis Presley mi ha iniziato al rock ‘n roll. Era un’ispirazione. Senza Presley, non credo che sarei mai diventato un disk jockey e le radio, oggi, sarebbero molto diverse…. Dice Rofe



18 Agosto 1977 - Il Funerale



IL FUNERALE








PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis and Me” di Priscilla Presley (pubb. 1987)


Rimasi seduta nella camera della nonna per quasi tutto quel pomeriggio, nel momento in cui migliaia di partecipanti in lacrime, arrivati da tutto il mondo, offrivano i loro omaggi alla bara. Molti piangevano, alcuni uomini e donne svenivano. Altri indugiavano davanti alla bara, rifiutandosi di credere che si trattasse proprio di lui.

Era veramente amato, ammirato e rispettato. Aspettai che arrivasse il momento giusto per Lisa e per me, per salutarlo. Avvenne in tarda serata ed Elvis era già stato spostato nel soggiorno, dove avrebbe avuto luogo il funerale. C’era calma tutti se n’erano andati.Io e Lisa Marie, insieme rimanemmo in piedi, immobili davanti a lui, cariche di emozioni. “Sembri così in pace, Sattnin, così riposato. So che là troverai la felicità e tutte le risposte che cercavi” poi scherzai “Ti prego solo di non creare problemi al cancelli del Paradiso!”.

Lisa mi prese la mano e insieme infilammo al suo polso sinistro un grazioso braccialetto d’argento, raffigurante una madre e un bambino che si tengono per mano, “Ci mancherai tanto!”

Sapevo che la mia vita non sarebbe stata più la stessa.

Il Colonnello venne al funerale vestito con il suo solito cappellino da baseball, camicia e pantaloni sportivi.

Mascherava le sue emozioni come meglio poteva. Per lui, Elvis era stato come un figlio.

Il Colonnello veniva considerato un uomo d’affari senza cuore, ma in realtà era rimasto fedele e leale ad Elvis, anche quando era iniziato il declino della carriera di Elvis.

Il giorno del funerale chiese a Vernon di firmare un’estensione del suo contratto, come manager di Elvis.

Stava già facendo i suoi piani per tenere alto il nome di Elvis. Aveva agito velocemente, per paura che visto che Elvis se n’era andato, Vernon sarebbe stato troppo distrutto per gestire correttamente le infinite proposte e richieste che già spuntavano all’orizzonte. E Vernon firmò.


Al servizio funebre, Lisa ed io eravamo sedute con Vernon e la sua fidanzata, Sandy Miller, Dodger, Delta, Patsy, i miei genitori, Michelle, e il resto della famiglia.

C’erano anche George Hamilton, Ann-Margret con suo marito.

Ann mi espresse la sua simpatia in modo talmente spontaneo che sentii un legame sincero verso di lei.

J.D. e gli Stamps cantarono i brani gospel che Elvis preferiva. Fu Vernon a scegliere il predicatore, un uomo che conosceva bene Elvis e che parlò molto della sua generosità.

Elvis probabilmente avrebbe riso e detto a suo padre “Non potevi chiamare un comico o qualcosa di simile?”

Elvis non avrebbe voluto vederci così addolorati.

Dopo il servizio ci dirigemmo verso il cimitero, dove io e Lisa eravamo in macchina con Vernon e Sandy.

Era a tre miglia di distanza e lungo tutto il percorso, entrambi i lati della strada erano pieni di gente e altre migliaia erano al cimitero.

I portatori della bara (Jerry Schilling, Joe Esposito, George Klein, Lamar Fike, Billy Smith, charlie Hodge, il Dr. Nick e Gene Smith) appoggiarono la bara nel mausoleo in marmo dove, finalmente, Elvis poteva riposare.


Anche in cimitero ci fu una breve cerimonia e, uno ad uno, tutti camminarono vicino alla bara. Ci fu chi la baciò, chi la toccò e chi, come ultimo saluto, disse poche parole.

Prima che io e Lisa tornassimo a L.A., Vernon mi chiamò nel suo ufficio.

Era distrutto dal dolore. Sapevo indicargli qualcuno che potesse aiutarlo a capire perché suo figlio era morto?

Non l’ha mai accettato veramente e credo che si sia portato dietro questo dolore fino alla sua morte, così come, in seguito, anche la nonna non riuscì mai a riprendersai dalla morte di Vernon

PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis By The Presleys“ (pubb. 2005)

mercoledì 17 agosto 2016

16 Agosto 1977 - di Paolo Meucci



              





E’ il 16 agosto 1977.... dopo che Elvis è stato allo studio del suo dentista per la pulizia dei denti e l’otturazione di un paio di carie, appena passata mezzanotte ritorna a Graceland.
Rimane sveglio insieme alla famiglia ed il suo staff tutta notte sino alle prime ore del mattino, per definire gli ultimi dettagli del prossimo concerto, che inizierà da Portland nel Maine.
Elvis è nervoso è passato l’effetto dell’anestesia, sente dolore ai denti e chiede di andare al Baptist Memorial Hospital a prendergli delle pillole di Dilaudid, un analgesico potentissimo. Ne ingerisce 6 senza risultato. Alle 4 del mattino fa una partitina di squash con suo cugino Billy Smith.
Poi si siede al pianoforte, suona un paio di gospel e poi Blue Eyes Crying In The Rain; quella canzone gli piace e lo rilassa.
Alle 5, torna da Ginger, in camera da letto e assume un’altra dose di pillole,ma ancora non riesce a prendere sonno e, un paio di ore dopo, ingoia altre pasticche.
Alle 8.30 prende l’ennesima dose di medicinali. Alle 9.30 Elvis decide di andare in bagno per continuare a leggere il libro che lo stava appassionando "The Scientific Search For The Face Of Jesus" ...

