sabato 30 aprile 2016

Intervista ad Ann Margret




Premetto che la traduzione di questa intervista è stata fatta solo sulla base audio e non da un testo scritto, quindi certe parole sono risultate difficili da capire. Si è voluto pero’ mantenere fede ai contenuti. Quindi perdonate eventuali errori.



L’intervista è basata su questo video







IN: E.P.! (nel suo giro Elvis veniva chiamato E.) Sembra che tra voi ci fosse qualcosa di molto forte e profondo. Perchè sei così restia a parlarne?. Vuoi proteggerlo?


AN: Oh sì! Era qualcosa di speciale, di molto forte.


IN: Forte in che senso?


AM: La nostra relazione era molto forte, molto seria e molto reale. Siamo stati insieme per un anno. Lui aveva fiducia in me, ma io no. Io pensavo solo alla mia carriera (dice art, ma penso intenda carriera)


IN: Cosa intendi per “fiducia in te”?


AM: Lo conoscevo molto bene.


IN: Tutti nel suo giro e soprattutto tutte le donne con cui ha avuto una relazione affermano di averlo conosciuto molto bene. Tu pensi che abbiano detto la verità sul meglio o sul peggio di lui?


AM: Ci sono state tante cose negative che sono state dette su di lui ed io voglio salvaguardare ed onorare la sua vita. Elvis aveva molte qualità e quello che mi ha fatto estremamente arrabbiare è notare come persone che gli sono state vicine, che hanno vissuto con lui, si siano prese gioco di lui, portandolo alla morte e abbiano scritto certe cose di lui da vivo e ancora dopo la sua morte. Qual è la ragione? Aveva così tante qualità? Perché?


IN: Tu gli salvaguardi la sua vita?


AM: Hai capito? Ritengo che tu lo abbia capito molto bene, perché sei una persona corretta.


IN: Se si fosse allontanato da quel mondo e da certe persone, pensi si potesse salvare?


AM: Ho già condiviso i ricordi dei bei momenti che abbiamo passato assieme con mia mamma, mio papà e i amici miei e così hanno fatto loro.


IN: So che hai ricevuto i fiori a forma di chitarra, da lui quando hai avuto il tuo primo ingaggio.


AM: E’ così irreale! Ricordo………


IN: Perché è così difficile per te parlarne?


AM: Perché sono una persona riservata. Lui era una persona vera! Ricordo che ero nel mio camerino con i miei genitori e una coppia di danesi. Mr. Jorgensen (?) era morto e sua moglie, la signora Jorgensen festeggiava il suo compleanno ed Elvis, che si era sposato da poco, disse: “cantiamole insieme Happy Birthday”. Era così sensibile e riservato e riteneva che fosse un dovere rispettare gli altri…. Amava la famiglia.


IN: Amava molto anche sua nonna?


AM: Sì. Amava la famiglia, i suoi genitori, e amava sua figlia così tanto….


IN: Che cosa pensi di tutti quegli artisti che lo “imitano” o quei mediocri intrattenitori che lo impersonano? Ce ne sono tanti, tantissimi e ce n’è anche di alto livello, molto alto, ma nessuno è come lui, nessuno ha il suo stile.


AM: ……………..(non capisco) Mi fa impazzire quando dicono: ha iniziato questo, ha iniziato quello…..Perchè dicono queste cose…. E’ ridicolo!


IN: Questa domanda è importante, perché tu lo conoscevi. Quale’ la differenza tra le due cose: Aveva bisogno ed era cosciente di avere quella necessità, di circondarsi tanta gente che si rivolgesse a lui?


AM: No, no Ero io che volevo questo per lui.


IN: Perche? Perché volevi che traesse una sua gratificazione ad avere tutto ciò? Lui era cosciente che gli altri potessero saperlo?


AM: sì.


IN: Lo sapeva. Cos’altro sapeva?


AM: (qui non capisco cosa dice esattamente Ann Margret, ma credo non voglia approfondire)


IN: Ma in questo modo non poteva essere selettivo. Non poteva capire chi lo apprezzava e chi no.


AM: Lo so.


IN: Si sa che lui era un’icona americana e tu hai conosciuto questa realtà nella vita privata, più di quello che possiamo saperne noi di queste cose. E’ una cosa straordinaria, come, con la sua morte, la gente abbia iniziato a dire “Hey, a proposito dei tuoi amici, E. perché non l’hai visto e non hai detto qualcosa prima? Avevi la possibilità e la posizione di dire la tua. E’ crudele, ma viene da pensare che a questo punto lui era un estraneo tra loro. Ed è sorprendente come possa apparire così stupido da essere arrivato alla morte, perché gli è venuta a mancare la terra sotto i piedi.


AM: Sì gli è mancata la terra sotto i piedi.


IN: Sembrava che stesse dicendo…. Sto morendo, è il giorno in cui tu nasci e io sto per morire. Lui se ne stava andando ed era come se continuasse a vivere senza rendersi conto di quanto gli fosse difficile vivere.


A questo punto, Ann Margret fa un nome (incomprensibile per me) e l’intervistatore chiede se lo conosce e Ann Margret risponde “ Non l’ho mai incontrato”


L’intervista finisce così!


Traduzione di Loretta Fornezza



Mansion Over The Hilltop



Mansion Over The Hilltop
Words & Music: Ira Stanphill
 Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”
Traduzione di Vali/g52

martedì 26 aprile 2016

Intervista con Shirley Dieu

Intervista con  Shirley Dieu by Sergio Biston  - Gennaio 2012
(Traduzione di Loretta Fornezza)

  Shirley Dieu



Shirley Dieu incontrò Elvis Presley nel 1975. Dopo essere diventati amici, Shirley avrebbe passato i successivi 3 anni in tour ed in vacanza con lui.
In questa intervista esclusiva con Sergio Biston, Shirley racconta la sua fantastica storia e come sia diventata la “Principessa della Memphis Mafia” 

SL: Sergio Luiz
SD: Shirley Dieu

SL. Per iniziare, potresti raccontarci dei tuoi primi anni di vita e quando e come hai incontrato Elvis 
SD: Sono cresciuta in California e quando avevo 17 anni,  mi sono trasferita a Las Vegas. Mia sorella e un’altra coppia erano appena arrivati a Las Vegas e volevano vedere uno show di Elvis. Siamo arrivati  tardi e abbiamo dovuto rimanere separarci. 
Joe Esposito mi ha vista dove ero seduta  e si è offerto  di darmi un posto migliore. Mi sono ritrovata nella zona riservata ad Elvis. Avevo solo 20 anni. Joe ne aveva 16 più di me. Siamo diventati  amici. Dopo 8 mesi Joe ed io abbiamo una relazione e poi ci siamo  trasferiti insieme  a Beverly Hills.
Abbiamo vissuto là 5 anni. Tuttora siamo molto uniti ed oggi, vado a trovare lui e sua moglie Martha, parecchie volte all’anno e parlo con Joe almeno 4 volte alla settimana. Siamo diventati come fratello e sorella. Ora, lo prendo in giro  e gli dico che per me è più di un padre. 

SL Prima di incontrarlo, ti piaceva quello che faceva?
SD: Quando Elvis incise il suo primo disco ero solo una bambina, tuttavia, più tardi, mi sono ritrovata ad ascoltare la sua musica e mi piaceva, pur se, in realtà, sapevo ben poco di Elvis. Intendo dire che non sapevo cosa fosse la Memphis Mafia o con chi Elvis fosse fidanzato o cosa fosse e significasse  TCB. L’avevo solo visto 2 volte esibirsi in un concerto. L’avevo visto in televisione nell’ Elvis Aloha From Hawaii, via Satellite ed ho pensato Wow: questo è davvero un bel tipo ed ho amato la sua musica. Mi era piaciuto il film Kissin’ Cousins, che in seguito, ad Elvis, ho definito essere uno dei miei film preferiti. Mi disse che odiò fare quel film perché disse “quella maledetta parrucca mi pizzicava dappertutto” 

SL: Quale fu la tua prima impressione su di lui? 
SD: Quando lo incontrai per la prima volta, non riuscivo a staccare gli occhi dalle sue mani, erano così angeliche. Lui era così carino con tutti ed era così alla mano!.

SL: Visto che eri molto vicina ad Elvis, credo tu abbia assistito ad alcuni sia a Las Vegas che on the road. Com’è stata quest’esperienza?
SD: Ho seguito tutti i concerti di Elvis negli ultimi 3 anni, con Joe. Di solito Elvis non permetteva la presenza delle donne a tutti i tour. Onestamente, era una chance data ai maschi, tristemente, per poter alternare le loro donne. Le mogli erano autorizzate solo per alcuni tour, mentre le loro ragazze lo erano per altri. Elvis sapeva quanto io e Joe fossimo intimi e voleva essere sicuro che Joe mi portasse in ogni tour. Durante il periodo a Las Vegas, disse “niente mogli o fidanzate. Joe, però, mi portava comunque a Las Vegas ed io mi nascondevo nell’armadio. Elvis entrò nella camera da letto di Joe, che si trovava nella stessa suite di Elvis e chiese “dov’è Shirley? A quel punto Joe gli ricordò che aveva detto niente fidanzate o mogli. Elvis commentò “Non intendevo Shirley. Falla venire qui e chiama un gioielliere in modo tale che io possa comprarle un anello. Chiusa nell’armadio, sentire Elvis che voleva avermi là,  mi fece sentire alquanto  lusingata. In quell’ingaggio a Las Vegas ero l’unica ragazza autorizzata, a parte la nuova fidanzata di Elvis, Ginger. Era la prima volta che Ginger andava a Las Vegas ed aveva appena conosciuto Elvis. Penso che il fatto che volesse me era perché, in quel modo,  lei  poteva avere una donna con cui parlare. 

SL: Tu e Joe avete passato molto tempo con Elvis a Vail, Colorado nel 1975, un meritato riposo per Elvis. Probabilmente è stato un buon momento per conoscerlo meglio. Quali sono i tuoi ricordi di questa vacanza? Puoi condividerne qualche aneddoto con noi?
SD: E’ stata una vacanza molto divertente, ne ho parlato molto nel mio libro “Memphis Mafia Princess”. Quella è stata anche l’occasione in cui mi regalò la mia prima Cadillac. Rise un sacco in quelle discese. Elvis se ne usciva sempre con queste cose per rendere felice chiunque. Era ciò che  lo rendeva il più felice di tutti.  

SL: Hai oppure sai dell’esistenza di ulteriori foto di questa vacanza, da aggiungere a quelle poche che circolano su Internet? Joe o altri ne hanno scattate altre in quell’occasione?
SD:  la maggior parte delle foto sono state fatte ai ragazzi e le loro fidanzate o mogli. Ne ho un paio che sto mettendo nel mio libro. Ma quelle sono foto che si riferiscono a quanto ognuno stesse facendo al momento e al nostro ambiente. Ce n’erano solo un paio prese con Elvis, mentre eravamo a Vail. L’ultima cosa che volevamo  fare era invadere la privacy del nostro amico. Sono sicura che capisci.



