mercoledì 20 luglio 2016

Hey Jude



Hey Jude
Words & Music: John Lennon/Paul McCartney
Recorded: 1969/01/22, first released on “Elvis Now”

sabato 16 luglio 2016

Aneddoti - Il Re le inviò dei fiori

Il Re le inviò dei fiori

Una giovane signora che si chiamava Peggy Thompson, da molti anni era una fan accanita di Elvis Presley. Nel 1970, questa signora acquistò il biglietto per uno dei suoi shows vicino alla sua città. Avrebbe assistito ad un suo concerto, per la prima volta. 
Sfortunatamente, si ammalò e fu costretta ad andare in ospedale. A peggiorare le cose, l’ospedale era disponibile per l’intervento, proprio il giorno del concerto di Elvis. 
Non essendo in grado di posticipare la data dell’intervento, Peggy fu costretta a rinunciare.
Elvis venne a sapere del problema di Peggy da un altro fan, che si era incontrato con uno dei componenti del suo entourage. Elvis decise di inviare a Peggy una dozzina di rose a gambo lungo, legate con una delle sue sciarpe blu. Quando arrivarono i fiori, Peggy si trovava, ancora, nel reparto di terapia intensiva. Quando uscì da quel reparto, vedendo il meraviglioso mazzo, vide anche la sciarpa blu, con scritto il nome di Elvis, non riusciva a credere che fosse stato proprio il Re ad inviarle i fiori.!! Peggy si rese conto di quanto Elvis avesse cura delle numerose persone sfortunate, ammalate, bisognose e di come si attivasse affinché queste persone potessero sentirsi meglio con il suo amore e gentilezza.


Aneddoti: Elvis al Four Flames Restaurant

Nel 1970, Elvis frequentava il ristorante Four Flames, che si trovava a 10 minuti da Graceland. Elvis, di solito, andava là, non tanto per mangiare, ma per rilassarsi e godere l’atmosfera del posto. Mentre sorseggiava un frappè alla vaniglia o una soda, Elvis guardava la gente divertirsi. Una volta, ordinò anche la cena e mangiò per due ore. Indipendentemente da quello che aveva ordinato, il proprietario non gli permise di pagare. Qualche volta Elvis e il proprietario del ristorante avevano dei piccoli battibecchi, in merito al pagamento, ma alla fine Elvis perdeva sempre. Non gli è mai stato concesso di pagare. 
Per ricambiare, Elvis lasciava una mancia di $ 100, alla cameriera.




At 6:04 p.m. Elvis and Priscilla arrived at Four Flames Restaurant in Elvis´ Mercedes 600.

domenica 10 luglio 2016

Ann-Margret: My Story

Premessa di Loretta Fornezza

Come ben si sa, Ann-Margret è sempre stata molto restia a parlare della sua relazione con Elvis. Per questo, nel web non si trova un’intervista in cui lei parli dettagliatamente di Elvis e del loro rapporto.
Va detto anche che, dopo la morte di Elvis,  Ann-Margret sì è tenuta in stretto contatto con Vernon Presley, regolarmente fino alla di lui morte.

dopo varie ricerche, ho trovato quello che segue.
La 1° parte è un concentrato di alcuni stralci in cui parla di Elvis, tratto da un’intervista del 3 febbraio 1994, che Ann-Margret diede in occasione dell’uscita del suo libro “Ann-Margret - My Story.”
La  2° parte consiste di alcuni passaggi del suo stesso libro, in cui lei descrive l’Elvis uomo, collega e per sempre amico, fino all’agosto 1977, riportato da una fan, che ha acquistato il libro, sul sito http://elvislightedcan.free-forums.org