Sono le 14:30, fa molto caldo, una di quelle giornate afose, tipiche del sud degli Stati Uniti, in casa Graceland tutti si stanno preparando per il viaggio della sera, alle 19.00 il Lisa Marie si alzerà in volo per Portland.
Al Strada, fidatissima guardia del corpo di Presley sta preparando il baule con gli abiti di scena; a pochi metri da lui, Joe Esposito che sta verificando i dettagli del viaggio.
Ginger Alden non riesce a trovare Elvis nella villa; prova quindi a cercarlo in bagno.
Ginger lancia un urlo... trova Elvis disteso in terra, privo di sensi con il viso pallido; prende l’interfono e chiama Al, dicendo presto…vieni subito in bagno… Elvis è svenuto.
Arriva e subito Al si rende conto della tragedia allora chiama per interfono e dice a Joe… sali immediatamente… c’è bisogno di te.
Quando arriva Joe vede Elvis per terra e nonostante la bocca sia bloccata, ha la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni.
Prova a praticargli un massaggio cardiaco ma, subito dopo preferisce prendere chiamare il 911; intanto pochisso dopo arriva papà Vernon Presley,.... entra in bagno. È sconvolto. "Elvis non ci lasciare…", continua a ripetere tra le lacrime.
Arriva anche il dottor Nichopoulos avvisato prontamente da Al, ma ogni tentativo di rianimazione risulta vano.
Il corpo ormai esanime di Elvis viene trasportato di gran fretta al Baptist Memorial Hospital, Trauma Room n. 1.
Si racconta che Elvis nudo era disteso su un tavolo di metallo, con un incisione che andava dalla gola all'addome probabilmente per un massaggio cardiaco.
Inoltre viene effettuata una lavanda gastrica per svuotare lo stomaco dall’infernale miscuglio di droghe.
Malgrado tutti i tentativi fatti dai medici per salvargli la vita, intorno alle ore 13.30 Elvis è spirato… muore all'età di 42 anni; se n’era andato così, in silenzio,... da solo, nella stanza più remota della sua casa.

La notizia della morte viene data verso le 15 del pomeriggio quando il dottore Nichopoulos, portavoce dell'équipe medica dichiara sommariamente alla stampa e in TV : Elvis Presley è morto "per aritmia cardiaca".
Alle 16, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, Vernon Presley dice semplicemente:
My son is gone (mio figlio se n’è andato)
Il padre di Elvis Vernon, quello stesso pomeriggio, chiede che l'autopsia abbia carattere "privato", il che significa che, grazie ad una legge dello stato, tutti i risultati dell’ autopsia potranno rimanere segreti per 50 anni.
Lo stesso giorno si esegue l’autopsia della durata di 3 ore alla quale parteciperanno dieci medici.
L’autopsia rivelerà che nel corpo di Elvis c’erano quattordici sostanze chimiche diverse, di cui dieci sopra i limiti tollerabili dal fisico umano.
La notizia della morte di Elvis si diffuse con la velocità della luce ed in breve tempo fa il giro del mondo, mettendolo sotto shock tutti; giovani, adulti e meno giovani che si riconoscevano in quell'idolo rimasero attoniti.
Vi furono scene di disperazione e di isterismo e qualche tentativo di suicidio.
In pochissime ore più di 80.000 persone si accalcavano davanti ai cancelli di Graceland. I fiorai di Memphis furono subissati di richieste di corone di fiori.
Furono organizzati dei voli speciali per trasportare omaggi da ogni angolo dell’America.
Il funerale si è svolto il 18 agosto a Graceland, seguito in diretta televisiva da milioni di persone. Fuori dai cancelli c’era una folla oceanica che attendeva il corteo funebre per accompagnare il Re nel suo ultimo viaggio e dargli l’ultimo saluto.
Il corpo di Presley fu sotterrato al “Forrest Hill Cemetery” accanto a quello della madre Gladys.
Purtroppo a causa di un tentativo di furto della salma avvenuto verso la fine di agosto, fu quindi trasferito il 2 ottobre nel “Meditation Garden” di Graceland dove riposa tuttora.

Elvis Presley non solo è morto per raggiungere il Paradiso, ma per trasformarsi definitivamente in leggenda....!
Dico una preghiera per lui e tutti quanti facciamo un momento di silenzio per ricordarlo, per ricordare il suo messaggio d'amore e facciamo lo stesso anche tutti noi,... diamo amore... sempre !


Paolo Meucci


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martedì 16 agosto 2016

16 Agosto 1977 - I commenti e le reazioni

LA FAMIGLIA


PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis and Me” di Priscilla Presley (pubb. 1987)

Era il 16 Agosto 1977, una giornata coperta e afosa, non una tipica giornata del sud della California. Quando uscii nell’aria c’era una quiete, una calma innaturale, che non mi era mai capitato di percepire prima. Avrei quasi voluto tornare in casa, tanto ero incapace di scrollarmi di dosso il mio disagio. Quella mattina avevo un appuntamento e verso mezzogiorno dovevo incontrare mia sorella Michelle.
Sulla strada per Hollywood mi resi conto che l’atmosfera non era cambiata e sembrava ancora silenziosa e deprimente e aveva iniziato a piovigginare.
Appena infilai Melmose Avenue, vidi Michelle all’angolo, con uno sguardo preoccupato. “Cilla, mi disse appena mi fermai, “ho appena ricevuto una telefonata da papà. Joe sta cercando di rintracciarti. E’ successo qualcosa ad Elvis. E’ in ospedale”.
Joe Esposito era il road manager di Elvis e il suo braccio destro. Mi sentii gelare! Se mi stava cercando, doveva essere successo qualcosa di terribile.
Dissi a Micelle di prendere la sua macchina e seguirmi a casa.
Feci un’inversione a U in mezzo della strada e guidai come una pazza.
Elvis era entrato e uscito dall’ospedale tutto l’anno. C’erano volte in cui non era veramente malato, ma lo faceva per prendersi un po’ di riposo, per stare lontano dalle pressioni e magari dalla noia. Non c’era mai stato niente di veramente serio.
Pensai a nostra figlia, Lisa, che era a Graceland con Elvis e sarebbe dovuta rientrare quel giorno.
“Dio mio, pregai, fa che sia tutto a posto. Fai in modo che non gli sia successo niente, ti prego, buon Dio!!
Superai ogni semaforo rosso e quasi colpii una dozzina di macchine. Finalmente arrivai a casa e, mentre entravo in garage, da dentro casa sentii il telefono che squillava.
“Ti prego non riattaccare”, pregavo saltando fuori dalla macchina e correndo verso la porta. “Arrivo” gridavo”.
Cercavo di inserire la chiave nella serratura, ma la mia mano non smetteva di tremare.
Finalmente entrai in casa, alzai il ricevitore e urlai: “Pronto, Pronto!”
Tutto quello che riuscivo a sentire era l’eco di una chiamata che arrivata da lontano, poi improvvisamente una voce rotta e debole disse
“Cilla, sono Joe”
“Joe, cosa è successo?”
“Si tratta di Elvis”
“Oh Dio mio. Non dirmi”
“Cilla, è morto!”
“Joe, Non dirmi una cosa simile. Ti prego!”
“L’abbiamo perso!”
“No. No!” Lo pregai di rimangiarsi tutto. Invece rimase in silenzio
“L’abbiamo perso…..”
La sua voce si ruppe ed entrambi iniziammo a piangere.
“Joe, dov’è Lisa?” domandai
“Sta bene. E’ con la nonna”
“Grazie a Dio. Joe manda un aereo a prendermi, per favore. Presto, voglio tornare a casa”