SL: Nel marzo 1977 Elvis decise che un’altra pausa era necessaria, così andò alle Hawaii, ancora una volta  portando con sé i suoi amici. Questa sarebbe stata l’ultima vacanza di Elvis. Anche tu fosti invitata. Come fu?
SD: Non credo che Elvis si fosse preso la vacanza per fare una pausa. Semplicemente, aveva comprato il Lisa Marie, perché riteneva di aver bisogno di una libertà che non aveva mai avuto prima. Pertanto, poiché amava le Hawaii, disse “Hey, vi porto tutti alle Hawaii” . E’ stata una cosa decisa all’ultimo momento. Così siamo volati tutti alle Hawaii, noi con le facce sorridenti ed Elvis con il suo sorriso smagliante. Era il momento in cui, prendere l’aereo era come salire in macchina e andare al cinema.  Semplicemente disse al pilota di preparare l’aereo e noi saremmo andati verso la destinazione per la quale Elvis aveva istruito l’equipaggio. Pare che tanta gente si vanti troppo di saper leggere ogni cosa che Elvis faceva. Lui voleva solo divertirsi ed aveva i mezzi per farlo. Così quando aveva del tempo libero, pensava a cosa poteva fare. La gente non deve pensare a lui come ad un predestinato o depresso o stressato o infelice. Aveva solo bisogno di una vacanza,. Divertirsi un po’ quando non eravamo in tour, come chiunque di noi Elvis poteva prendersi una vacanza in qualsiasi momento lo volesse. Se veramente si sentiva stressato o logoro, avrebbe detto al Dr. Nick di dire al Colonello Parker che era troppo esausto e di posticipare il tour o il concerto. Ma raramente lo fece e solo qualora fosse veramente  sfinito o avesse problemi di salute.  Lui amava esibirsi. Per lui era divertente. Odiava deludere i suoi fans e così cercava di fare del suo meglio per rendere tutti felici. Alla fine Elvis annullò i suoi spettacoli a Las Vegas perché sarebbero stati troppo per lui. 

SL: Ci sono alcune belle foto di Elvis che gioca a touch football con i suoi amici. Durante il soggiorno alle Hawaii, quali attività svolgeva per rilassarsi?
SD: Alle Hawaii è stato uno sballo. Non avrebbe potuto essere più grandioso!
Sai è divertente guardare quelle foto in cui Elvis gioca a football alle Hawaii. Si può vedere che non è così grasso, come dicono tutti. Era nella media dei suoi 40 anni, come appare chiunque, ogni giorno. Erano quei dannati jumpsuits bianchi elasticizzati che lo facevano apparire sovrappeso. Chiunque sarebbe sembrato sovrappeso in quell’elasticizzato bianco e stretto.
Stava meglio con quei pantaloni azzurri con cui giocava a football, non credi?






SL: Si dice che, alle Hawaii,  sia andato a vedere qualche spettacolo e abbia fatto shopping.
Ricordi quelle occasioni? Che tipo di spettacoli andavate a vedere?
SD:  Stavamo in gruppo ovunque andassimo. Ricordo che siamo andati a vedere un paio di spettacoli dal vivo, ma onestamente non riesco a ricordare quali. Era come qualsiasi altra uscita con Elvis. Ovunque andassimo, eravamo sempre trattati come una famiglia reale. Alle Hawaii tutti lo amavano. Gli abitanti dell’isola erano così gentili e carini con noi



SL: Qual’è la storia dietro queste foto?





      
SD: Nella prima foto Elvis sta cantando nell’orecchio In the Misty Moonlight, che è la canzone che, solo pochi giorni prima,  mi aveva promesso avrebbe inciso per me, avendogli detto che mi piaceva. Nella seconda foto, Elvis non smetteva di infilare la lingua nel mio orecchio, ogniqualvolta Joe stava per scattare la foto. Fu Elvis a chiedere  a Joe di  farci una foto insieme. Le foto di me con Elvis erano le sue prime  foto durante quella vacanza. Sembrava che fosse intenzionato a dare  la possibilità di una foto  anche a tutti gli altri, in modo tale che si vedesse quanto tutti fossero a loro agio.



Tutti erano seduti nel soggiorno. Rosemary sembrava che si stesse guardando intorno immersa nel suo mondo. Elvis, volendo rompere il silenzio, scattò come una tigre su di lei per svegliarla, cogliendola di sorpresa. Era un’altra di quelle sue stupide cose che facevano strappare una risata a chiunque. 

SL: Hai altre foto di questa vacanza o, magari, qualche filmato che ancora non è stato pubblicato?
SD: C’è un’ultima foto dove ci siamo io e lui, che non è mai stata pubblicata. E’ l’ultima foto scattata sulla spiaggia. Lo scenario è lo stesso. Spero di pubblicarla nel mio libro.

SL: Sfortunatamente la vacanza ebbe un’interruzione. Molte fonti dicono che la cornea di Elvis si fosse rotta a causa della sabbia, mentre altri reclamano il fatto che la fornitura di farmaci per Elvis era finita ed aveva bisogno di tornare a Memphis per averli.  Joe ti ha mai detto qualcosa di diverso dalla versione ufficiale circa il motivo per cui la vacanza divenne così breve oppure he la teoria dei  farmaci è falsa?
SD: Per prima cosa devo dire che ritengo che il mobiletto dei farmaci sia una cosa personale. Ma, detto questo, sono sicura che qualora  Elvis necessitasse di più farmaci, le Hawaii erano piene di farmacie e medici che potessero prescrivergliele.  Quando andavamo in vacanza o si usciva per divertirci con Elvis, non c’era mai un lasso di tempo prestabilito. Eravamo là per divertirci e, in quei momenti, l’orologio non faceva parte delle nostre vite.
Quando siamo andati  a Vail, Elvis è rimasto più a lungo di quanto avesse programmato. Io e Joe, invece, abbiamo lasciato Vail prima del previsto.
Pertanto siamo tornati dalle Hawaii un po’ prima di quanto fosse stato stabilito. Non c’era alcuna ragione fuori dall’ordinario sul perché siamo partiti, ma più semplicemente siamo partiti. 

SL: Si dice che prima di tornare a casa, Elvis portò un regalo a tutti  in ricordo del viaggio alle Hawaii. Corretto?
SD: Onestamente, Elvis ci comprava regali ovunque andassimo. Se ricordo bene, ci furono dei venditori che in qualche modo riuscirono ad incontrare Elvis nella casa affittata sulla spiaggia. Acquistò per noi alcune tuniche in seta, tipo Guru, e qualche pietra incastonata nelle collane. Io le ho ancora entrambe. Quel genere di regali, era una specie di svago, ma tutti li indossavamo per un giorno circa e poi li toglievamo, Elvis incluso. Ebbi l’impressione che i venditori fossero amici di Larry Geller ed Elvis fece gli acquisti per aiutarli. Tutti noi eravamo piuttosto ridicoli con quelle cose, ma non l’avremmo mai detto ad Elvis. Tutti gli abbiamo detto quanto ci piacessero e lo abbiamo ringraziato molto. Non sono sicura se ad Elvis piacessero veramente. Era un abbigliamento molto carino da indossare, ma non era per noi. Credo che Larry e sua moglie avessero preso un genere diverso, prima che Elvis acquistasse quelli per noi.

SL. Nell’ultimo anno la sua fu una vita turbolenta. Si trovò ad affrontare molti problemi nella sua vita personale. La sua relazione con Ginger Alden sembrava fosse qualcosa per la quale avesse aspettative molto alte.  Presumibilmente egli dava alla relazione più di quello che riceveva da lei. Ginger lo accompagnò alle Hawaii in occasione della vacanza di marzo e, per quanto abbiamo visto, cosa puoi dire sul loro rapporto?
SD: Ne parlo un po’ nel mio libro. Ho avuto modo di  conoscere Ginger più di chiunque altro, a parte forse Elvis. Lei mi raccontava molto dei  suoi sentimenti, che non esprimeva con Elvis. Parlavamo molto della relazione tra di lei ed Elvis. Poichè io sono stata testimone, di prima mano, della loro breve relazione, mi rendevo conto che non era una vera relazione, sotto nessun punto di vista. Ci sono stati  dei momenti privati dove io, Joe, Elvis e Ginger eravamo assieme. Sapevo cosa stava veramente succedendo nel loro rapporto e non era niente di buono.

SL: Probabilmente, durante questo periodo, nella sua  mente, una delle cose  che  aveva un peso notevole era il libro dei suoi amici ed ex guardie del corpo Sonny e Red West. Libro che sarebbe stato pubblicato di lì a poco. Te ne ha mai parlato?
SD: Sì, era furibondo!!! Non era tanto per quello che avevano scritto, nonostante fosse di per sé, traumatizzante, ma più per il tradimento. Nessuno ha raccontato la vera storia dietro a ciò, ma io ero là quando disse a suo padre di licenziarli e cosa lo spinse a licenziarli. Loro avevano scritto il libro per ripicca ad Elvis che li aveva licenziati. Ne parlò? Sì, e reagì come tu o io avremmo reagito se qualcuno avesse scritto un libro pieno di bugie sulla nostra vita privata, solo per ripicca di non lo volevamo più intorno. Eravamo tutti sconvolti. Red e Sonny sono stati dei traditori e continuano ad esserlo anche oggi. Loro reclamano che l’hanno fatto per cercare di salvare Elvis, ma erano troppo occupati ad usarlo e poi tradirlo piuttosto che a cercare di salvarlo.

SL : Una delle più grandi gioie della sua vita era sua figlia Lisa. Sfortunatamente, Elvis non era nella possibilità di godere della sua compagnia, quotidianamente. Hai mai visto Elvis con lei, tipo quando lei passava del tempo con lui durante le vacanze scolastiche? E se si, com’era con lei, cosa facevano insieme?
SD: Elvis amava Lisa, ma credo che questo fosse evidente. Lei passava molto tempo a Graceland. Tutti stravedevano per lei e lei sapeva sempre come ottenere quello che voleva, da chiunque. Credo che  ascoltasse solo Joe Esposito, Charlie Hodge e Jerry Schilling, quando le erano vicino. Più o meno era lei a dare indicazioni di cosa fare e come. Talvolta diventavo  matta  quando vedevo molte donne, che non avevano mai incontrato Lisa, girarle intorno o darle un abbraccio o cercare di comportarsi come se fossero le sue migliori amiche. Lisa era una ragazzina molto acuta e non aveva  alcun problema a vedere oltre a loro, nonostante l’ età. Non ho mai sentito Elvis alzarle la voce e si assicurava che lei sapesse quando lui stava arrivando  nella stanza in cui c’era lei. Lisa passava molto tempo con lui e Linda Thompson al piano di sora, lontano da chiunque.

SL: Elvis è conosciuto per il suo grande senso dello humor. Hai qualche storia divertente di qualcosa che diceva e cosa ti piacerebbe condividere? 
SD: Elvis aveva un grande senso dello humor, come aveva un animo gentile e tenero.
Ricordo, in modo particolare, quando, a Las Vegas, mi diede un bellissimo anello di diamanti. Avevo appena oltrepassato la porta principale della suite Imperial. Era molto ansioso di darmelo. Uscì dal suo bagno con il viso pieno di crema da barba e mi diede l’anello prendendolo dalla tasca del suo pigiama. Poi mi abbracciò e si avvicinò al mio viso per darmi un bacio fraterno. Non appena mi baciò, velocemente mi passò la crema su tutto il viso, strofinando la sua guancia sulla mia, su e giù, coprendomi, così, totalmente il viso di crema. Entrambi scoppiammo in una risata senza controllo. Lo ringraziai nuovamente per l’anello e lui se ne andò a finire di farsi la barba.