1° parte – L’ Intervista
Ann-Margret; La donna in rosa ricorda Elvis di JOY HOROWITZ
Pubblicato il 3 Febbraio 1994
BEVERLY HILLS, Calif.— Di persona, non la si chiama Signora Margret o Ann, ma con il nome che le ha dato sua madre: Ann Margret. E anche ora, a 52 anni, vuole essere una brava ragazza.
 “Non credi sia interessante come noi definiamo degli standards impossibili per noi stessi?” chiede davanti ad un te, nel suo soggiorno di Benedict Canyon, con la sua voce  sussurrante, come facesse le fusa. “ Ho sempre cercato di essere una ragazzina perfetta, cercando di avere sempre atteggiamenti perfetti, con l’intento di non dare dispiaceri ai miei genitori. E poi, invece,  ti metti sempre nei guai” Ride, facendo sorridere tutto il corpo con la  sua varietà di heh-heh-heg.
Ann Margret ha avuto la sua serie di lividi, nel 1961 con il debutto “Pocketful of Miracles”, in cui sopravvisse  recitando con la pretenziosa Bette Davis. In quel periodo,  nel 1971, incontrò un successo  in “Carnal Knowlede” che si rivelò critico, da momento che si riforniva di pillole ed alcool, incapace di “separare la fantasia dalla realtà”, come lei stessa si definisce.
Nel 1972, a Lake Tahoe, Nevada,  cadde giù dal palco , con un salto di 22 piedi (quasi 7 metri), fratturandosi quasi tutte le ossa del viso.
Ora, con la pubblicazione di "Ann-Margret: My Story", scritto con Todd Gold, informa che soffrì molto di lividi romantici per il suo rapporto, durato 14 anni, con Elvis Presley, rapporto che finì con la sua morte nel 1977.
Ma che tipo di livido fu quello? Elvis (o EP come lo chiama lei) la corteggiava con composizioni floreali a forma di chitarra, in occasione di tutte le sue serate di apertura a Las Vegas, persino dopo il suo matrimonio con Roger Smith. Prima di Roger, il re del rock ‘n roll, le comprò un letto rosa tondo, per il suo appartamento a Beverly Hills. Ed insieme, solo per divertire l’entourage di Elvis, ballavano gattonando sul pavimento, dove da una parte Elvis ringhiava “You've got me running” e dall’altra, anche Ann Margret ringhiava “You've got me hiding”
La verità, come dice Ann-Margret, si è trattato di un infuso dalla dualità leggermente folle. Lei è dotata di una parte educata e dolce ed una parte buia e selvaggia che  l’ hanno  portata a girare Los Angeles, nella sua Cadillac rosa oppure sulla sua Harley, ubriaca. Il libro è una cronaca di alcune parti della sua vita falsamente modesta, se non anche esagerata,  parte di  "Valley of the Dolls," parte di "Romeo and Juliet," inserendo tra le righe, alcuni dei preferiti Ann-Magretismi, quali “i diamanti sono migliori del Darvon”.
E poi c’è Elvis, l’uomo in cui lei vide la sua immagine allo specchio. “Entrambi sentivamo una corrente, un’elettricità che ci attraversava, dritta“  lei scrive del suo co-protagonista in  "Viva Las Vegas." “Sarebbe diventata una forza che non avremmo potuto controllare!” Però, nemmeno una volta nomina Priscilla (la fidanzata di Elvis in quel momento),.
Perché no? “Lei non era lì” replica, riferendosi a Los Angeles e poi spara uno sguardo pungente. Apparentemente, la gelosia era reciproca. In "Elvis and Me" (G. P. Putnam's Sons, 1985) Priscilla Beaulieu Presley scriveva che quando apprese della serietà del legame tra Elvis e Ann-Margret, “prese un vaso di fiori e lo lanciò attraverso la stanza, mandadolo in pezzi contro la parete”
Quando le domande cadono su Elvis, suo marito rientra nella stanza, rimanendo a distanza dalla porta del patio, dando la schiena. E’ come nella descrizione che lei stessa dà  di lui nel libro, quando racconta che, ad una festa, Roger armeggiava con un termostato, mentre il suo sguardo e quello di Elvis si incrociavano ….pur se fosse già sposata con Roger.
Alla domanda sul perché ha deciso di raccontare ora la storia tra lei ed Elvis, lei dice: “Per qualche ragione, ci sono state tante situazioni e storie negative che hanno  circondato il suo nome che ho voluto dimostrare come fosse veramente l’uomo che io conoscevo….generoso, amorevole, divertente, talentuoso, dotato….. a cui si doveva  completo rispetto.”
Ann-Margret scrive che la sua storia con Elvis era condannata dall’inizio, a causa  degli  “impegni”, di lui, intendendo, presumibilmente, il suo fidanzamento con Priscilla.
Comunque, lei scrive che discussero di matrimonio, che “il suo desiderio era che noi potessimo stare insieme”. Descrive come parlassero tutta la notte, sfrecciassero per la città su una moto che scaricava gas, come piansero insieme la morte di John F. Kennedy. Ma non c’è menzione se o quando consumarono la loro relazione.  Non nomina mai nemmeno un bacio.
Tutto questo terminò nel 1964. Lei nega di aver mai detto niente alla stampa, sul fatto che lei ed Elvis si vedessero. Ma, a quanto pare, quando i tabloids inglesi riportarono che stavano pianificando di sposarsi,  Elvis immaginò che lei avesse parlato, e così la chiamò per lasciarla.
Persino ora, lei si rifiuta di parlare della fine della loro storia. “Per me è stato tremendamente difficile scrivere” dice “e mi è ancor più difficile parlarne. Ho voluto farlo in segno di rispetto alla sua vita.”
“So che finalmente è in pace”, aggiunge
Alla domanda su come fa a saperlo, lei risponde “Non voglio dirlo.”
Fu Elvis l’uomo della sua vita? Risponde, fermandosi a metà “Non voglio ferire…. L’uomo che ho sposato è l’uomo che, già al terzo appuntamento, sapevo che avrei sposato. Siamo insieme da 30 anni”. E come fosse un segnale, suo marito silenziosamente si allontana dalla stanza.