Riagganciai il telefono. Mia madre e Michelle erano appena arrivate, mi abbracciarono e scoppiammo a piangere abbracciandoci l’un l’altra.
Dopo pochi minuti il telefono suonò di nuovo. Per un attimo pensai ad un miracolo: mi stavano chiamando per dirmi che Elvis era ancora vivo, che stava bene e che tutto era stato un brutto sogno.
Ma non c’era nessun miracolo “Mamma, Mamma” diceva Lisa “E’ successo qualcosa a papà”
“Lo so, bambina mia” sussurrai “Arrivo subito. Sto aspettando l’aereo”
“Mamma, stanno tutti piangendo”
Mi sentivo sfinita, disorientata. Cosa potevo dirle? Non riuscivo a trovare le parole per consolarla. Lisa non sapeva ancora che suo padre era morto. Tutto quello che riuscivo a dire ripetutamente era “Arrivo appena posso. Cerca di rimanere nella stanza della nonna, lontana da tutti”
Nel sottofondo riuscivo a sentire la voce di un Vernon disperato che gemendo, diceva “Mio figlio se n’è andato, Buon Dio, ho perso mio figlio”.
Fortunatamente l’innocenza dei bambini provvede alla loro protezione. Per lei la morte non era ancora una cosa reale. Mi disse che sarebbe andata a giocare con Laura, la sua amica.
Riagganciai il telefono e uscii stordita e ancora sotto shock.
I media stavano già trasmettendo la news. Il mio telefono non smetteva di suonare, con amici che cercavano di affrontare lo shock, membri della famiglia che volevano avere spiegazioni e la stampa che faceva domande.
Mi chiusi in camera mia, dando istruzioni che non volevo parlare con nessuno e volevo rimanere sola. Volevo morire!!!!
Negli ultimi anni eravamo diventati ottimi amici, ammettendo i nostri errori del passato e avevamo iniziato quasi a ridere dei nostri difetti.
Non riuscivo ad affrontare la realtà che non l’avrei più rivisto vivo. Lui c’era sempre stato per me. Avevamo un forte legame. Eravamo diventati molto uniti, ci capivamo di più e avevamo più pazienza l’uno con l’altro, più di quando eravamo sposati.
Avevamo persino parlato che un giorno………… Ed ora se n’era andato!
Ricordo la nostra ultima telefonata, qualche giorno prima. Era di buon umore e parlava del suo imminente prossimo tour di 12 giorni. Aveva perfino riso, mentre mi diceva che, come sempre il Colonnello aveva tappezzato con i suoi posters la prima città del tour e che già prima del suo arrivo, i suoi dischi venivano ripetutamente trasmessi. “Caro vecchio Colonnello” disse Elvis “E’ da tanto che siamo insieme e ancora fa le stesse cose. C’è da stupirsi che la gente ancora compri quelle cose”
Adoravo sentire la risata di Evis, qualcosa che era diventata sempre più rara.
Solo qualche giorno prima di quella telefonata l’avevo sentito giù di morale e stava pensando di rompere con Ginger Alden, la sua ragazza.
Lo conoscevo abbastanza bene per sapere che, per lui, questa non sarebbe stata una mossa facile da fare.
Se solo avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta, gli avrei parlato, gli avrei detto tante cose, cose che volevo dirgli e che non avevo mai fatto, cose che avevo tenuto dentro di me per molti anni, perché ritenevo non fosse mai il momento giusto.
Per 18 anni, Elvis era stato parte della mia vita.
Quando lo incontrai avevo appena 14 anni.
Elvis mi aveva insegnato tutto: come vestirmi, come camminare, come truccarmi e come acconciarmi i capelli, come comportarmi, come amare.
Nel corso degli anni era diventato mio padre, mio marito ed era molto vicino a Dio.
Ora se n’era andato e mi sentivo molto sola e spaventata, come mai mi sono sentita nella mia vita.
Prima che arrivasse il Lisa Marie, le ore passavano lentamente.
Dietro le porte chiuse stavo seduta e aspettavo, ricordando la nostra vita insieme con le sue gioie, i dolori, la tristezza e i trionfi.
Ci imbarcammo sul Lisa Marie verso le 21 di quella stessa sera: i miei genitori, Michelle, Jerry Schillin, Joan Esposito e alcuni amici stretti. All’inizio mi sedetti da sola, in disparte, Poi andai in fondo all’aereo, nella camera da letto di Elvis. Mi distesi, incapace di credere che Elvis era morto veramente.
Ricordai le battute che Elvis faceva sempre sulla morte. Diceva: “Devo portar qualcosa per quando lascerò questa terra” e così iniziò ad indossare al collo una catena, dove c’erano sia la croce che una Stella di David. Ci scherzava su, dicendo che voleva essere tutelato in tutti i campi, non si sa mai che per un dettaglio si ritrovasse a perdere il Paradiso.
Il viaggio sembrava non finire mai.
Appena arrivammo a Memphis, ero completamente intontita.
Onde evitare la folla di fotografi, c’era una limousine che ci aspettava, e partimmo verso Graceland a tutta velocità. Lì incontrammo le facce sconvolte, incredule e agitate dei parenti, degli amici stretti, delle cameriere, di tutte quelle persone che erano rimaste con noi per molti anni. Avevo passato la maggior parte della mia vita con loro e ora le vedevo distrutte.
La maggior parte della famiglia di Elvis – Vernon, la nonna, sue figlie Delta e Nash ed altri – erano riuniti nella stanza della nonna, mente i suoi amici e i ragazzi che avevano lavorato con lui, erano quasi tutti nel soggiorno.
Tutti gli altri camminavano su e giù per le stanze, silenziosi e composti, guardandosi intorno increduli.
Lisa era fuori in giardino, con un’amica e correva con il golf cart che suo padre le aveva regalato. All’inizio rimasi affascinata nel vedere come fosse capace di giocare in un momento così, ma quando parlai con lei, mi resi conto che ancora non aveva realizzato la gravità di quanto successo.
Lisa aveva visto l’ambulanza che portava via suo padre e, in quel momento, per lei Elvis era ancora nell’ospedale, perciò era confusa.
“E vero?” mi chiese “E’ vero che mio papà se n’è andato veramente per sempre?”.
Ancora una volta rimasi senza parole. Era la nostra bambina: era già difficile per me trovare conforto per la morte di Elvis ed ora non sapevo come dirle che non l’avrebbe visto mai più.
Feci cenno di sì con la testa e la presi tra le mie braccia. Ci abbracciammo e poi lei corse via e riprese a correre con il golf cart.
Adesso capivo che il suo era un modo per evitare la realtà.
La notte fu senza fine. In molto di noi stavamo seduti intorno al tavolo ed è lì che venni a sapere com’ è successo.
Mentre ascoltavo il racconto di come si erano svolti i fatti nelle ultime ore di vita di Elvis, mi sentivo che stavo sempre più male. C’erano talmente tante domande in sospeso. Elvis era stato praticamente lasciato solo per tutto quel tempo.
Improvvisamente mi resi conto che avevo bisogno di stare sola.
Salii di sopra, nella suite privata di Elvis, dove avevamo passato insieme un’infinità di ore della nostra vita.
Le stanze erano più in ordine di quanto mi aspettassi. Molte delle sue cose personali non c’erano più. Sul suo comodino non c’erano libri. Andai nel guardaroba ed era come se sentissi viva la sua presenza – il suo profumo unico inondava la stanza. Fu una sensazione inquietante.
Dalla finestra del soggiorno potevo vedere migliaia di persone ferme sull’Elvis Presley Boulevard in attesa che il carro funebre riportasse il suo corpo a Graceland.
La sua musica riempiva l’aria tramite le radio di tutto il paese che lasciavano il loro tributo al Re.
La bara aperta venne messa nell’entrata .