SL: Molti dicono che la Memphis Mafia, la sua cerchia di amici, è stata una delle cause del suo crescente distacco dal mondo reale e del suo comportamento sbagliato verso la fine. Sei d’accordo? La Memphis Mafia fu un elemento positivo o negativo per lui?
SD: Beh, c’è sempre una coppia di pecore nere in ogni gruppo.
In ogni caso odio pensare a cosa sarebbe stata la vita di Elvis se fosse stato da solo a Graceland. Elvis poteva avere 40 anni, ma si comportava  come un ragazzo.  Amava il cinema, i parchi di divertimento, le Hawaii, la motoslitta, le moto, cavalcare e qualsiasi cosa potesse fare per divertirsi. Non penso che avrebbe voluto la sua vita in altro modo. Alla fine era una sua scelta su chi voleva intorno a se ed ha fatto la sua scelta. Se non voleva qualcuno intorno, non l’avrebbe avuto. Pagò Marthy Lacker $ 10.000 perché stesse lontano. Sì, Joe Esposito,  Priscilla e David Stanley, tutti mi hanno detto direttamente che questo successe anche per altri. Non volle più intorno Red West e Sonny West e Dave Hebler e, alla fine, li licenziò. Trovo ironico quando quei quattro signori, parlano di loro stessi come “La Memphis Mafia” , mentre, in realtà, sono “La Ex-Memphis Mafia”; decideva Elvis chi voleva intorno e chi no. Se non ti voleva con sè, non eri incluso. Questo non mi sembra un comportamento sbagliato. A me sembra un comportamento molto normale. 

SL: E per quanto riguarda il suo lato spirituale? Ha mai condiviso con te i suoi credo?
SD: Elvis cercò di imparare più che poteva su tutte le religioni. Come si sa,  portava al collo  una croce e una stella di David. Era solito scherzarci su affermando che voleva essere sicuro che dovesse essere così. Ho anche sentito che gli piaceva ciò che insegnava la Chiesa Mormone. Ed Parker era Mormone e condivideva i suoi credo con Elvis. Elvis era un uomo veramente religioso. Lo sentivo parlare di molte religioni e citava molto la Bibbia. Lui stesso, di persona, mi faceva notare molte scritture. Non c’è dubbio che Elvis amasse molto la Bibbia.    

SL: Quando fu l’ultima volta che l’hai visto? Era di buon umore?
SD: L’ultima volta che lo vidi fu nel luglio 1977, quando lo salutai sul suo aereo. Fu un momento molto speciale e diverso da qualsiasi altro mio saluto. Era molto dolce e di buon umore. Ripeto, questo è un argomento  di cui parlo nel mio libro.

SL: Come hai ricevuto la notizia della sua morte?
SD: Avevo appena avuto la mia prima parte in un film e stavo andando ad incontrare Joe a Memphis, un giorno dopo, rispetto a quello programmato. Ricevetti la telefonata da Joe prima che uscisse nella stampa e mi diede istruzioni di contattare subito Ann Margret e dirglielo. All’inizio, per me,  fu difficile credergli. Lo accusai di scherzare. Non riuscivo a crederci. Quello stesso pomeriggio, volai a Memphis con Priscilla e la sua famiglia con l’aereo di Elvis, il Lisa Marie. Eravamo tutti letteralmente sotto shock. 

SL. Credo tu fossi al suo funerale. Non c’è dubbio che fu un giorno pazzesco, specialmente per la sua famiglia e gli amici intimi. Quali sono i tuoi ricordi di quel terribile momento?
SD: Quando arrivammo a Graceland fu un momento triste e buio.
Tutti avevano il cuore a pezzi. Era così difficile credere che Elvis se ne fosse andato. Aspettammo che il suo corpo tornasse a Graceland e poi ognuno di noi passò un sacco di tempo da solo con lui, nella stanza della musica. Le domestiche  sono state  le migliori.  Hanno gestito la giornata affinchè  tutto proseguisse in modo  normale. So che nessuno l’ha mai raccontato nel suo libro, ma, in realtà,  se chiunque del gruppo ripensa a quel giorno, sono sicura che sarebbero d’accordo nel dire che quelle donne mantennero in ordine ogni cosa, come in un giorno normale
Tutti piangevano, letteralmente, l’uno sulla spalla dell’altro. Ginger non c’era: se n’era andata subito e non tornò fino al funerale. Onestamente non ricordo nessuno consolarla e nemmeno che lei necessitasse di essere consolata. 
Lisa sembrava essere un po’ confusa, ma correva in giro, intorno a tutta la gente insieme alla figlia della fidanzata di Vernon, Laura sua coetanea. Laura aiutava a tenere Lisa occupata e lontana da tutta la commozione. Naturalmente Priscilla era li e sarebbe stata la persona più determinante nella vita di Lisa, per aiutarla ad uscirne.
    

The Lisa Marie takes Shirley Dieu, Priscilla and her family to Elvis' funeral.



SL: Mi risulta che stai scrivendo un libro sui tuoi momenti con Elvis. Come si intitiolerà e che genere di informazioni troveremo? 
SD: Sì, il titolo del mio libro è “Memphis Mafia Princess”
Non c’è stato alcun libro che parlasse degli ultimi 3 anni della vita di Elvis. Sì, ci sono stati dei sommari e richiami a quella parte della sua vita, ma tristemente è ancora  rimasto poco chiaro su come furono quegli ultimi anni. Solo qualche racconto di qualcuno  oppure un capitolo nel libro di qualcuno per riassumere quello che pensavano fosse successo alla fine. Nessuno ha scritto qualcosa di dettagliato di quegli ultimi anni , così io lo faccio nel mio libro. In quanto fidanzata di joe Esposito e amica stretta di Elvis Presley, ho vissuto la vita di una “Principessa della Memphis Mafia”. Ho fatto le vacanze con lui e sono stata presente a tutti i concerti di Elvis di quegli ultimi anni ed ora racconto la storia che deve ancora essere raccontata. Il libro è finito e spero di pubblicarlo molto presto.

SL: Per finire, come pensi dovrebbe essere ricordato?
SD: Elvis necessita di essere ricordato come l’uomo meraviglioso che era. La gente deve smettere di esagerare le cose su di lui, pur di vendere libri. Credo che i fans siano stufi di questo e su Elvis,  vogliono sentire quanto fosse un essere umano e non sezionarlo per poter scoprire cosa mangiò a cena, la sera prima di morire, Questo è semplicemente ridicolo. E’ davvero questo che la gente vuole sapere? Io spero di no, perché ci sono tante cose meravigliose su Elvis che l’hanno reso quello che era.
Era un uomo gentile, brillante, generoso, affidabile, timorato di Dio e adorabilmente meraviglioso. 



Shirley Dieu interviewed by Sergio Biston : Elvis Collectors Brasil : Fiça Biston January, 2012.
® Sergio Biston : Fiça Biston, January 2012.
DA: http://www.elvis.com.au/presley/interview_with_shirley_dieu_by_sergio_biston.shtml 


Traduzione di Loretta Fornezza

sabato 23 aprile 2016

I Need Somebody to Lean On




I Need Somebody to Lean On
Words & Music: Doc Pomus/Mort Shuman
Recorded: 1963/07/10, first released on “EP”

giovedì 21 aprile 2016

Intervista a Linda Thompson (2006)

Intervista a Linda Thompson – 19/06/2006





INT. Possiamo iniziare parlando un po’ di quello che è stato il primo passo che ti ha permesso di incontrare Elvis? Credo che ne sia stato l’artefice uno della RCA, un certo Bill Browder
.
LT. Sì, lo conoscevo come Bill Browder ma più tardi è diventato TG Shepard lo stesso che, in seguito è diventato un artista country, quello che ha fatto la canzone Devil in the Bottle, con cui ha avuto un grande successo.
Io ero Miss Tennessee al tempo e la mia amica, che era anche la mia compagna di stanza nello stage di Miss U.S.A., era una ragazza che si chiamava Jeannie LeMay. Lei era Miss Rhode Island ed era appena venuta a Memphis. Comunque, un giorno stavamo passeggiando e suggerì di andare da Fridays e mangiare qualcosa. Quindi entrammo al Fridays e Bill Browder è lì. Ci chiede se vogliamo unirci a lui per il pranzo. Poi chi chiede se ci piacerebbe incontrare Elvis che si trovava in città. Anche se per Jeannie, non era stessa cosa, io, essendo un tipo molto conservatore, non avevo voglia di incontrarlo e quindi, stavo per dire che eravamo molto occupate, in quanto, quella sera probabilmente entrambe avremmo avuto una sfilata. Jeannie disse che, invece, lo avremmo incontrato e annullato tutti i nostri programmi.

INT. Al tempo eri una fan di Elvis?
LT. Oh, sì, lo sono stata per tutta la mia vita ma sapevo che eravamo impegnate con questa sfilata ed io ero felice di stare con il mio gruppo, ma Jeannie disse che se c’era l’opportunità di incontrare Elvis, lei l’avrebbe presa al volo. Così abbiamo annullato i nostri impegni e ci hanno sostituite.
Siamo andate al Menphian Theater a mezzanotte, perché essendo l’ora della chiusura, Elvis l’aveva riservato per vedere i films.