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2° parte - Dal libro: "Ann-Margret: My Story"

Incontrando  Elvis

Ci siamo lasciati con una buona sensazione l’uno verso l’altro. Avevo realizzato che Elvis, quando incontrava persone nuove, era timido e a disagio tanto quanto lo ero io. Era soprattutto questo ciò che avevamo in comune. Più avanti, mi disse che, nonostante ciò,  anche lui aveva rilevato in me un’affinità d’animo – un sorriso, uno sguardo. Percepiva che c’era qualcosa, una specie di chimica, ma nessuno dei due era il tipo che avrebbe rischiato di mettere in evidenza la sensibilità del proprio ego, i propri sentimenti interiori………….Nella mia vita, la nostra relazione fu troppo grande, per essere ignorata. Lui aveva toccato qualcosa di molto profondo, nella mia psiche.
In qualche modo, Elvis era stato distorto in una sorta di figura di cui lui stesso aveva paura---più mito che uomo. Ma l’Elvis Aron Presley che io ho conosciuto era più di tutto un ragazzo sul picco della sua creatività, che godeva appieno la vita. Era felice e divertente. Era anche amorevole e buono. La cosa che gli causò quelli che furono i  suoi più grossi problemi era l’enorme fama che l’aveva ingoiato, perché, nel profondo del cuore, Elvis non era né un santo nè un re, ma piuttosto un bambino.

Lavorando con lui in Viva Las Vegas

Quel giorno scoprimmo due cose l’uno dell’altro. Una volta partita la musica nessuno dei due riusciva a stare fermo. Perciò sperimentavamo la musica allo stesso modo. La musica accendeva un fuoco represso sia in Elvis che in me. Fu una sensazione singolare, imbarazzante, divertente, stimolante e meravigliosa. Ci guardavamo muoverci e vedevamo la nostra propria immagine in uno specchio virtuale.  Quando Elvis muoveva il suo bacino, anche il mio gli andava incontro. Quando le sue spalle si abbassavano, io ero laggiù, con lui. Quando lui  roteava, io ero già sul mio tallone. “E’ inspiegabile, sbalorditivo” dicevo e lui faceva un largo sorriso.
Qualunque cosa fosse, a Elvis piaceva ed anche a me. Entrambi eravamo timidi e difficilmente dicevamo qualcosa, ma ogni volta che iniziavamo a cantare, riuscivamo solo a notare le similitudini che c’erano nel nostro modo di esibirci. Era come scoprire un parente perso da tempo, un’anima gemella.
Poco dopo che erano iniziate le riprese,  Elvis mi chiese di uscire. Mi è stato detto, che prima aveva passato un po’ di tempo ad indagare su di me, facendo un lavoro intelligente, per essere sicuro che non fossi legata a nessuno.

Elvis, l’uomo

Lui si apriva con me. Come chiunque altro, Elvis aveva sogni e desideri, speranze e dolori, volontà e debolezze. Non faceva trasparire questa sua parte vulnerabile fino a che non fossero spariti tutti, fino a quei nostri momenti privati quando eravamo soli, dopo che il buio aveva coperto la città e noi eravamo parcheggiati da qualche parte, sulle colline e riuscivamo a guardare giù  l’estensione di L.A. oppure su verso le stelle.

La gente pensa all’ Elvis che aveva tutto, ma non era assolutamente vero. Lui aveva una grande capacità di amare e, in amore, voleva essere ricambiato. Ma sapeva anche che, nel mondo in cui viveva, la vita che conduceva, così come la gente che lo circondava, che lo feriva, che voleva sempre qualcosa da lui – tutti o alcuni – gli rendevano impossibile sentire questo affetto e, quando capitava, non sapeva se credere ad una sincerità o no.

Perché non sono rimasti insieme

Era suo desiderio che potessimo stare assieme, ma, naturalmente entrambi sapevamo che era impossibile e questa era la parte più difficile del nostro rapporto. Elvis ed io sapevamo che lui era impegnato, promesse da mantenere e aveva giurato di mantenere la sua parola.

Entrambi sapevamo che non importava quanto ci amassimo, non aveva importanza quanto fosse forte il nostro legame, la nostra storia non sarebbe durata. Cercavamo di non pensarci. Talvolta questo era impossibile. Parlavamo di matrimonio. Eravamo così uguali, così compatibili. Ad Elvis non piacevano le donne forti, aggressive  ed io non rappresentavo questo genere di minaccia. Dall’altro canto lui era forte, gentile, eccitante e protettivo. Proprio le qualità che io amavo.
Per quanto riguarda le nostre carriere non c’erano conflitti, ma solo rispetto.

Gli omaggi floreali a tutte le sue serate di apertura

Per la serata di apertura del 7 giugno 1967 amici e fans arrivavano a tutta forza…..
Elvis mi inviò un enorme mazzo di fiori a forma di chitarra, cosa che, da quel momento,  avrebbe fatto in ogni serata di apertura.
Ogni volta e tutte le volte, quando li vedevo, sentivo dentro di me, un meraviglioso ardore.