LISA MARIE PRESLEY – Dal libro “Elvis By The Presleys“ (pubb. 2005)

domenica 14 agosto 2016

Farther Along





Farther Along
Words & Music: Arranged by Elvis Presley 
Recorded: 1966/05/27, first released on “How Great Thou Art”

domenica 7 agosto 2016

Dave Marsh e la sua recensione in Walk a Mile in my Shoes

Il cofanetto WALK A MILE IN MY SHOES contiene un opuscolo corredato di moltissime foto e con i commenti del critico musicale Dave Marsh.

Questa la traduzione di Loretta Fornezza


Dave Marsh - Maggio 1995

Elvis cantava.

Elvis cantava per se stesso, cantava per i suoi amici, cantava per noi, cantava per trovare la verità della sua situazione, cantava per piacere, cantava per vivere. Quando cantava, molto più che in altre occasioni, si sentiva più se stesso e in contatto con il resto dell’umanità.
Così Elvis cantava. Questo è il fatto fondamentale e irriducibile.

Negli anni 50 doveva dimostrare che era qualcosa di diverso dagli altri, facendo quella sua musica selvaggia non di così grande qualità.
Negli anni 60, al suo rientro dall’esercito, ha dovuto dimostrare la sua forza per rimanere, finché, alla fine del decennio, quando è riemerso dalla nebbia di Hollywood, ha dovuto dimostrare che era ancora padrone della sua vitalità come artista, su un palco e in sala di registrazione.
Ha fatto fronte a queste sfide in modo talmente deciso, che quando stava iniziando la terza decade della sua carriera, non c’erano più montagne da scalare ed Elvis stava in cima al gruppo, da solo, imprendibile, dove nessuno poteva sfidarlo e nessuno è riuscito a farlo, nemmeno John Lennon e gli altri Beatles.

Dal 1970, Elvis Presley è stato riconosciuto come il re del rock ‘n roll, ma è emerso anche come grande cantante di musica country, pop, gospel, opera leggera.
Quell’anno, dopo aver visto per la prima volta, Elvis sul palco esibirsi di fronte a 6 musicisti, 9 backup singers e venti fiati, il critico Jon Landau scrisse : La magnificenza delle perfomances di Presley sta nella sua regalità. E’ l’unico intrattenitore al mondo che non ha bisogno di stipulare un’assicurazione sulla sua fama, sul suo successo, sulla sua grandezza. E’ l’unico artista che si rivela in se stesso e noi con lui”.
Elvis ha occupato questa posizione non per appuntamento, ma per merito. I suoi dischi dimostrano grandi esibizioni in tutti i campi musicali. I suoi concerti live hanno trasformato i concerti di musica popolare in un’altra dimensione, e come dice Landau, facendolo sembrare, “Uno dei pochi professionisti della commedia musicale americana. I suoi 31 film gli hanno fatto fare un training sufficiente che oggi ci permette di vedere colui che prima è stato un attore di commedie musicali e poi un musicista puro. Quando unisce il suo talento con la proiezione di sé stesso, con una sorta di regalità molto personale, il risultato è uno spettacolo fantastico.”
Tutto questo significa che, finalmente, Elvis ha confermato la verità delle risposte alle domande di Marion Keisker, alla Sam Phillip’s Recording Service di Memphis, Tennessee, nel 1954:
“Che tipo di cantante sei?” chiese Keisker
“Canto tutti i generi” Elvis rispose
“A chi assomigli quando suoni” Chiese lei
“”Non assomiglio a nessuno” Le rispose
Tuttavia, nei successivi 20 anni e più, molto è cambiato della sua vita ed arte, ma Elvis ha dimostrato che nessuna di queste cose è cambiata.