INT. Com’era? Qual’è stata la tua prima impressione?
LT Ero nella lobby e stavo parlando con alcuni ragazzi e delle persone che giravano lì intorno. Ad un certo punto la porta si è aperta e ci fu quella visione. Era metà Luglio, a Memphis c’era molta umidità, e si soffocava. Aveva un grande mantello nero con il collo alto e l’interno in seta rossa e io dissi “vestito un po’ come Dracula, vero?” così, ci abbiamo scambiato battute l’un l’altro. Siamo andati subito d’accordo, perché entrambi eravamo cresciuti a Memphis, avevamo lo stesso credo religioso, lo stesso amore per la nostra famiglia, devozione al padre e la madre. Avevamo lo stesso senso di lealtà, ci piaceva la stessa cucina, essendo entrambi del sud.
INT. Linda, si direbbe che era inevitabile
LT. Eh sì, abbiamo instaurato un vero rapporto parentale. Cioè, siamo diventati anime, spiriti parenti. Tanto che lui disse: Dov’eri? Ed io ho risposto “A crescere”
INT. Si era già separato da Priscilla, quando l’hai conosciuto?
LT. E’ bizzarro come quando ci siamo incontrati al Menphian Theater, mi disse che si era appena separato. Ci siamo incontrati il 6 Luglio ed era separato già dall’inizio di Gennaio.
INT. Tu ovviamente hai conosciuto la piccolo Lisa Marie subito dopo. Quanto ci è voluto perché ti accettasse come la nuova compagna del padre?
LT Era una bambina meravigliosa. Era molto imbarazzata e un po’ timida, ma ho sempre amato i bambini e abbiamo subito legato. La prima volta che l’ho vista nella casa di Manovale, io ero in piscina. Lei è arrivata e, timidamente, mi ha detto ciao. Abbiamo iniziato a parlare e ci siamo subito intese. Amavo stare con lei. Sai com’è, Elvis aveva un’indole infantile ed anche io. Mi piacciono le cose infantili e talvolta anche scendere al livello di un bambino. Io e lei ci siamo molto unite.
INT. Sei ancora legata a lei?
LT. Si, Pensa, è stata Lisa da informarmi della morte di Elvis. Lei mi ha chiamato. Aveva solo 9 anni ma ha avuto la prontezza di spirito di chiamarmi e dirmi cosa era successo
INT. E’ stato realmente un shock per te oppure sapevi che sarebbe successo?
LT. Sai, anche se uno che conosci in fase autodistruttiva, quando alla fine muore, è sempre un trauma. Sì è stato uno shock.
INT. Gli hai salvato la vita 2 volte, giusto?
LT Sì, un po’ di volte
INT. Avete mai parlato di matrimonio?
LT Ne abbiamo parlato spesso. Abbiamo parlato anche di avere bambini. Quando Elvis è stato un paio di volte in ospedale con la polmonite e altri problemi, stavo in ospedale con lui, anche per 2 settimane e mezza. Il mio letto che era attaccato al suo. Ho anche mangiato in ospedale. Ero giovane, sana, una ragazza vivace, che nel letto d’ospedale passava il tempo a schiacciare i pulsanti per far salire e scendere il letto insieme a lui. La televisione di notte non trasmetteva, non c’erano tutti i canali di adesso, e giravamo il monitor verso la nursey e sceglievamo i bambini che avremmo voluto avere (risata)
INT. Così Elvis aveva la televisione a circuito chiuso in camera? E’ stato qualcosa che ha chiesto lui?
LT. Avevamo la televisione in camera che potevamo girare verso la nursey. Non credo che Elvis l’abbia chiesta per la privacy, solo eravamo vicini a dove c’erano i bambini.
INT. Cosa mi dici dei ragazzi che erano intorno a lui? Sei stata molto con loro?
LT. Abbiamo passato molto tempo insieme e tuttora sono ancora amica di qualcuno di loro
INT. C’era qualcuno in particolare con cui potevi condividere i momenti difficili? David Briggs (al tempo, il pianista di Elvis ) è diventato un caro amico, vero?
LT. Abbiamo avuto una romantica relazione per più di 2 anni e mezzo e siamo rimasti amici. Sai, in tutta onestà, non c’era un vero modo per poter veramente incontrare qualcuno. Era il mondo di Elvis e vivevamo quel tipo di vita riservata, dove stavamo svegli tutta la notte e dormivamo di giorno. C’erano intorno sempre le stesse persone, tutto il tempo, ed è stato naturale, quando me ne sono andata, che ci fosse un’attrazione verso qualcuno a cui mi sono legata di più e con cui ho condiviso le cose. Avevamo lo stesso amore per Elvis. Entrambi lo amavamo molto ed era triste vederlo autodistruggersi.
INT. Sei rimasta in contatto con lui dopo che l’hai lasciato, fino alla morte?
LT. E’ morto solo 8 mesi dopo che l’ho lasciato. Ci siamo parlati una o due volte perché ero preoccupata per lui e sentivo il bisogno di chiamarlo. Ho chiamato Graceland un paio di volte solo per sapere come stava. Ho chiesto a Charlie Hodge oppure a Ricky Stanley, o a chiunque fosse con lui, di andare a controllare. Loro insistevano che stava bene e chiedevo di passarmelo , oppure di farmi la cortesia di salire e controllare per farmi sapere se era tutto ok. L’ho fatto parecchie volte senza poter parlare con lui, anche se comunque gli ho parlato due volte. Ci amavamo ed eravamo molto uniti. So che Elvis ha capito il mio cuore e l’ho amato veramente tanto.
INT. Lo so che è vero. Però ho ancora una domanda difficile: se tu fossi stata ancora con lui il 16 Agosto 1977, pensi che, forse, saresti stata là per salvargli la vita?
LT. So che, prima ho avuto il record di avergli salvato la vita parecchie volte, quando certe cose succedono e hai visto giusto, è difficile, perché tutti intorno al lui, compreso suo padre, hanno detto che se fossi stata con lui, sarebbe ancora vivo. Suo padre me lo disse, la sera del funerale. Anche tutti i suoi amici e parenti me l’ hanno detto. Questo è qualcosa che non sapremo mai. Avrei potuto stare con lui e tenerlo in vita per altri 10 anni oppure avrei potuto trovarlo morto esattamente come Ginger. In ogni caso, per me, questo sarebbe stato ancor più devastante pensare che avrei dovuto essere lì o avrei potuto fare qualcosa. Penso che il Signore ha il suo modo di gestire le cose. Mi ha tolto dalla situazione, perché forse non c’era più niente che avrei potuto fare. Non si può cambiare il corso della storia, è vero?
INT. Esattamente. Posso verificare una storia con te? E’ qualcosa che si suppone sia successa ed è una grande storia così grande che, ho quasi la speranza che sia andata proprio così: tu ed Elvis stavate mangiando in un McDonalds e qualcuno ha pensato fosse un impersonator…
LT. Il fatto è reale, ma i particolari sono leggermente sbagliati. Non abbiamo mai mangiato in n McDonalds. Ci stavamo avviando al Menphian Theater dove, come ti ho detto, a mezzanotte andavamo al cinema. Stavamo camminando e lui era un po’ più avanti di me e qualcuno arrivò e disse. “Oh mio Dio, guarda c’è Elvis. Sei Elvis vero?” Lui disse “Si è vero, sono Elvis” e questi impazzirono. Vollero un autografo e una foto. Come ripresi a camminare dissi, “Charlie, stai di nuovo usando questo tono di Elvis. Dai, non dire più a questa gente che sei Elvis” Dissi ai fans “Lo fa sempre e scherza sempre con la gente” I fans dissero “Sappiamo che non puoi essere realmente Elvis” e lui disse “Ma sono io, diglielo dolcezza!” e io “Dai Charlie, che siamo in ritardo”. E’ stato divertente. Aveva un tale senso dell’umorismo che condividevamo. Se riesci a ridere con una persona, allora puoi passarci insieme molti anni. Riesci a perdonare un sacco di cose, e sorvolarci su.
INT. Ricordi la poesia di Elvis del pettirosso, che disse a casa tua su Old Hickory a Memphis nel 1974?
LT. E’ uscita ?
INT. E’ su un CD e se vuoi te ne mando una copia, ma vorrei sentirla anche da te. Vuoi?
LT. La RCA ha cercato di comprarmela e ho sempre detto di no. Penso sia clandestina, ma va bene lo stesso. Amavo sentirla. I miei bambini me la chiedevano proprio l’altro giorno e cercavo la mia cassetta. Ce l’ho da qualche parte in un registratore.
Nel momento in cui mi sono svegliato questa mattina, quando tutte le cose dolci erano già sveglie, un pettirosso si é appollaiato sul davanzale per salutare l’arrivo dell’aurora… questa è la poesia vero?
INT.Si è questa. Puoi finirla se vuoi (ride)
LT. Cantava la sua canzone così dolcemente e si fermava per un momento. Io dolcemente aprivo la finestra, e gli sbattevo il suo “cercapersone” sulla testa (ride). Era la sua poesia preferita.
INT. Hai incontrato nessun altro che avesse lo stesso carisma di Elvis?
LT. Non mi aspetto di incontrare nessun altro nella mia vita, che sia così magico. Elvis era qualcosa del genere. Era uno che usciva dagli schemi. Mia nonna diceva che distruggeva uno stampo.
INT. Porti, ancora, al collo il tuo TLC (tender loving care) ?
LT Oh sì, ce l’ho ancora e occasionalmente lo indosso. Senza nulla togliere a qualcun altro che ho amato nella mia vita. Ognuno ha una sua magia personale. Siamo tutti come fiocchi di neve, unici nel nostro essere. Siamo così simili e tutti ci facciamo trasportare dalla vita, ma tutti abbiamo il nostro carattere, la nostra propria struttura. Elvis era unico, incredibilmente sensuale e tenero. Era pazzo e buono. Era all’estremo in ogni aspetto della sua vita.
INT. Cosa mi dici di quella volta, a Las Vegas, che, per un filo, ti ha mancato con una pallottola ?
LT. Elvis era come un bambino. E’ incredibile, se penso alle pistole che aveva, ecco perché io sono così attenta adesso, sul controllo delle pistole e dei danni che possono fare. Quando mi guardo indietro e penso alle pistole che aveva ed erano cariche, con bambini che ci giravano intorno. Sai, avevamo detto a Lisa di non andare mai vicino alle pistole e lei non l’ha mai fatto. Ma chi lo sa, se fosse stata una bambina più disobbediente o più curiosa, è terribile. Mi si gela il sangue nelle vene se penso alle conseguenze.
INT. E’ un miracolo che nessuno sia stato ucciso o ferito, ma credo che l’incidente successo a te sia il più rispecchiante?
LT. E’vero. E’ successo quando ero appena uscita dalla doccia, all’Hilton di Las Vegas, nella suite presidenziale, e lui stava sul divano. In quei giorni c’era quegli enormi occhi da bersaglio dei poliziotti. Vegas si animava quando c’era Elvis, e c’erano tutti quei tabelloni, posters e manifesti. Così, lui aveva uno di questi enormi bersagli nella suite e decise che avrebbe sparato all’obiettivo. Era una specie di enorme cartellone, con il suo nome, con questo occhio….. come a dire, venite a vedere Elvis….. sempre. Così, Elvis caricò la sua pistola e sparò all’occhio e la pallottola attraversò la parete, che era adiacente al mio bagno. Attraversò la parete, poi il porta carta igienica, che era in metallo, passò la porta a specchio, che si frantumò. Ho sentito il sibilo dietro le mie gambe. Quando ho guardato a terra, c’era il foro di una pallottola sulla porta dietro a me. Ho aperto questa porta e c’era un'altra porta di vetro frantumata e la pallottola vicino. Sapevo esattamente cos’era successo. James Caugheley venne e disse, “ Linda, stai bene?” e io risposi “si, cos’era questo inferno ?” Disse che Elvis aveva fatto un po’ di pratica del tiro al bersaglio. Mi rivestii, misi un asciugamano sulla testa, uscii e dissi: “Che cosa pensi di fare! Mi ha quasi uccisa!” E lui diventò bianco. Era successo, che qualcuno gli aveva raccontato, che la pallottola aveva attraversato la parete e che io ero stata colpita. Non riusciva neanche ad alzarsi per quanto era sconvolto.
INT. Si, questo, come hai detto, era il ragazzo che c’era in lui. Era un gioco.
LT. Lo so, lo stavo rimproverando e lui era tutto rannicchiato su se stesso. Disse “oh, mio Dio, non sapevo che tu fossi là. Non sapevo che poteva attraversare la parete. Credevo che si sarebbe fermata qui.” Io dissi “Avresti potuto uccidermi!” ed Elvis mi chiese se volevo andare a casa. Io dissi “Almeno non voglio arrivarci da morta” Era profondamente dispiaciuto e scosso. Era rimasto incenerito.
INT. Questa storia della pallottola si trova nel Film Elvis e la Bella Regina (Elvis and the Beauty Queen). Che cosa pensi del film?
LT. E’ stato piuttosto frustrante perché è impossibile racchiudere in 2 ore, quanto è successo in 5 anni di relazione, vista l’ intensità della mia relazione con Elvis. E’ difficile essere totalmente obiettivi su questa storia, tutto quello che è successo, è stato tutto così intimo. Ho avuto la sensazione, che abbiano scelto quello su cui parlarci sopra, tipo l’uso di droghe ed altri problemi, piuttosto che la sua sensibilità, la sua generosità, la sua allegria e il suo talento. Sai, queste sono cose di cui ho parlato a lungo. Sono scesa nel dettaglio, molto di più sui suoi gesti di generosità, sulla sua spiritualità e sulla sua gentilezza. Naturalmente c’era l’abuso di medicine e la sua autodistruzione, ma questo è quello che hanno più messo in evidenza. Ho percepito che ci fosse più il punto di vista personale dello sceneggiatore, anche se non avrebbero potuto essere più carini e gentili di così, nei miei confronti e non avrebbe potuto essere più adulante, verso di me. Cosa che ho apprezzato. Mi dispiace che nel film non si veda di più la sua bontà. Ce n’era così tanta. Ci sarebbe potuta fare una miniserie e la gente avrebbe avuto modo di capire meglio che incredibile essere umano fosse, Mio Dio, abbattuto e tormentato, è vero, ma era un fenomenale ed incredibile essere umano.
INT. Come vorresti finire questa intervista?
LT. Probabilmente ti direi questo; anche negli anni che ho passato con Elvis, sono sempre rimasta una poetessa. Sono stata battezzata a nove anni nella Chiesa Batista di Memphis e ho sempre pensato che il dono che Dio mi ha dato era il saper scrivere poesie. Quindi, ho incominciato quanto avevo 9 anni e ho scritto poesie per mio padre, mia madre e tutta la mia famiglia. Ecco come ho incominciato a scrivere le canzoni e quando ero con Elvis avrei voluto scrivere poesie d’amore. Sai, anche se mi ha ferito, vorrei scriverlo questo ed esprimergli ogni cosa attraverso le mie poesie. Mi diceva: “Dolcezza, questa è bella, non mi lasci metterne qualcuna in musica e io la incido, perché è talmente bella?” E io gli rispondevo di no, perché la sentivo una cosa personale. E oggi, nella mia stupidità, al tempo non avevo idea di cos’erano le royalties (ride), ma so che quando è morto, sapeva che non ero là per altri scopi, effetti commerciali o cose simili. Ero là solo perché l’ho veramente amato.
INT. Non si può dare un prezzo ai propri ricordi o a quanto hai nel cuore.
LT. E’ vero, ma penso che avrebbe scalpitato per il fatto che sono diventata un’autrice di canzoni di successo e che sono in grado far diventare musica, tutta quella poesia.
INT. Assolutamente, è stata una sorpresa scoprire che hai scritto successi per Whitney Houston and Celion Dion.
LT. La musicalità di David sarebbe stata motivo di grande gioia anche per Elvis. Elvis amava I musicisti. Amava David Briggs, la sua musica, quindi sono sicura che avrebbe veramente apprezzato la musica di mio marito.
INT. So che lui ti apprezzava e i fans, sparsi in tutto il mondo sono coscienti di questo
LT. Questa cosa è stata fonte di grande conforto per me, sentire che l’amore per lui era distribuito in tutto il mondo. Tutti i giornali dei fans e i tabloids mi hanno sempre trattata in modo gentile. Traggo più soddisfazione da questo che da qualsiasi altra cosa. Sapere che la gente ha capito veramente quanto l’abbia amato. Coloro che lo amano, apprezzano questa cosa e me lo fanno sapere.
INT. Hai nessuna foto inedita di te ed Elvis insieme?
LT. E’ così difficile trovarne una qualsiasi, con una buona inquadratura. Sai perché? Perché, non abbiamo mai permesso a nessun fotografo di riprenderci. Ho rispettato questo aspetto della sua privacy e lui era molto ombroso con le persone che volevano fare foto, per cui non ce n’è molte di noi due insieme
INT. Ho visto parecchie belle foto di te negli anni 70. Hai le ciglia molto lunghe Linda.
LT. (ride) Chi io?, Io no, I miei figli le hanno. Nella mia famiglia, da parte di mia madre, tutti hanno le ciglia lunghe. La gente pensa che mi metto quelle finte, ma non è vero.
INT. Bene, spero ti piacciano le foto che abbiamo scelto per la stampa dell’intervista.
LT Certo mi piacciono e ringrazio tutti i fans che rimangono fedeli e devoti ad Elvis.
INT. Sono sicuro che loro dicono la stessa cosa di te. Grazie per averci rilasciato l’intervista.
LT. E’ stato un buon lavoro e ci terremo in contatto
INT. Grazie Linda, porta i nostri saluti a David e alla tua famiglia.
LT. Lo farò certamente. Ciao