Verso la fine delle 5 settimane d’ingaggio, ricevetti un altro regalo. Elvis, suo padre ed un paio di ragazzi vennero a vedere lo show. Sapevo come funzionavano  queste cose e quando passò tra il pubblico, mi commossi vedendolo travolto dal caos.
Più tardi, l’entourage entrò nel camerino. Ad un certo punto, mentre mi trovavo sola davanti allo specchio, nella stanza più interna del backstage, vidi entrare Elvis. Mi girai e sorrisi. Lui chiuse la porta. I nostri occhi si incontrarono e, immediatamente,  si riaccese la vecchia sintonia luminosa e forte come ai vecchi tempi. Elvis si complimentò con me per lo spettacolo. Detto da lui, questo significava il mondo.

Iniziai a ringraziarlo, ma Elvis mi interruppe….”avrebbe dovuto essere in un altro modo” disse.
Il suo sorriso sbiadì e i suoi occhi persero l’allegria e divennero seri. Iniziò a ringraziami per la felicità che gli avevo dato. D’improvviso volle ricordare i momenti che avevamo condiviso, quanto eravamo stati felici e quanto lui era stato felice.  Poi Elvis fece un passo indietro e si mise in ginocchio. Prese le mie mani nelle sue. Sentivo il calore in entrambi i nostri corpi. Con voce soffice e gentile, piena di serietà, mi disse esattamente quanto mi pensasse ancora, cosa che dentro di me io sapevo, ma fu molto commovente sentirglielo dire.

Alcuni anni dopo

Una sera, mentre andavo di tavolo in tavolo, intravidi alcuni dei ragazzi di Elvis. Pensai “Che carini ad essere venuti a vedere il mio show”. Mi avviai per tornare al mio tavolo e, improvvisamente, mi resi conto che sapevo esattamente chi avrei trovato seduto lì. Infatti, era in piedi e il faretto catturava il suo famoso grandioso sorriso.
“Signore e signori” dissi “Sono sicura che sapete chi è questo signore”.
Non appena il pubblico iniziò ad urlare ed applaudire. Elvis improvvisò un breve ballo con me. Ma,  volutamente, mi buttava fuori pista, così sussurrai “Pagherai per questo”. Elvis però non smise. Quando ritrovai nuovamente di fronte, in qualche modo lui aveva raggiunto il backstage e quando io finii il mio giro, continuò attraversando il palco e avanzò scivolando  e fermandosi giusto ai miei piedi. Il pubblico impazzì. Facendo finta che non  fosse niente di straordinario, dissi “Non sapevo che tu fossi capace di fare la scivolata sul ginocchio!” Elvis scoppiò in una sonora risata.


Un’altra volta, Roger ed io arrivammo a Las Vegas qualche giorno prima di un mio ingaggio ed Elvis ci invitò ad una festa. Quando arrivammo, c’era un centinaio di persone circa, in una suite enorme. Elvis stava intrattenendo alcuni degli ospiti,  vicino alla sala da pranzo, facendo una dimostrazione di alcune mosse di karate. Per molti anni, aveva studiato arti marziali ed era eccellente in quel campo.
Non appena mi intravide, assunse quello sguardo birichino negli occhi, che mi era così familiare. Sapeva che avrebbe potuto divertirsi…
“Hey Rusty, vieni qui” chiamò
“Certo” dissi coraggiosamente “Cosa vuoi fare?”
Esibendo quel suo sorriso sbilenco, Elvis spiegò che mi voleva in piedi perfettamente eretta, mentre lui avrebbe lanciato verso di me diversi colpi di karate, dimostrando come fosse in grado di arrivare vicinissimo al mio viso, senza toccarmi o ferirmi. Un errore di pochi millimetri avrebbe potuto uccidermi o almeno ferirmi seriamente. Ma io, implicitamente, avevo fiducia in lui.
“Ora, non muoverti” mi avvertì “Non devi nemmeno esitare”
“Non lo farò” dissi.
Elvis fece un passo indietro, si mise di fronte a me e si inchinò leggermente.
Poi alla velocità di un fulmine,  lanciò parecchi pugni. Erano talmente veloci che non riuscii nemmeno a vederli,  pur se sentivo scorrermi i brividi se solo mi avesse toccato il viso.
Poi, scosse la testa compiaciuto.
“Sai che sei pazza!” esclamò stupito
“Anche tu” risposi sorridendo
Roger doveva essere stato, sicuramente, più nervoso di me, ma rimase stupefatto. E’ stato divertente. Una delle cose che amo di mio marito è che non è mai stato geloso della mia amicizia con Elvis. Non credo che sarebbe stato così comprensivo se si fosse trattato di un mio vecchio fidanzato che saltuariamente riappariva nella mia vita, che portava fiori e regali. Ma con Elvis era diverso, lui era speciale e, come chiunque altro, Roger aveva messo Elvis in una categoria tutta sua. Sapeva che avevamo un’intesa unica l’uno verso l’altro, un legame che non si sarebbe mai interrotto e non cercò di farlo. Infatti lui ed Elvis andarono sempre d’accordo.