La musica di Elvis degli anni ’70 è stata presa e selezionata, emessa e riemessa, discussa, analizzata, distorta, pubblicata e archiviata. Ma solo ora, raggruppata in un’unica raccolta che vi rende possibile capire quanto sia stato produttivo negli ultimi sei anni della sua vita. Soprattutto considerando i suoi gravi problemi di salute che lo hanno perseguitato per la maggior parte di questo periodo.
Elvis ha fatto un elevato numero di incisioni notevoli. Tracce quali “Burning Love” "Merry Christmas Baby” “Polk Salad Annie” “Always On My Mind” “I’ve got a Thing About You Baby” “Bridge Over Troubled Water” “You Gave Me A Mountain” “An American Trilogy” “Steamroller Blues” “Promise Land” e “Hurt” definiscono due cose.
La prima è che Elvis ha continuato ad essere un grande cantante popolare, in grado di affrontare tutti i tipi di canzoni lasciando, dietro di sé, un’eredità con la quale possano sperare di competere pochi artisti della sua epoca, per non dire nessuno, .
La seconda è che con la sua maturazione, la musica di Elvis è diventata sempre più personale e rivelatrice, cosi che dove lui sembrava totalmente immune da qualsiasi influenza di personalizzazioni e confessioni di altri cantanti rock come John Lennon e Bob Dylan, Elvis gestiva a modo suo la moda di usare l’arte, per raccontare le parti più intime di sé stesso. Questo si dimostra particolarmente vero nella serie di canzoni autobiografiche, registrate durante il periodo della separazione e del divorzio (1972-1973), che comprendono non solo pezzi ovvi come “You Gave Me A Mountain” “Separate Ways” e “Always on my Mind”, ma in modo più obliquo in brani quali “Until It’s Time For You To Go” e “The First Time I Ever Saw Your Face”
Molti non capiscono il risultato di questo aspetto di Elvis oppure perché, alla fine della sua carriera, a modo loro, fossero tanto emozionanti quanto furono quelle dell’inizio. Ecco perché, come sempre, lui non ha mai suonato per snobbismo personale.
Elvis ha espresso la sua musica in un giro di tours senza fine, di cui per lunghi periodi a Las Vegas e con periodi di registrazione, dando vita alla più grossa fatica della storia della musica, facendo uscire in un anno 3 o 4 albums. Anche se toglieste tutte le registrazioni dei concerti, comunque Elvis ha fatto più musica di qualsiasi altro artista popolare di quel periodo, eseguendo una varietà di stili che è stata più ampia di chiunque altro, con grande riscontro popolare e spesso con grande successo artistico
Nonostante quello che si trova in questo cofanetto, Elvis ha fatto tanta più musica, inserita nei suoi albums e singoli, di quella

giovedì 4 agosto 2016

Conferenza stampa 1° agosto 1969






Conferenza stampa 1° agosto 1969

D. Perché hai aspettato così tanto tempo per riprendere ad esibirti live? L’hai fatto perché il cantante scozzese Tom Jones e l’inglese Engelbert Humperdinck hanno un successo enorme?

EP. (A questa considerazione, Elvis scuote la testa) Ritengo che loro siano due grandi artisti, ma la mia decisione era già stata presa nel 1965 ed è stata dura aspettare……….. non credo sarei riuscito ad aspettare oltre.
Per iniziare i concerti, dovevamo terminare con gli impegni cinematografici già assunti ……… mi mancava il contatto con il pubblico e diventava sempre più difficile cantare tutti i giorni ad una cinepresa

D. Ricordi ancora la prima volta che sei venuto a Vegas?

EP. Certo. Avevo 19 anni (in realtà ne aveva 21)……. Nessuno mi conosceva………….. mi chiedevano da dove arrivavo?

D. Come ti senti ad essere padre?

EP. Mi piace!

D. Hai in programma di aumentare la famiglia?

EP. Tu sarai il primo a saperlo. LOL

D. Quali sono le cose che fai quando sei nella tua casa di Graceland?

EP. Cavalco, nuoto e parlo con i turisti che si arrampicano ai cancelli fuori casa

D. Che cosa pensa tua moglie del fatto che sei nuovamente un Sex Symbol?

EP. Non lo so……. Dovreste chiederlo a lei.

D. Tua moglie e tua figlia, ti hanno accompagnato?

EP. Priscilla è qui………………. Ma mia figlia è a L.A. con la tata ……….. non poteva stare qui.