Ode al pettirosso
Come mi sono svegliato questa mattina
Quando tutte le cose dolci sono già nate
Un pettirosso si appoggia sul mio davanzale della finestra
Per salutare il sorgere dell’aurora
Ha cantato la sua dolce canzone molto dolcemente
Poi si è fermato per un momento di pausa
Ho alzato delicatamente quella finestra
Ed ho schiacciato il suo fottuto cranio


sabato 16 aprile 2016

Follow that Dream



Follow That Dream

Words & Music: Fred Weise/Ben Weisman

Recorded: 1961/07/02, first released on “EP”

mercoledì 13 aprile 2016

Girl Of Mine (New edit)




Girl Of Mine
Words & Music: Les Reed/ Barry Mason 
Recorded: 1973/07/24, first released on "Raised on Rock"

Lisa Marie Presley parla di suo padre



Queste sono vecchie interviste, ma ugualmente molto interessanti per conoscere piu' da vicino la figlia del Re

LISA MARIE PRESLEY

“Mi ricordo di lui molto bene. Averlo vicino creava sentimenti molto intensi. Percepivi che era in casa, sapevi già che c’era, quando ancora, eri in macchina sul viale. Era una persona spiritualmente molto forte….. era un uomo incredibile, illuminato. Un uomo unico”

“Ecco cos’era per me bambina, una presenza splendida, immensa, elettrizzante, formidabile, grande.”

“Era una presenza talmente straordinaria, non tanto come intrattenitore, quanto come persona. E’ vero, cantava bene e anche le canzoni erano grandi, ma era lui quello che arrivava tramite la musica. Era più grande della vita e lo è ancora.”

“Conoscendolo, Evis era quello che era, perché quello che ognuno percepiva in lui, quel suo spirito che trasmetteva attraverso la sua musica, catturava la gente. Era quello spirito che stava dietro tutto questo”

“Non c’era alcuna differenza tra la sua immagine e quello che lui era come persona, tranne per quanto riguarda chi era, cosa molto più importante e grande. Tutto diventava evidente di quanto avesse dentro di sè, era quello che dava e non lo ha mai fatto per assumere un atteggiamento. Era ciò che era, e questo è ciò che usciva. La sua immagine era molto vicina a quello che lui era veramente, come essere umano.”

************************************************** *************************

Da un’intervista di Diane Sawyer a Lisa Marie

DS: Abbiamo passato parte della vita a guardarla, senza sapere mai niente di lei, la timida figlia del Re del rock ‘n roll. Ma ora, con una mossa sbalorditiva, la ragazza che abbiamo sempre conosciuto dalle foto, finalmente parla di sé. All’età di 35 anni, è uscita con il suo primo album "To whom it may concern". Un po’ nervosa?

Lisa Marie: Sì molto

DS: Non c’è da sorprendersi, quando si è figli di Elvis Presley….più che altro per coloro che si stupiscono che anche lei possa avere una bella voce.
Certo non si può fare a meno di pensare, che assomigli ad Elvis. Te ne rendi conto?

Lisa Marie: Onestamente, sì, l’ho visto….. ma non è qualcosa che ho cercato di fare. Alle volte, mi sono ritrovata a dire “Oh mio Dio”.
Alle volte mi sono detta cose tipo “Basta, cosa stai facendo?”
Non è che volessi combatterla, però adesso riesco ad accettarlo.
DW: Come vedi Graceland, come un altro mondo oppure ti sembr, ancora, la tua casa?

Lisa Marie: Graceland è come una capsula del tempo. Non è cambiato niente e niente è stato toccato. E’ qualcosa di triste, una vita che è esistita una volta, e la sua storia. C’è stata talmente tanta vita dentro che, quando ci vado, la sento ancora casa mia.

DS: Qual’ è il padre che ricordi?

Lisa Marie: Uno speciale…….. lo ricordo come mio padre ma anche come un padre emozionante.

DS: Parli di quando scendeva le scale con gioielli?

Lisa Marie: Sì, tutti quegli ornamenti….. E cantava sempre, tutto il tempo.

DS: Voleva che cantassi anche tu? L’hai mai fatto?

Lisa Marie: Oh, sì mi svegliava sempre, nel bel mezzo della notte, per farmi cantare, diceva “Dai, sali sul tavolo e canta!”

DS: A che ora, alle 4 del mattino?

Lisa Marie: Dormire alle 4 del mattino? Andare a letto alle 4 o 5 del mattino e alzarsi alle 2- 3 del pomeriggio.

DS: Mangi anche tu quei grandi panini, quelli con banana fritta?

Lisa Marie: Oddio, ma allora, non finirà mai!!
Ma questo è un incubo, è un’ ossessione.
Non l’ho mai visto mangiare uno di quei panini!!!!!
Ad essere onesta con te, finalmente, circa un anno fa, io ne ho mangiato uno, gli ho dato solo un morso.

DS: Tuttora, quando ascolta cantare suo padre, capita che sembra le tremi il viso. C’è qualcosa che la riporta a quella bambina di 4- 5 anni che adorava il suo splendido papà, ma che è stata turbata dalle ombre dietro la luce.

Lisa Marie: Sempre, per tutto il tempo, tutte le volte.

DS: Che cosa dicevi?

Lisa Marie: “Non morire” Sai, cose del tipo “Stai per morire?” E lo facevo nel bel mezzo di qualsiasi discorso. E lui rispondeva “No, non vado da nessuna parte, non mi succederà niente, non preoccuparti” cose così.

DS: Lisa Marie si ricorda periodi con lui, contrassegnati da giornate magiche. Elvis noleggiava un aereo anche solo per andare a vedere la neve o affittava il luna park, solo perchè lei potesse andare sulla giostra.
Ti sembrava una cosa da ricchi?

Lisa Marie: Con lui no, perché era il suo cuore che gli faceva fare queste cose… Se io sono in un jet ed è perchè quest’uomo mi ama.