Nel 1972, dopo l’ incidente di Ann Margret

Quando Roger ed io lasciammo la nostra casa di L.A, subito dopo il Giorno del Ringraziamento del 1972, diretti al Las Vegas Hilton, eravamo divorati dall’ansia e dall’attenzione della stampa per il mio ritorno sulle scene. Arrivammo all’hotel molti giorni prima, in modo tale da organizzare tutto per bene prima della serata di apertura il 28 novembre. Capitò che quando dovevamo fare il check in, Elvis era il cima alla lista e gli era stata assegnata la suite in cima all’hotel. Noi eravamo in una suite qualche piano più sotto. La presenza di Elvis per me significava un extra bonus. Mi faceva piacere che fosse nelle vicinanze e speravo che in qualche modo ci saremmo visti……….
Sul tardi, quando io e Roger ci stavamo intrattenendo con degli amici nella nostra suite, inaspettatamente entrò Elvis con alcuni dei suoi ragazzi.
Nonostante la folla, Elvis fece in modo di trovarsi solo con me, in fondo alla stanza, dove iniziammo una conversazione a bassa voce. Era bello e divertente. Mi preoccupava essere lì a parlare con lui  e trascurare i miei ospiti, ma lui lo voleva. Improvvisamente volle essere aggiornato….voleva sapere tutto sull’incidente, sul mio ricovero, su mio papà.

Per noi, era notevolmente facile abbandonarci a quella nostra vicinanza che avevamo sempre condiviso, ma fu chiaro, da alcuni commenti di Elvis, che gli mancavo veramente. Gli mancava un’amico, qualcuno che lo capisse e qualcuno in cui aver fiducia. Nessuno dei due aveva notato che Roger ci passava vicino ripetutamente e armeggiava sulla parete,  con un termostato, in modo tale da origliare di nascosto. Scoppiammo subito tutti a ridere.
Raccontai ad Elvis tutto quello che potevo e poi dovetti tornare dai miei ospiti. Anche lui doveva prepararsi per il suo show. Sapevo che l’avrei sentito di nuovo. E così fu.


A notte inoltrata, suonò il telefono in camera. Sapevo chi era dall’altra parte del filo e mi fece piacere che, in quel momento, Roger fosse in soggiorno. Se avesse risposto al telefono, penso che Elvis avrebbe riappeso, come nei film.
Elvis mi disse quanto si sentisse bene per avermi vista prima. Ero meravigliosa e le sue preghiere per il mio ricovero erano state esaudite. Ma poi il tono cambiò. Disse che si sentiva solo e chiese se poteva vedermi. Era una domanda che mi aspettavo già dal pomeriggio, ma speravo che non l’avrebbe fatta veramente.
“Sai che non posso”
“Lo so” disse “Ma voglio solo che tu sappia che io mi sento sempre allo stesso modo”

1977

Nel marzo 1977, registrai il mio nuovo special per la TV, Rhinestone Cowgirl, a Nashville. Dal momento che ero così vicina a Memphis, avevo una mezza idea che avrei sentito Elvis.
Qualcuno mi aveva detto che aveva annullato un tour, perché era ammalato e che si trovava a Graceland. Anche quando non ci vedevamo per mancanza di tempo, c’era sempre un flusso di messaggi del tipo “Ciao, come stai?” Cose così.  Elvis si manteneva in contratto tramite conoscenze comuni come Joe Esposito o Nancy Sinatra.
Una volta Roger ed io avevamo fatto fare una slot machine da regalare ad Elvis per il suo compleanno. Anziché vincere con 3 immagini, vincevi con  chitarre.

In seguito ero molto preoccupata per lui. Durante la mia ultima tappa a Vegas, quando mi esibivo al Tropicana, Joe venne allo spettacolo e gli chiesi notizie sulla salute di Elvis. Avevo sentito cose che mi avevano molto turbato e volevo indagare per conto mio. Non ne ero venuta a capo e così chiesi a Joe notizie più dettagliate, circa i suoi reali problemi. Insinuai alcune cose e mi si chiarirono  le idee. Ne sono sicura.
“Non preoccuparti” mi disse Joe “E’ tutto a posto. Ci sono dei problemi, ma ce ne stiamo occupando”.
Guardai Esposito dritto negli occhi. Sapevo che stava nascondendo qualcosa di Elvis e lui sapeva che io sapevo, ma nessuno di noi aggiunse altro. Se lui avesse fatto trapelare qualcosa sulle difficoltà che Elvis stava attraversando, ci sarebbe voluto solo un secondo e io sarei intervenuta. Ma l’argomento venne mantenuto privato.

Quando feci l’apertura all’Hilton, il 15 agosto 1977, avvenne che, per la prima volta da quando avevo iniziato ad esibirmi nei nightclub, non arrivò nessuna chitarra floreale da parte di Elvis.
Che avesse dimenticato un’apertura in 10 anni?
Nessun fiore, nessun telegramma, nessun messaggio. Era strano. Feci 2 spettacoli quella sera, ma non senza preoccuparmi, dentro di me, che qualcosa non andava e che, il giorno dopo, dovevo assolutamente fare alcune telefonate.