D. Che cosa fai per mantenerti così giovane?

martedì 2 agosto 2016

Mystery Train



Mystery Train
Words & Music: Junior Parker/ Sam Philips 
Recorded: 1955/07/11, first released on single
Traduzione di Vali/g52

venerdì 29 luglio 2016

mercoledì 20 luglio 2016

Hey Jude



Hey Jude
Words & Music: John Lennon/Paul McCartney
Recorded: 1969/01/22, first released on “Elvis Now”

sabato 16 luglio 2016

Aneddoti - Il Re le inviò dei fiori

Il Re le inviò dei fiori

Una giovane signora che si chiamava Peggy Thompson, da molti anni era una fan accanita di Elvis Presley. Nel 1970, questa signora acquistò il biglietto per uno dei suoi shows vicino alla sua città. Avrebbe assistito ad un suo concerto, per la prima volta. 
Sfortunatamente, si ammalò e fu costretta ad andare in ospedale. A peggiorare le cose, l’ospedale era disponibile per l’intervento, proprio il giorno del concerto di Elvis. 
Non essendo in grado di posticipare la data dell’intervento, Peggy fu costretta a rinunciare.
Elvis venne a sapere del problema di Peggy da un altro fan, che si era incontrato con uno dei componenti del suo entourage. Elvis decise di inviare a Peggy una dozzina di rose a gambo lungo, legate con una delle sue sciarpe blu. Quando arrivarono i fiori, Peggy si trovava, ancora, nel reparto di terapia intensiva. Quando uscì da quel reparto, vedendo il meraviglioso mazzo, vide anche la sciarpa blu, con scritto il nome di Elvis, non riusciva a credere che fosse stato proprio il Re ad inviarle i fiori.!! Peggy si rese conto di quanto Elvis avesse cura delle numerose persone sfortunate, ammalate, bisognose e di come si attivasse affinché queste persone potessero sentirsi meglio con il suo amore e gentilezza.


Aneddoti: Elvis al Four Flames Restaurant

Nel 1970, Elvis frequentava il ristorante Four Flames, che si trovava a 10 minuti da Graceland. Elvis, di solito, andava là, non tanto per mangiare, ma per rilassarsi e godere l’atmosfera del posto. Mentre sorseggiava un frappè alla vaniglia o una soda, Elvis guardava la gente divertirsi. Una volta, ordinò anche la cena e mangiò per due ore. Indipendentemente da quello che aveva ordinato, il proprietario non gli permise di pagare. Qualche volta Elvis e il proprietario del ristorante avevano dei piccoli battibecchi, in merito al pagamento, ma alla fine Elvis perdeva sempre. Non gli è mai stato concesso di pagare. 
Per ricambiare, Elvis lasciava una mancia di $ 100, alla cameriera.




At 6:04 p.m. Elvis and Priscilla arrived at Four Flames Restaurant in Elvis´ Mercedes 600.

domenica 10 luglio 2016

Ann-Margret: My Story

Premessa di Loretta Fornezza

Come ben si sa, Ann-Margret è sempre stata molto restia a parlare della sua relazione con Elvis. Per questo, nel web non si trova un’intervista in cui lei parli dettagliatamente di Elvis e del loro rapporto.
Va detto anche che, dopo la morte di Elvis,  Ann-Margret sì è tenuta in stretto contatto con Vernon Presley, regolarmente fino alla di lui morte.

dopo varie ricerche, ho trovato quello che segue.
La 1° parte è un concentrato di alcuni stralci in cui parla di Elvis, tratto da un’intervista del 3 febbraio 1994, che Ann-Margret diede in occasione dell’uscita del suo libro “Ann-Margret - My Story.”
La  2° parte consiste di alcuni passaggi del suo stesso libro, in cui lei descrive l’Elvis uomo, collega e per sempre amico, fino all’agosto 1977, riportato da una fan, che ha acquistato il libro, sul sito http://elvislightedcan.free-forums.org