DS: Ha inciso anche ninne nanne. Però mano a mano che il tempo passava, la sua dolce bambina è diventata una specie di ragazzo selvaggio.
Allora è tua mamma una persona ribelle?

Lisa Marie: Assolutamente no.
Io e lei siamo come il bianco e nero. Io sono, come rahhh ….. Io sono il suo opposto. Del tipo, io ho rotto qualsiasi barriera sociale che lei non ha mai fatto. Io sono piuttosto spontanea, diversa, stravagante, niente è bandito nel mio linguaggio e nel mio comportamento.
Lei è una bella persona, parla molto lentamente e dolcemente, mentre io sono come un toro in un negozio cinese.



************************************************** *****************************************





DEDICA DI LISA MARIE dal CD “What Now”

Per i miei splendidi mamma e papà



Individualmente, ognuno di noi ha fatto il pioniere di una vita insolita e imperfetta e piena di sfide. DIO, io spero che, vivendo tutto questo così, abbiamo potuto esistere per gli altri. Non poteva essere più facile, ma avrebbe potuto essere molto meno difficile. Abbiamo tuttora, un legame eterno, che non si spezzerà mai, e io vi amo e stimo entrambi, così tanto, da seppellirmi viva! Spero di non essere stata un carico troppo pesante, da portare, ma hey,!.......se lo sono stata, fa parte di questa nostra dannata famiglia!

************************************************** *******

Messaggio di Lisa Presley’ Place

Ci sono molte cose di mio padre, Elvis Presley, e di molti altri che potrò ammirare per l’eternità.
Si è elevato dalle sue umili origini e quando la realizzazione dei suoi sogni e delle sue aspirazioni ha superato quanto avesse mai immaginato, ha dato vita ad altre iniziative, con una nuova consapevolezza delle loro potenzialità, non ha importanza quali fosse sfide che ci si incontrano nella vita. Con il successo sono arrivati i riconoscimenti e il rispetto che mio padre si meritava. Tuttavia, la fama ha portato con sé anche qualcosa come duri esami e giudizi, esperienze che nessun dovrebbe mai vivere.
La verità della sua capacità artistica e del suo carattere si elevano sopra a tutto questo, sempre. Sarà sempre così. Il suo posto nella nostra storia musicale e culturale, e in così tanti cuori, sarà assicurato per sempre.
Uno degli aspetti più speciali del carattere di Elvis Presley era la sua generosità d’animo. Lo esprimeva con concerti di beneficenza e donazioni che sono ben conosciute dal pubblico. Ma la maggior parte delle cose, che ha fatto per gli altri sono state fatte, in silenzio, senza pubblicità. Mio padre non ha mai dimenticato cosa vuol dire desiderare qualcosa, averne bisogno e non poterlo fare. Ha passato la maggior parte della sua vita dando felicità agli altri, inclusi coloro che gli stavano intorno. Questa è una delle cose che, più di tutto ammiro, di lui.
Tenendo conto della sua costante abitudine di dare, abbiamo creato la Elvis Presley Charitable Foundation, al fine di fare cose buone per la comunità e onorare la memoria di mio padre nel modo in cui, so, mio padre sarebbe fiero. Niente di quello che abbiamo fatto tramite questa fondazione, gli avrebbe fatto più piacere del nostro impegno di mettere le fondamenta alla costruzione e all’avvio della Presley Place, una programma di alloggi temporanei destinati alle famiglie senza tetto, per dare loro la mano, il mestiere e la guida di cui hanno bisogno per rompere il ciclo della povertà.


Vi ringrazio per il vostro supporto.

Sinceramente

Lisa Marie Presley

Traduzione di Loretta Fornezza 

http://www.grazielvis.it/forum2/showthread.php?t=2416
https://www.facebook.com/ThisIsElvis.Italy/


Traduzione di Loretta Fornezza




sabato 9 aprile 2016

Intervista a Jerry Scheff



Intervista a Jerry Scheff – Giugno 2001




Quando Elvis cantava una canzone, capivi subito che la canzone attraversava la sua mente.


Ho deciso di dividere questo articolo in 2 parti, Nella prima, Jerry racconta del suo background e della sua carriera. E’ difficile fare altro se non raccontare i fatti più importanti e fare riferimenti al libro “Elvis. La sua vita dalla A alla Z.” Così ho pensato che, fosse necessario, qualche riferimento al background


Parte uno: Jerry parla di Jerry

Sono cresciuto nella zona della baia di San Francisco. Alle elementari suonavo la tuba ed ho iniziato a suonare il basso nel 7° anno. Suonavo in un’orchestra sinfonica junior, ma a 12 anni, in quella della scuola e suonavo anche la tuba nella banda municipale di Vallejo. Poi quando avevo 14 anni, ci siamo trasferiti a Sacramento, CA. Mia madre mi supportava molto e mi portava a vedere i concerti di Jazz dell’Orchestra Filarmonica e Lionel Hamptons. Al tempo suonavo moltissimo jazz e musica classica e ascoltavo sia il classico che il R&B nero alla stazione Jazz di Oakland, C.A. A 15 anni circa iniziai a suonare nei club e nelle sessioni “after hours”. Suonavo soprattutto con musicisti Jazz che erano nello scenario della East Coast Jazz. Nel 1957 e 1958 ho fatto qualcosa a San Francisco e suonato in un club che si chiamava “Jimbo’s Bop City”. Venivano a suonare tutti i musicisti jazz. C’è stato Mile Davis, come pure John Coltrae e la sua band. Non ho mai suonato con loro, sarei morto!! Era l’era beat e c’erano un sacco di droghe che giravano. Avrei potuto chiedere a qualche musicista per farmi ….. Ero una ragazzino magro bianco, con capelli stopposi e mi sentivo sempre ben tutelato. Fortunatamente non mi hanno tentato. Una mattina verso le 3 al Jimbo, una donna salì sul palco a cantare. Aveva una maglietta con una gonna e stivali da lavoro. Era il 1958 e non avevo mai visto nessuno vestito così. Si girò e disse “blues in F” e batteva il tempo con quei suoi stivali da lavoro. La polvere si alzò dal tappeto fino agli spots e partimmo. Ero in paradiso! La cantante era Big Momma Thorton.

Finii la scuola e mia madre mi suggerì di andare nell’esercito. Così entrai in marina e finii per entrare nella scuola di musica di Washington D.C. Si trattava di un corso del college della durata di 9 mesi e potevo studiare teoria e armonia, nonché suonare con qualche grande musicista. Poi continuando sono diventato insegnante. Nel 1961 mi sono sposato e ho avuto due figli Darin e Jasn, ora musicisti anche loro. Avevo voglia di spostarmi a Los Angeles e così senza dire niente ci sono andato e lì ho lavorato con Billy Preston  (che al tempo aveva 16 anni) in un club che si chiamava Sands. La mia vera carriera è iniziata a Los Angeles dove dopo un mese ero già impegnatissimo. Non riesco a ricordare neanche la metà degli album nei quali ho suonato. Ho suonato molto con il batterista Jim Gordon, con il pianista Larru Knecta e il sassofonista Jim Horn. Abbiamo inciso con Johnny Mathis, Johnny Rivers, Neil Diamond, Nancy Sinatra, Pat Boone, Sammy Davis Jr., Bobby Vinton, The Everly Brothers, Nitty Gritty Dirt Band, The Ventures, Dionne Warwick, Barbara Streisand, Linda Ronstadt con i "Stone Pony's", "Sky Saxon and the Seeds,"il chitarrista di Flamenco Carlos Montoya, il chitarrista Jazz Howard Roberts, Jim Neighbors, Leonard Nimoy, Judy Collins etc.… Iniziavamo al mattino e andavamo di studio in studio, alle volte 23 ore di session alla settimana. Non voglio entrare nel merito delle droghe, ma quella volta, ero molto influenzato dagli allucinogeni. Avevo una borsa piena di pillole di messalina ed iniziai a masticarne la mattina presto per poter mantenere un certo spirito per tutta la giornata. Ascoltando la prima session pensai che la mia parte sembrava una presa per i fondelli così nella seconda la feci più calma. Andò avanti così per alcune takes finchè il produttore venne da me e disse “Jerry, ti sei reso conto che stai minimizzando il ritmo? Dissi “ Sì, perché non va bene?” In quel periodo ricevetti una chiamata di andare a suonare con i Doors. Abbiamo passato sei settimane in studio per registrare “L.A. Woman” che divenne il miglior album. Usavano solo tastiere di basso e io fui contattato per unirmi a loro. Poi Jim Morrison andò a Parigi e morì.

Nel 1968, feci un album con James Burton. Non ricordavo l’artista, ma penso di essere piaciuto a James perché un giorno mi chiamò e mi disse che stava formando una band con Elvis Presley. Per me andare a lavorare per Presley era come andare a scuola. Non avevo mai suonato country e rock and roll. Non avevo idea di come sarebbe stato. La musica era così intensa e oggi non riesco ad ascoltare nessuno degli album che abbiamo fatto, perché ognuno di loro mi crea sentimenti molto intensi. Ad esempio, ascoltare l’ELVIS LIVE AT MADISON SQUARE GARDEN. La mia unica scusa è che credo che all’epoca nessun altro suonasse il basso in quel modo. Nel 1971  per motivi di salute, lasciai L.A. all’apice della mia carriera e mi spostai in una piccola isola della British Columbia. Continuai a lavorare per Presley e volavo a L.A. quando c’erano albums da incidere. Nel 1973 abbiamo fatto l’Aloha From Hawaii e lasciai il lavoro con Presley, ma nel 1975, con un divorzio che si stava profilando e l’industria del disco più severa, tornai a L.A. e lavorai con Presley fino alla sua morte. Eravamo su un aereo privato diretti a Bangor Main, quando il pilota ci informava che dovevamo atterrare, credo fosse a Pueblo Colorado. Qualcuno chiamò Memphis e siamo stati informati che Elvis era morto. Per un po’ siamo rimasti sulla pista. L’unico rumore erano i singhiozzi di alcune persone. Abbiamo ripreso l’aereo e in silenzio siamo tornati a L.A. Quando atterrammo, c’era un temporale tremendo, ma tutti scesero dall’aereo e sparirono sotto la pioggia.

Mi sono risposato nel 1976 con quella che è ancora mia moglie Diane e ci siamo stabiliti a Malibu, CA mentre io ricostruivo la mia carriera in sala d’incisione. In quel periodo lavoravo per un album di Tanya Tucker. Stavamo parlando quando ricevetti la chiamata da un sassofonista Steve Douglas che mi disse che Bob Dylan stava provando e aveva licenziato il suo basso. Andai a suonare con lui e

tutto ad un tratto eravamo sulla strada dell’Europa i tour, con un treno privato, mogli incluse…. Fu un anno meraviglioso tranne che per la disponibilità di cocaina della quale, velocemente, diventai dipendente. All’inizio del 1979 mi trovavo a Parigi per fare un album con Mink DeVille che si chiamava LE CHAT BLUE. Una sera, dopo due giorni che stavo sveglio, ero nella mia stanza all’Hotel Murice con una bottiglia di brandy e un grammo di cocaina. Mi chiedevo che differenza avrebbe fatto se io fossi saltato giù dalla finestra. Avevo la finestra aperta e guardavo il brandy vicino al letto. L’ho preso e ne ho bevuto un gran bel sorso e sono svenuto. Mi fece sentire così male che chiamai mia moglie per dirle che i miei giorni con la droga erano finiti e così fu.