Uscii dal palco  poco dopo mezzanotte, ed io e Roger non andavamo a dormire fino a notte molto inoltrata. La mattina del 16 agosto – nonostante l’ordine al centralino di “Non Disturbare”, suonò il telefono e rispose Roger. Era Shirley Dieu, la fidanzata di Joe Esposito. Parlarono poco e mentre lo facevano Roger mi guardava e, nei suoi occhi,  riuscivo a vedere un dispiacere che aumentava.
“E’ Shirley” disse
“Qualcosa non va” sparai nel panico “Si tratta Elvis, vero?”
Presi il telefono e Shirley mi raccontò un gran numero dei dettagli pazzeschi che sapeva.
Mi girai… ero di ghiacco.  Elvis era morto.
Non riuscivo a parlare. Iniziai a singhiozzare e diedi il telefono a Roger, che concluse la conversazione, lasciando detto a Joe di chiamarci non appena possibile.

Poco dopo, Joe richiamò. Ero distrutta. Riuscivo a malapena a tenere in mano il telefono. Joe mi disse che il funerale avrebbe avuto luogo il 18, ma disse che non si aspettava io ci andassi.
“Ci sarà il caos” disse “Non devi venire”.
Sapevo che dovevo andare e salutarlo di persona. Se io fossi stata la prima a morire, lui ci sarebbe stato per me.
“Vengo” dissi.

 Conclusione

Non mi riprenderò mai dalla morte di Elvis. Lui è parte di me, della mia felicità e della mia tristezza e queste cose non se ne andranno mai.
Io ed Elvis, insieme, abbiamo attraversato dei sentieri, quando entrambi eravamo giovani, appassionati, vulnerabili e idealisti.
Conservo come un tesoro il tempo che siamo stati insieme e mi sento fortunata e soddisfatta per essere stati in grado di sostenerci a vicenda, per così tanto tempo, amandoci e avendo cura della nostra amicizia. E’ raro avere un amico come Elvis, raro avere una simile anima gemella.




mercoledì 6 luglio 2016

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988



Premessa di Loretta Fornezza

Ho appena finito di leggere il libro di Charlie Hodge.
Il libro è imperniato su racconti di episodi e aneddoti che riguardano il rapporto personale tra Charlie ed Elvis,
Secondo quanto dichiara Charlie, quando lo scrisse nel 1988, desiderava che, , il suo fosse un libro che potesse essere apprezzato da Lisa Marie, in modo particolare, dopo l’emissione sul tanta spazzatura sul mercato (parole sue)
Credo sia per questo motivo che, nel libro, Charlie non fa mai il minimo accenno all’uso dei farmaci e/o a comportamenti sconnessi e/o sconcertanti da parte di Elvis.

Come sapete io non sono capace di fare recensioni.
Tuttavia ho ritenuto non fosse giusto tenere solo per me un certo tipo di informazioni e non condividerle con questo forum, in modo tale che chiunque legga questo documento, possa sentirli libero di farsi un’idea di cosa pensava e di come si sentiva Elvis, negli ultimi mesi della sua vita.

Pertanto mi limito a riportare pari, pari alcune rivelazioni che Charlie Hodge fa, verso la fine del libro.

Dal momento che non riporta date di riferimento (io associo tutto al 1976) e i capitoli non hanno una sequenza cronologica, ho pensato di mettere il titolo del capitolo (perché ha un significato intrinseco) unitamente allo stralcio che ritengo sia un filo conduttore che porta quel tragico 16 agosto 1977.


LA RISATA Ė CAMBIATA

Un giorno era successo qualcosa alla sua risata. Sentivo che era cambiata. C’era una nuova tonalità, forse un po’ triste.
C’erano talmente tante cose nella sua vita che lui stesso non riusciva a capire.
Alle volte era talmente scoraggiato che persino tremava dalla rabbia.
Ma non ha mai ferito nessuno. Elvis non ne sarebbe stato capace.
C’erano delle lunghe notti in cui urlava al telefono, ma non ha mai toccato anima viva.
Faceva minacce che facevano male e poi finiva che si inventava di tutto, pur di poter aiutare la persona che lui stesso aveva ferito. Questo era Elvis.

Una sera, dopo che uno di questi uragani emotivi era ormai passato mi disse: “Charlie, non è mia intenzione ferire nessuno. E’ che in qualche modo devo far uscire questa cosa dal mio corpo, altrimenti divento pazzo”.
C’erano tante notti di solitudine, come questa.
L’unica cosa che potevi fare per lui era sederti vicino a lui ed ascoltarlo. C’erano molti amici che lo circondavano. Gli davamo tutto quello di cui aveva bisogno, ma la cosa più importante e sopra ogni altra cosa, era la necessità che aveva di quel tipo di amore che può arrivare solo da una donna.
Altri amano raccontare cose diverse, ma il vero problema era questo.