1° parte – L’ Intervista
Ann-Margret; La donna in rosa ricorda Elvis di JOY HOROWITZ
Pubblicato il 3 Febbraio 1994
BEVERLY HILLS, Calif.— Di persona, non la si chiama Signora Margret o Ann, ma con il nome che le ha dato sua madre: Ann Margret. E anche ora, a 52 anni, vuole essere una brava ragazza.
 “Non credi sia interessante come noi definiamo degli standards impossibili per noi stessi?” chiede davanti ad un te, nel suo soggiorno di Benedict Canyon, con la sua voce  sussurrante, come facesse le fusa. “ Ho sempre cercato di essere una ragazzina perfetta, cercando di avere sempre atteggiamenti perfetti, con l’intento di non dare dispiaceri ai miei genitori. E poi, invece,  ti metti sempre nei guai” Ride, facendo sorridere tutto il corpo con la  sua varietà di heh-heh-heg.
Ann Margret ha avuto la sua serie di lividi, nel 1961 con il debutto “Pocketful of Miracles”, in cui sopravvisse  recitando con la pretenziosa Bette Davis. In quel periodo,  nel 1971, incontrò un successo  in “Carnal Knowlede” che si rivelò critico, da momento che si riforniva di pillole ed alcool, incapace di “separare la fantasia dalla realtà”, come lei stessa si definisce.
Nel 1972, a Lake Tahoe, Nevada,  cadde giù dal palco , con un salto di 22 piedi (quasi 7 metri), fratturandosi quasi tutte le ossa del viso.
Ora, con la pubblicazione di "Ann-Margret: My Story", scritto con Todd Gold, informa che soffrì molto di lividi romantici per il suo rapporto, durato 14 anni, con Elvis Presley, rapporto che finì con la sua morte nel 1977.
Ma che tipo di livido fu quello? Elvis (o EP come lo chiama lei) la corteggiava con composizioni floreali a forma di chitarra, in occasione di tutte le sue serate di apertura a Las Vegas, persino dopo il suo matrimonio con Roger Smith. Prima di Roger, il re del rock ‘n roll, le comprò un letto rosa tondo, per il suo appartamento a Beverly Hills. Ed insieme, solo per divertire l’entourage di Elvis, ballavano gattonando sul pavimento, dove da una parte Elvis ringhiava “You've got me running” e dall’altra, anche Ann Margret ringhiava “You've got me hiding”
La verità, come dice Ann-Margret, si è trattato di un infuso dalla dualità leggermente folle. Lei è dotata di una parte educata e dolce ed una parte buia e selvaggia che  l’ hanno  portata a girare Los Angeles, nella sua Cadillac rosa oppure sulla sua Harley, ubriaca. Il libro è una cronaca di alcune parti della sua vita falsamente modesta, se non anche esagerata,  parte di  "Valley of the Dolls," parte di "Romeo and Juliet," inserendo tra le righe, alcuni dei preferiti Ann-Magretismi, quali “i diamanti sono migliori del Darvon”.
E poi c’è Elvis, l’uomo in cui lei vide la sua immagine allo specchio. “Entrambi sentivamo una corrente, un’elettricità che ci attraversava, dritta“  lei scrive del suo co-protagonista in  "Viva Las Vegas." “Sarebbe diventata una forza che non avremmo potuto controllare!” Però, nemmeno una volta nomina Priscilla (la fidanzata di Elvis in quel momento),.
Perché no? “Lei non era lì” replica, riferendosi a Los Angeles e poi spara uno sguardo pungente. Apparentemente, la gelosia era reciproca. In "Elvis and Me" (G. P. Putnam's Sons, 1985) Priscilla Beaulieu Presley scriveva che quando apprese della serietà del legame tra Elvis e Ann-Margret, “prese un vaso di fiori e lo lanciò attraverso la stanza, mandadolo in pezzi contro la parete”
Quando le domande cadono su Elvis, suo marito rientra nella stanza, rimanendo a distanza dalla porta del patio, dando la schiena. E’ come nella descrizione che lei stessa dà  di lui nel libro, quando racconta che, ad una festa, Roger armeggiava con un termostato, mentre il suo sguardo e quello di Elvis si incrociavano ….pur se fosse già sposata con Roger.
Alla domanda sul perché ha deciso di raccontare ora la storia tra lei ed Elvis, lei dice: “Per qualche ragione, ci sono state tante situazioni e storie negative che hanno  circondato il suo nome che ho voluto dimostrare come fosse veramente l’uomo che io conoscevo….generoso, amorevole, divertente, talentuoso, dotato….. a cui si doveva  completo rispetto.”
Ann-Margret scrive che la sua storia con Elvis era condannata dall’inizio, a causa  degli  “impegni”, di lui, intendendo, presumibilmente, il suo fidanzamento con Priscilla.
Comunque, lei scrive che discussero di matrimonio, che “il suo desiderio era che noi potessimo stare insieme”. Descrive come parlassero tutta la notte, sfrecciassero per la città su una moto che scaricava gas, come piansero insieme la morte di John F. Kennedy. Ma non c’è menzione se o quando consumarono la loro relazione.  Non nomina mai nemmeno un bacio.
Tutto questo terminò nel 1964. Lei nega di aver mai detto niente alla stampa, sul fatto che lei ed Elvis si vedessero. Ma, a quanto pare, quando i tabloids inglesi riportarono che stavano pianificando di sposarsi,  Elvis immaginò che lei avesse parlato, e così la chiamò per lasciarla.
Persino ora, lei si rifiuta di parlare della fine della loro storia. “Per me è stato tremendamente difficile scrivere” dice “e mi è ancor più difficile parlarne. Ho voluto farlo in segno di rispetto alla sua vita.”
“So che finalmente è in pace”, aggiunge
Alla domanda su come fa a saperlo, lei risponde “Non voglio dirlo.”
Fu Elvis l’uomo della sua vita? Risponde, fermandosi a metà “Non voglio ferire…. L’uomo che ho sposato è l’uomo che, già al terzo appuntamento, sapevo che avrei sposato. Siamo insieme da 30 anni”. E come fosse un segnale, suo marito silenziosamente si allontana dalla stanza.

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2° parte - Dal libro: "Ann-Margret: My Story"

Incontrando  Elvis

mercoledì 6 luglio 2016

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988



Premessa di Loretta Fornezza

Ho appena finito di leggere il libro di Charlie Hodge.
Il libro è imperniato su racconti di episodi e aneddoti che riguardano il rapporto personale tra Charlie ed Elvis,
Secondo quanto dichiara Charlie, quando lo scrisse nel 1988, desiderava che, , il suo fosse un libro che potesse essere apprezzato da Lisa Marie, in modo particolare, dopo l’emissione sul tanta spazzatura sul mercato (parole sue)
Credo sia per questo motivo che, nel libro, Charlie non fa mai il minimo accenno all’uso dei farmaci e/o a comportamenti sconnessi e/o sconcertanti da parte di Elvis.

Come sapete io non sono capace di fare recensioni.
Tuttavia ho ritenuto non fosse giusto tenere solo per me un certo tipo di informazioni e non condividerle con questo forum, in modo tale che chiunque legga questo documento, possa sentirli libero di farsi un’idea di cosa pensava e di come si sentiva Elvis, negli ultimi mesi della sua vita.

Pertanto mi limito a riportare pari, pari alcune rivelazioni che Charlie Hodge fa, verso la fine del libro.

Dal momento che non riporta date di riferimento (io associo tutto al 1976) e i capitoli non hanno una sequenza cronologica, ho pensato di mettere il titolo del capitolo (perché ha un significato intrinseco) unitamente allo stralcio che ritengo sia un filo conduttore che porta quel tragico 16 agosto 1977.


LA RISATA Ė CAMBIATA

Un giorno era successo qualcosa alla sua risata. Sentivo che era cambiata. C’era una nuova tonalità, forse un po’ triste.
C’erano talmente tante cose nella sua vita che lui stesso non riusciva a capire.
Alle volte era talmente scoraggiato che persino tremava dalla rabbia.
Ma non ha mai ferito nessuno. Elvis non ne sarebbe stato capace.
C’erano delle lunghe notti in cui urlava al telefono, ma non ha mai toccato anima viva.
Faceva minacce che facevano male e poi finiva che si inventava di tutto, pur di poter aiutare la persona che lui stesso aveva ferito. Questo era Elvis.

Una sera, dopo che uno di questi uragani emotivi era ormai passato mi disse: “Charlie, non è mia intenzione ferire nessuno. E’ che in qualche modo devo far uscire questa cosa dal mio corpo, altrimenti divento pazzo”.
C’erano tante notti di solitudine, come questa.
L’unica cosa che potevi fare per lui era sederti vicino a lui ed ascoltarlo. C’erano molti amici che lo circondavano. Gli davamo tutto quello di cui aveva bisogno, ma la cosa più importante e sopra ogni altra cosa, era la necessità che aveva di quel tipo di amore che può arrivare solo da una donna.
Altri amano raccontare cose diverse, ma il vero problema era questo.