Gli inizi degli anni 80 sono stati spesi per ricostruire la mia carriera in sala d’incisione. Alcuni dei miei vecchi compagni James Burton, Glen D. Hardin, Jom Horn e Hal Blaine avevano lavorato con John Denver per alcuni anni. Ermory Gordy era il bassista e aveva lasciato, così andai a lavorare per John. John era una persona molto gentile e generosa e ho lavorato con lui fino al 1993. Nel frattempo, nel 1986 stavo facendo delle sessions a L.A., quando mi chiamò il produttore T-Bone Burnette per andare a suonare su un paio di canzoni di Elvis Costello. L’album fu chiamato KING OF AMERICA e per la maggior parte del quale mi sono entusiasmato parecchio. Nel 1994 ho fatto tours con Sam Philips (la moglie di T-Bone Burnette, con la Virgin Records). Ho fatto 5-6 albums nel corso di 6-7 anni.

Credo che la ragione per cui ancora lavoro è che non ho paura di prendere le occasioni al volo. La maggior parte di produttori per i quali lavoro lo sanno e tante volte, per i periodi in cui cerco di non lavorare, mi danno del tempo per riflettere e dare alle cose una piega diversa. Ci sono talmente tanti meravigliosi bassisti in giro, ma alle volte (non sempre), mi fanno diventare parte di loro, per le mie piccole eccentricità e il mio spirito. Ma come filo conduttore cerco di usare la semplicità. Tuttavia, sento che, come chitarrista di basso, sto ancora crescendo. Non mi interessa molto se alcune cose sono vecchie, ancora riesco ad estraniarmi e ogni volta mi siedo per suonare un po’ di jazz e schiarirmi le idee.



Parte seconda: L’intervista a Jerry Scheff

D. Secondo i documenti della session, tu hai suonato nelle session di Double Trouble e Easy Come, Easy Go, del 1966.


All I Needed Was the Rain



All I Needed Was The Rain
Words & Music: Sid Wayne/Ben Weisman
Recorded: 1967/10/01, first released on "Flaming Star"
Traduzione di Vali/g52

lunedì 4 aprile 2016

Detto da Elvis (1971/72)






Detto da Elvis verso il 1971 o 1972:




“La gente tende a dimensionare la vita in base alle cose, cose materiali come il denaro, le case o gli affari, che hanno accumulato o fatto, pensando che questo sia doveroso, per poter ottenere dalla vita la gioia, la felicità e l’amore, grazie alle loro gesta.

Questo è ciò che ci rende diversi dagli animali: abbiamo la capacità e il desiderio di diventare importanti, ed essere di più di quello che siamo. Questa è l’opinione di Dio. Sappiamo che esiste quel Dio che ci giudicherà. Colui che ci dà l’ispirazione, di essere migliori, di fare un buon lavoro cercando di ottenere la perfezione. Per un uomo è sempre meglio credere che c’è qualcuno o qualcosa, Dio, che ci guarda dall’alto e ci giudica, altrimenti non esisterebbe la forza morale e non ci sarebbe nessun motivo per cercare.

Nel suo Regno lui ha inserito l’uomo e la donna, dando loro la Sua parola, facendo in modo che i molti scritti e le parole che venivano dette siano la Sua parola, quella parola che ci dovrebbe rendere consapevoli, che dovremmo conoscere e che dovremmo rendere fatti e azioni.

L’uomo ha sempre avuto desideri profondi di raggiungere i suoi obiettivi, di esistere. Se solo si prendesse il tempo di guardare e di ascoltare, capirebbe che la cosa più grande che potrebbe ottenere è dopo aver vissuto la sua vita, la gente potrà ricordarlo come un buon uomo, un uomo amorevole e uno che si preoccupato degli altri e del suo paese e ha cercato di aumentare e migliorare tutto questo. Questa è immortalità, questa è grandezza – avere almeno un’altra persona che possa dire “Mi manca, era un vero amico!”

Dio sorride per ogni stretta di mano, ogni sorriso che noi diamo a qualcuno che ne ha bisogno, ogni mano che offriamo all’altro, ogniqualvolta noi tendiamo una mano per aiutare, tenendo conto di ogni azione. Questi sono i numeri che contano, non i dollari e i centesimi!




Da quanto si vede, la gente questo non lo realizza, non è in grado di capire la vastità del pensiero di Dio. Questa Intelligenza ha creato l’Universo, non solo il nostro, non solo uno della nostra galassia, ma tutti gli universi e, per i poveri mortali, ce ne sono troppi da capire o immaginare. Noi basiamo tutto sulla nostra comprensione, con il nostro modo di capire e, invece, siamo così piccoli, così nebulosi in ogni paragone che facciamo con Dio. Mi capite?

Non ci sono parole, nessun mezzo di comunicazione che conosciamo, spiega la sua immensità, così noi inciampiamo continuamente e, nei nostri credo limitiamo Dio. Nel Suo regno, in ognuno di noi, Lui ha creato un desiderio di essere come Lui, di attirare la Sua attenzione, di guadagnare i suoi favori e questa è l’essenza del cuore e dell’anima. Senza queste necessità, noi diventiamo animali ed tanto per dire, questo è sbagliato, perchè gli animali amano, sono fedeli e fanno di tutto per piacere all’uomo. Pertanto, a modo loro, conoscono un Dio.

Senza il bisogno di piacere a Dio, l’umanità, diventa criminale, malata e se vogliamo non capisce ciò che è buono, ciò che è fare del bene e, per questo, infatti provoca danni. Io credo che quelle persone che non hanno queste esigenze, in qualche modo sono malvage, di natura malvagia e, forse, sono state mandate qui dalle forze del male – Satana……. Io credo siano in migliaia e cerchino di distruggere l’umanità legata a Dio. Attaccano tutti noi, specialmente coloro che cercano di essere più perfetti nella Sua immagine, coloro che cercano di fare del bene agli altri. I malvagi buttano giù massi per far inciampare, molto spesso uccidendo ciò che è buono e gentile. Quindi noi diciamo, come può morire uno così buono, quando ci sono quelli cattivi che vivono? Dio non governa questa terra, non ancora, il malvagio sì. Lui ci dice che – Gesù interviene a Sua volontà, quando arriva il momento di incoraggiare l’avvicinamento alla perfezione”

Traduzione di Loretta Fornezza 

venerdì 1 aprile 2016

The Death Of Gladys




The Death Of Gladys


Ecco la traduzione, dell'ultimo capitolo del libro ELVIS AND GLADYS di Eliane Dundy (a cui si è rifatto anche Guralnick per la mitica biografia)



LA MORTE DI GLADYS

Red West ricorda l’ultima volta che andò a trovare Gladys a Graceland. Era Febbraio del 1958. Come descrive in Elvis, What Happened?, Elvis era ad Hollywood e “Io e la signora Presley stavamo seduti e chiacchieravamo….. Sapevo che c’era qualcosa che non andava in lei. Non potevo giurarlo, ma lo percepivo dal modo in cui parlava. Dio mio, questa donna sapeva che stava per morire. Non ha mai detto niente in tal senso, ma il modo in cui parlava era come se fosse tutto finito……….. Quando mi alzai per salutarla, mi richiamò e disse quello che le avevo sentito centinaia di volte…….. “Vigila sul mio ragazzo!” Questa volta però lo disse in modo diverso, era una specie di, non so, una sorta di suono definitivo, nella sua voce, come se fosse l’ultima vota che me l’avrebbe detto”.
La percezione di Red su Gladys coincide assolutamente con lo stato mentale che, inevitabilmente, accompagna l’attacco dell’epatite, una delle malattie più insidiose e subdole, che poi avrebbe portato Gladys, alla morte.
L’epatite è una parola di copertura che viene usata per definire qualsiasi danno al fegato, provocata da una varietà di agenti tossici, da quello per un’infezione viralem all’alcool, anestetici, droghe o altra categoria definita veleno. Entrando più in profondità sulla sua patologia e consultandomi con specialisti di questo campo, si rimane sorpresi non solo per la molteplicità di varianti, di questa malattia molto comune, ma soprattutto per l’estrema difficoltà di diagnosticarne una qualunque di esse. Per esempio, una delle sue forme più serie, meglio conosciuta come epatite cronica attiva (aggressiva), nonostante spesso risulti un attacco al fegato e/o cirrosi, nella maggior parte dei casi, non è evidente l’alcolismo. Perciò se chi ne soffre, non lo dice al medico, questo può protrarsi per mesi o anni, prima che il medico possa accorgersi di eventuali danni al fegato. A prescindere dalla tipologia di problema al fegato, i sintomi sono sempre gli stessi, clinicamente descritti come malessere, apatia, debolezza, sonnolenza, nausea, scompensi addominali, mal di testa e suscettibilità.
Chiunque abbia avuto l’epatite sa che il termine malessere è un termine laico che intende una depressione ben specifica, che vista la sua intensità è quasi vicina al suicidio.