Non passò molto tempo che, a Las Vegas, Elvis ricevette una telefonata.
Era qualcuno della sua famiglia che lo chiamava per dirgli che era appena morto suo cugino.
Elvis riagganciò la cornetta e rimase immobile qualche minuto, guardando fuori dalla finestra. Poi mi disse “Charlie, non credo di poter resistere a veder morire un altro membro della mia famiglia. Credo sia meglio che me ne vada prima io“


SONO PIUTTOSTO SFINITO


Gli Stamps Quartet stavano cantando uno di quegli splendidi brani gospel.
Elvis aspettava, senza sorseggiare la sua acqua minerale come faceva di solito.
Si appoggiò al pianoforte di Glenn.
I suoi occhi sembravano privi di forza.
Eravamo a metà della performance di quella sera.
“Charlie” mi disse “Sono piuttosto sfinito”.
Era stanco. Tutto qui!
E questo era quello che pensavamo tutti. Ma aleggiava una sensazione di disagio. Era impossibile immaginare che Elvis morisse.

Dopo la sua morte hanno trovato che aveva già sofferto di tre attacchi cardiaci. Il suo cuore era seriamente danneggiato. Una parte del cuore era persino grande il doppio di quello che avrebbe dovuto essere.
Il suo problema al fegato era grave e deteriorante, lo stesso che, per lungo tempo, aveva avuto sua madre prima di morire.
Elvis prendeva farmaci per un glaucoma.
Tutti sapevamo quanto fosse difficile per il Dr. Nichopoulos contrastare i suoi problemi di pressione sanguigna………….


Riassumo: Qualcuno suggerì ad Elvis di cambiare la scaletta, perché la gente era stanca di sentire sempre le stesse vecchie canzoni, altri dicevano che non si cambia una scaletta che funziona. Così Elvis propose al Colonnello di far preparare al botteghino una scatola, dove il pubblico avrebbe messo un foglietto, su cui avrebbero indicato quale canzone volevano ascoltare.

"Ogni suggerimento indicato in quei foglietti, riportava le normali canzoni che Elvis già faceva nei suoi shows.
Elvis si trovò in difficoltà solo con 2 delle centinaia che avevamo arrangiato e inserito nel nostro book. Di tutte le altre, si ricordava perfettamente le parole. Le due che lo misero in difficoltà erano “Just Can’t Help Believing” e il primo verso di “My Way” .
I fans si divertirono molto a vederlo mentre le cantava, ma alcune persone hanno voluto raccontare che questo dimostrava che Elvis non si ricordava più le parole di tutte le canzoni del suo repertorio.
Ci sono alcune persone che vedono sbagliata ogni cosa e ogni cosa distorta. Sembra che abbiano sempre pronta un’ascia da lanciare.


LA SOLITUDINE AVANZA

Una sera stavamo registrando un nuovo album a Graceland. Felton Jarvis era arrivato da Nashville. Eravamo seduti io e lui sugli scalini e ascoltavamo una canzone che Elvis aveva registrato.
Gli altri ragazzi erano nel soggiorno e giocavano a carte.
“Sai Felton” dissi “ricordo i tempi in cui ognuno di loro stava qui, per incoraggiare Elvis e sostenerlo e gioiva di ogni cosa che faceva. Ora qui c’è solo Elvis che lavora con le voci, con me e con te seduti qui, da qualche parte”.
Felton si guardò intorno “Non è più com’era una volta”
Elvis arrivò stanco. “Ci sentiamo dopo, ragazzi” disse, tornano al piano di sopra.

Poco dopo, entrai nella sua camera per dargli la buonanotte. Sembrava giù.
“E’ tutto ok, Elvis?” dissi
Fece roteare il bicchiere d’acqua che aveva sul comodino e disse “Hanno iniziato a trattarmi come un grosso pezzo di carne. Cercano di tenermi calmo. Quando è il momento di andare on the road, allora arrivano tutti da Nashville, da qui e da là, mi prendono e mi portano sul palco. Quando il tour è finito, mi riconsegnano a casa a Graceland e tornano di nuovo per i fatti loro. Fino alla prossima volta”
Mi sedetti sul bordo del letto. Elvis non guardava verso di me.
“Elvis, le cose andranno meglio” dissi “Ci sono delle fasi”
Rimase silenzioso a lungo, mentre io aspettavo. Poi iniziò a piegare le dita e strofinarle.
“Qualcosa non va?” dissi
Lui scosse le spalle e contrasse il viso “Non so. Sento il mio corpo che fa male dappertutto. Stasera, mi fa molto male sopra le spalle e le mani”
Negli ultimi mesi, Elvis aveva chiesto a molte persone di massaggiargli la schiena e le braccia, usando una lozione bianca che teneva nel suo bagno.
“Non so cosa sia” disse.

Un giorno, pochi mesi dopo la sua morte, mi divenne chiaro il mistero di quei dolori.
Vivevo ancora a Graceland e andai a trovare il padre di Elvis, Vernon, che si era ammalato.
Qualcuno bussò alla porta e quando aprii entrò il Dr. Nichopoulos.
Il Dr. Nick chiese a Vernon come stava e se poteva fare qualcosa per lui. Poi ci scioccò entrambi.
Ci disse che quello che era venuto a dirci, era strettamente confidenziale raccontò che, durante l’autopsia, avevano scoperto che Elvis aveva un cancro alle ossa che ormai si era diffuso su tutto il corpo!!