Non passò molto tempo che, a Las Vegas, Elvis ricevette una telefonata.
Era qualcuno della sua famiglia che lo chiamava per dirgli che era appena morto suo cugino.
Elvis riagganciò la cornetta e rimase immobile qualche minuto, guardando fuori dalla finestra. Poi mi disse “Charlie, non credo di poter resistere a veder morire un altro membro della mia famiglia. Credo sia meglio che me ne vada prima io“


SONO PIUTTOSTO SFINITO


Gli Stamps Quartet stavano cantando uno di quegli splendidi brani gospel.
Elvis aspettava, senza sorseggiare la sua acqua minerale come faceva di solito.
Si appoggiò al pianoforte di Glenn.
I suoi occhi sembravano privi di forza.
Eravamo a metà della performance di quella sera.
“Charlie” mi disse “Sono piuttosto sfinito”.
Era stanco. Tutto qui!
E questo era quello che pensavamo tutti. Ma aleggiava una sensazione di disagio. Era impossibile immaginare che Elvis morisse.

Dopo la sua morte hanno trovato che aveva già sofferto di tre attacchi cardiaci. Il suo cuore era seriamente danneggiato. Una parte del cuore era persino grande il doppio di quello che avrebbe dovuto essere.
Il suo problema al fegato era grave e deteriorante, lo stesso che, per lungo tempo, aveva avuto sua madre prima di morire.
Elvis prendeva farmaci per un glaucoma.
Tutti sapevamo quanto fosse difficile per il Dr. Nichopoulos contrastare i suoi problemi di pressione sanguigna………….


Riassumo: Qualcuno suggerì ad Elvis di cambiare la scaletta, perché la gente era stanca di sentire sempre le stesse vecchie canzoni, altri dicevano che non si cambia una scaletta che funziona. Così Elvis propose al Colonnello di far preparare al botteghino una scatola, dove il pubblico avrebbe messo un foglietto, su cui avrebbero indicato quale canzone volevano ascoltare.

"Ogni suggerimento indicato in quei foglietti, riportava le normali canzoni che Elvis già faceva nei suoi shows.
Elvis si trovò in difficoltà solo con 2 delle centinaia che avevamo arrangiato e inserito nel nostro book. Di tutte le altre, si ricordava perfettamente le parole. Le due che lo misero in difficoltà erano “Just Can’t Help Believing” e il primo verso di “My Way” .
I fans si divertirono molto a vederlo mentre le cantava, ma alcune persone hanno voluto raccontare che questo dimostrava che Elvis non si ricordava più le parole di tutte le canzoni del suo repertorio.
Ci sono alcune persone che vedono sbagliata ogni cosa e ogni cosa distorta. Sembra che abbiano sempre pronta un’ascia da lanciare.


LA SOLITUDINE AVANZA

Una sera stavamo registrando un nuovo album a Graceland. Felton Jarvis era arrivato da Nashville. Eravamo seduti io e lui sugli scalini e ascoltavamo una canzone che Elvis aveva registrato.
Gli altri ragazzi erano nel soggiorno e giocavano a carte.
“Sai Felton” dissi “ricordo i tempi in cui ognuno di loro stava qui, per incoraggiare Elvis e sostenerlo e gioiva di ogni cosa che faceva. Ora qui c’è solo Elvis che lavora con le voci, con me e con te seduti qui, da qualche parte”.
Felton si guardò intorno “Non è più com’era una volta”
Elvis arrivò stanco. “Ci sentiamo dopo, ragazzi” disse, tornano al piano di sopra.

Poco dopo, entrai nella sua camera per dargli la buonanotte. Sembrava giù.
“E’ tutto ok, Elvis?” dissi
Fece roteare il bicchiere d’acqua che aveva sul comodino e disse “Hanno iniziato a trattarmi come un grosso pezzo di carne. Cercano di tenermi calmo. Quando è il momento di andare on the road, allora arrivano tutti da Nashville, da qui e da là, mi prendono e mi portano sul palco. Quando il tour è finito, mi riconsegnano a casa a Graceland e tornano di nuovo per i fatti loro. Fino alla prossima volta”
Mi sedetti sul bordo del letto. Elvis non guardava verso di me.
“Elvis, le cose andranno meglio” dissi “Ci sono delle fasi”
Rimase silenzioso a lungo, mentre io aspettavo. Poi iniziò a piegare le dita e strofinarle.
“Qualcosa non va?” dissi
Lui scosse le spalle e contrasse il viso “Non so. Sento il mio corpo che fa male dappertutto. Stasera, mi fa molto male sopra le spalle e le mani”
Negli ultimi mesi, Elvis aveva chiesto a molte persone di massaggiargli la schiena e le braccia, usando una lozione bianca che teneva nel suo bagno.
“Non so cosa sia” disse.

Un giorno, pochi mesi dopo la sua morte, mi divenne chiaro il mistero di quei dolori.
Vivevo ancora a Graceland e andai a trovare il padre di Elvis, Vernon, che si era ammalato.
Qualcuno bussò alla porta e quando aprii entrò il Dr. Nichopoulos.
Il Dr. Nick chiese a Vernon come stava e se poteva fare qualcosa per lui. Poi ci scioccò entrambi.
Ci disse che quello che era venuto a dirci, era strettamente confidenziale raccontò che, durante l’autopsia, avevano scoperto che Elvis aveva un cancro alle ossa che ormai si era diffuso su tutto il corpo!!






Traduzione di Loretta Fornezza

sabato 2 luglio 2016

When I'm Over You



When I'm Over You
Words & Music: Shirl Milete
Recorded: 1970/06/07, first released on “Love Letters from Elvis”


martedì 28 giugno 2016

Such a Night



Such a Night
Words & Music: Lincoln Chase
Recorded: 1960/04/03, first released on Elvis Is Back