Nel caso specifico di Gladys, quello che successe fu che, non solo la sua intera famiglia, ma ora anche in lei la depressione aumentava con l’aumento dell’ansia per Elvis e il servizio militare. Le visite del Dr. Evans a Graceland erano frustranti, non essendo stato informato di un indizio di vitale importanza che riguardava lei e la sua famiglia e che veniva tenuto segreto: la predisposizione verso l’etilismo. Anche se lui l’aveva sospettato e le aveva fatto fare degli esami del sangue, per valutare il funzionamento del fegato ed i risultati erano irrilevanti.
Nonostante il grande sconforto in cui Gladys si trovava, per i 60 giorni, in cui Elvis girava il film, tornò caparbiamente a Graceland. Lo sforzo di essere sempre ben vestita, incombeva su di lei e, appariva vestita principalmente con quel suo nuovo cappotto rosa, che Elvis le aveva comprato quel Natale. Pur se la strada che percorreva fosse dalla camera da letto alla cucina e ritorno, vedeva che questo faceva passare i giorni e a causa della nausea che aumentava, doveva farsi aiutare nei lavori domestici, sempre di più
Quella Gladys stava inconsciamente, cercando di morire. Una visita all’ospedale, per lei non significava migliorare la sua vita, ma indebolirla. Non aveva importanza quanto si sentisse male, significava essere egoista e rendere pubbliche le sue fragilità, proprio quando Elvis non necessitava di essere turbato da ulteriori preoccupazioni. Lui, al contrario, aveva bisogno di ricordare quell’illusione infantile, che era la sua forza.
Il Dr. Evans era convinto che la sua malattia fosse provocata dai calcoli. Riteneva che questi provocassero il continuo gonfiore e spiegò a Lilian, che, se non venivano seguiti e curati, potevano provocare un cancro. Gladys necessitava di essere portata urgentemente all’ospedale. Ma lei, ancora una volta, rimandò. Al limite, insistette lui, sarebbe stato importante che quelli che le stavano intorno, si assicurassero che prendesse le medicine che lui le aveva prescritto e che avrebbero potuto sciogliere i calcoli. Ma quando Gladys aveva bevuto, si dimenticava di prendere i farmaci. Quanto le costasse sottomettersi alla malattia, è evidente nelle fotografie scattate con Vernon ed Elvis, al momento del suo reclutamento.
L’intrusione di macchine fotografiche e stampa, in quel momento, fu una delle cose di cui lei ne risentì profondamente. Chiaramente arrabbiata dietro una smorfia e un’espressione di sopportazione, pur collaborando, rifiuta di sorridere alla gente e di guardare dentro la macchina fotografica. In una fotografia è seduta, fissando nel vuoto, rifiutandosi di partecipare al bacio di Elvis; in un’altra, sta in piedi ma non fa alcuno sforzo per nascondere il fatto che è solo per compiacere ad Elvis, tenendogli la mano, dietro la schiena. Quella su cui non c’è alcun dubbio, è l’ultima foto di quell’infelice momento, in cui è totalmente a terra, dove il viso è ormai gonfio, come se avesse pianto e con profonde occhiaie sotto gli occhi.
A questo punto si è completamente dissociata da chiunque, incluso Elvis, che sta seduto vicino a lei, chiusa in un dolore che nessun anestetico avrebbe potuto alleviare. Miracolosamente,in quelle prime ore del mattino di quel lunedì, 24 marzo, quando Elvis arriva nel luogo di reclutamento, accompagnato dai suoi genitori, Gladys, che si intravede nei filmati, appare un donna ricca di dignità. Vestita con un nuovo soprabito primaverile in onore di questa importante occasione pubblica, Gladys, mentre entra nell’edificio, appare gentile ma attenta testimone del suo giuramento e sembra non faccia nessuno sforzo. Il gonfiore del suo viso è magicamente scomparso, rivelando la massima delicatezza dei suoi lineamenti.
Tra i suoi amici raccolti per salutarlo, che come riferisce la stampa sono Patsy Presley, Judy Spreckles, Janet Hall, Bonnuie Underwood, Cliff Gleaves, Lamar Fike e Anita Wood (definita semplicemente come “artista di Memphis” nonostante fosse la fidanzata di Elvis già dal mese di luglio dell’anno prima) Gladys guarda Elvis e i suoi compagni che salgono sul pullman che li porterà al Kennedy Hospital per i controlli. Solo in questo momento la vediamo che discretamente, si asciuga le poche lacrime che le scendono. Solo poco dopo avrà il crollo.
Elvis arriva a Fort Chafee, Arkansans per ricevere le istruzioni, fare gli esami fisici, i test di attitudine e il taglio dei capelli. Il Colonnello Parker rimase presente per 3 giorni, assicurandosi la presenza dei media, affinché venga reso pubblico qualsiasi centimetro del corpo di Elvis, le sue azioni e reazioni, Tutto viene filmato fino al momento in cui Elvis e gli altri verranno definitivamente spediti, dal Maggiore Schultern a Fort Hood.
Durante il periodo a Fort Hood Elvis è apprezzato per il suo comportamento, per il modo di presentarsi di fronte ai superiori, manifestando sempre un’educazione congenita, modestia, senso dell’humor e un gran senso del dovere, impegnandosi sempre fisicamente negli addestramenti e nelle lunghe marce. Fuori dalla base, con i suoi amici, invece esprimeva quanto odiasse l’arma. Di grande aiuto fu il fatto che, quando era fuori servizio, poteva ricevere visite. Il disk jockey Eddie Fadal, gli aprì la sua casa e sua moglie cucinava per Elvis e i suoi amici, inclusa Anita Wood, che lo andava a trovare ogni fine settimana.
Elvis, insieme ai suoi genitori, andò alla prima del film King Creole.
Ciò che Gladys vide all’inizio del film, guardando la famiglia Fischer, il figlio Danny (Elvis), sua sorella e il padre, un uomo a pezzi, sempre avvilito per la morte della moglie, avvenuta un anno prima, sembrava una fredda premonizione che doveva averle gelato il sangue.
La popolarità di Elvis continuava ad aumentare. Non era più il ragazzo cattivo, ma il bravo ragazzo diventato eroe per essere il più grande simbolo della democrazia americana. A questo punto Elvis stesso diventò più ottimista: aveva una ragazza di cui probabilmente era innamorato (molto diversa da Gladys, perché bionda, piccola, con ambizioni di far carriera), i soldi della RCA, della merchandising, dei films. Aveva dimostrato a se stesso di essere un buon soldato e un attore promettente e aveva la benevolenza di tutti. Con la sua fede in Dio, ogni cosa sembrava andasse per il verso giusto ………. Non era quello che diceva sempre la mamma? Ed aveva fiducia di riuscire a risolvere il problema per la situazione in cui si trovava sua mamma, oggi così lontana dalla splendida forma che di lei aveva sempre conosciuto, standole vicina e prendendosi cura di lei.
Dopo l’addestramento di base, tutti i soldati di Fort Hood avevano il permesso per vivere fuori dalla base. Elvis prima affittò una roulotte e poi una casa più comoda, con 3 camere da letto, nelle vicinanze di Killeen.
Una settimana dopo essere tornato alla base, alla fine di giugno, venne raggiunto da Gladys, Vernon, Minnie Mae e Lamar Fike. Con meno di 2 mesi di vita davanti, Gladys era stata portata a 400 miglia di distanza in una calda e rovente estate del Texas, così lei ed Elvis potevano stare insieme. Cosa può esserci di più confuso e imbarazzante di una madre e suo figlio che ragionano solo con le loro emozioni?
Per gli ultimi pochi mesi, ritirandosi sempre di più nel perimetro della sua camera da letto, Gladys, aveva in comune con gli altri malati di epatite, tutti i sintomi della malattia, lasciadosi andare in morbide fantasie sulla sua morte. La sua fede le aveva promesso la pace eterna, la libertà dalla sofferenza e il benvenuto tra le braccia di Gesù…..
Ora, per la prima volta, Gladys si trovava in un nuovo ambiente, la confusione di una città che era una base militare. Ma Elvis era nuovamente nella sua sfera. Lo shock del cambiamento aveva ancora una volta avvallato le sue sensazioni. Per il momento, le sue dolci fantasie erano state accantonate, e il suo spirito combatteva contro il suo destino. Iniziò ad arrabbiarsi con quella casa in affitto, dove, goffamente, cercava di trovare la strada in mezzo a mobili che, improvvisamente, facevano di tutto per farla inciampare, si infuriava con quella strana cucina, dove non c’era niente di ciò che avrebbe dovuto esserci e che, logicamente, non riusciva a trovare. Così come degli effetti di famiglia che avevano portato, non c’era nulla di quelli che lei voleva.
Sfogava la sua rabbia su Vernon oppure, per un altro verso, implementava la sua ansia per Elvis. Nessuno e niente veniva risparmiato dall’irascibilità di questa donna morente che continuava a combattere per la sua vita. Poi, si sentiva piena di rimorsi e si rimproverava, per ciò che causava e per il dolore che provava e tornava a bere, per nuovamente ritrovarsi nella salvezza dell’oblio.

L’inizio della fine arrivò la prima settimana di Agosto. Questo è il momento in cui le condizioni di Gladys erano diventate sufficientemente serie, da richiedere l’immediato intervento di un medico.
Anche se la sua pelle era diventata gialla per l’itterizia, il medico locale non fu in grado di determinare la causa della sua malattia. Telefonarono al suo medico personale, ma lui non poteva curarla perché non poteva esercitare fuori dalla giurisdizione del Tennessee. Gladys doveva tornare a Memphis, quanto prima. Una giornata intera andò persa, perché Gladys rifiutava l’aereo ed Elvis, per poterla accompagnare a casa, in treno, tentò di ottenere un permesso per il fine settimana, ma senza successo. Venerdì 8 agosto Elvis accompagnò in macchina i suoi genitori a Fort Worth e li mise sul treno, per Memphis.
Immediatamente, subito dopo il loro arrivo a casa, alle 14.00 del sabato, Gladys si trovava nell’ambulatorio del suo medico, e nel tardo pomeriggio venne portata al Methodist Hospital.
Furono coinvolti quattro specialisti, ma a parte trarre la logica conclusione che fosse un’epatite, non riuscirono ad accordarsi sulla causa che l’aveva scatenata.
Da quel momento, la stampa emetteva dei resoconti giornalieri su Gladys. La sua età veniva indicata come 42, la sua malattia era definita “itterizia e disturbi alimentari” e la sua condizione “molto malata, ma non in pericolo”.
Passarono il sabato e il lunedì e i bollettini la definivano sempre più grave.



In contatto giornaliero con il medico di Gladys, le cui condizioni peggioravano sempre più, Elvis chiese nuovamente un permesso per la situazione di emergenza. Sfortunatamente, la partenza venne ritardata per ottenere il permesso ufficiale, anche perché Elvis aveva fatto solo una settimana di corso avanzato e una sua partenza avrebbe gravemente compromesso i termini del suo servizio.
Martedì, Elvis pensò che se la sua richiesta non fosse stata accettata immediatamente se ne sarebbe andato senza permesso. Non appena le carte furono completate, Elvis partì immediatamente in aereo, per stare al fianco di sua madre, arrivando alle 19.45 della stessa sera. I giornali riportano: A causa della paura di volare di sua madre, in 2 anni, questa è solo la seconda volta che Elvis prende un aereo.
I medici gli riferirono che Gladys soffriva di una forma acuta di epatite, il fegato era danneggiato e le sue condizioni erano molto critiche. Quando Elvis entrò nella stanza, lei scoppiò a piangere e abbracciandolo disse “Oh, figlio mio” . Quando Elvis lasciò la stanza per un attimo, disse ai giornalisti: “La mamma non sta bene, non sta per niente bene”. Aveva le lacrime agli occhi era abbattuto e spaventato. C’erano i suoi amici riuniti nella sala d’attesa, fece loro un brevissimo saluto e tornò dalla madre. Tranne che per i stretti familiari, non erano ammesse visite e la porta era piantonata da un poliziotto. In camera, venne messa una branda, in modo tale che Vernon potesse rimanere con lei.
Elvis rimase al fianco della madre da martedì sera a mercoledì sera. Alle 21.00 del mercoledì Gladys insistette perché il figlio tornasse a casa a Graceland e cercasse di dormire un po’. Quando se ne andò, quella sera, disse ai giornalisti: “Sta un po’ meglio e parla molto meglio”. Sarebbe tornato il mattino, disse, e le avrebbe portato dei fiori, da casa. Elvis si era addormentato quando suonò il telefono, alle prime ore del mattino di martedì 14 agosto. Sapeva di cosa si trattasse prima ancora di rispondere. Vernon gli disse che Gladys era morta alle 3.15 “Mi ha svegliato dibattendosi nel letto. Non riusciva a respirare. Mi sono avvicinato a lei il più velocemente possibile, mentre l’infermiera e il medico le mettevano l’ossigeno. Ma ormai era troppo tardi”.