Traduzione di Loretta Fornezza

sabato 2 luglio 2016

When I'm Over You



When I'm Over You
Words & Music: Shirl Milete
Recorded: 1970/06/07, first released on “Love Letters from Elvis”


martedì 28 giugno 2016

Such a Night



Such a Night
Words & Music: Lincoln Chase
Recorded: 1960/04/03, first released on Elvis Is Back

lunedì 27 giugno 2016

Intervista a Lisa Marie - 2003




Da Play Boy - 30 Luglio 2003
Traduzione di Loretta Fornezza










Lisa Marie Presley ha ereditato gli occhi, le labbra e la fama di suo padre. Come unica figlia del Re del Rock and Roll e di sua moglie Priscilla, Lisa Marie, al momento della sua nascita il 1° Febbraio 1968, era già nota al mondo.
Priscilla disse “La prima volta che ha tenuto in braccio sua figlia, Elvis era pietrificato, ma ben presto cominciò a rivestirla con gioielli costosi, una mini pelliccia e un estemporaneo jet che la portasse nello Utah a vedere la neve per la prima volta. Le dava tutto, Priscilla contestava dicendo: un bambino che ha tutto, non può apprezzare.
Elvis aveva un’avversione a fare l’amore con le donne che avevano figli, così l’arrivo di Lisa Marie causò un distacco sessuale tra il cantante e la sua giovane sposa. Divorziarono 5 anni dopo. Nonostante a Priscilla fosse stata data la responsabilità di crescere sua figlia, Lisa Marie passò molto tempo a Graceland, la fortezza di Elvis. Era là quando suo padre morì il 16 Agosto 1977, dopo un declino segnato da un enorme aumento di peso e l’aumento di prescrizioni mediche.
Quando Elvis fu trovato riverso sul pavimento del bagno, lei vide come tutti cercassero di rinvenirlo e chiese “Cosa c’è che non va a mio papà? Qualcosa non va in mio papà e voglio saperlo”.

La morte di Elvis, rese ancora più profondo il mistero che circondava sua figlia. I giornali definirono Lisa Marie “La figlia di celebrità più isolata” Durante il periodo di isolamento, passò periodi di droga – sedativi, marjijuana, cocaina. che dice di aver abbandonato quanto ha trovato Scientology.
A 20 anni, sposò Danny JKeough, un musicista sconosciuto. Rimase incinta: hanno due figli Danielle Riley e Bejamin Storm.
Il rapporto durò 6 anni, lasciando Keogh per Michael Jackson nel 1994, sposandolo nella Repubblica Dominicana con una cerimonia, di cui non era al corrente nemmeno Prisiclla. C’era un grande scetticismo su qualsiasi unione fisica, soprattutto da quando Jackson si è trovato di fronte a cause civili per abusi su un bambino di 13 anni. L’UNIONE JACKSON-PRESLEY CREA SHOCK, DUBBIO, RISATE, questo si leggeva nei titoli. Durante un’intervista fatta in prossimità del primo anniversario di matrimonio, Diane Sawyer chiese alla coppia se facevano sesso.
Lisa Marie rispose indignata: “Sì, sì, sì” Sette mesi più tardi lei chiese il divorzio. ”Il matrimonio fu un errore, entrambi lo sanno”, dichiarò il suo avvocato.

Dopo quell’errore, ad una festa nel 2001, incontrò un attore (un aficionado di Elvis da molto tempo) Nicholas Cage. Iniziarono una relazione, la ruppero, tornarono insieme, la ruppero di nuovo, poi tornarono insieme e si sposarono alle Hawaii. Lui chiese il divorzio 107 giorni dopo.

La domanda attuale per Presley, 35 anni, è se ha ereditato il talento del padre. Al suo album di debutto, To Whom It May Concern, suona come l’arrabbiato Shery Crow, che come lei, fa un rock del sud con accuse, scuse, sarcasmo e maledizioni. Lo scrittore Rob Tannenbaum ha passato due pomeriggi con la Presley alla Capitol Records di Hollywood, per conoscere il suo passato, il suo nuovo album e il suo futuro.

D. La maggior parte delle persone incide per denaro o attenzione. Naturalmente tu non lo fai per denaro.

LMP. Ma non cerco nemmeno attenzione. Odio l’attenzione. Quando devo parlare in pubblico, divento nevrotica a tal punto da perdere il controllo della mia lingua, delle mie gambe e tutto il resto. Se mi trovo di fronte a tanta gene, sento che pensano a me e la speculazione. Ma voglio essere ascoltata. Ho iniziato a scrivere ed incidere già quando avevo 20 anni, per ragioni catartiche, come uno sfogo. Ma non l’ho mai reso pubblico.

D. Infatti, hai firmato il tuo contratto più di 4 anni fa. Perché hai aspettato così tanto per fare un disco?

LMP. Per essere onesta, avevo bisogno di trovare la mia strada, il mio stile. Non volevo ascoltare le campane pubbliche, non sarei riuscita ad affrontarlo. Sapevo che, con l’uscita di un disco, si sarebbe rivolta più attenzione verso di me, che verso qualcun altro. Se avessi voluto essere una novità, avrei potuto, tranquillamente chiamare uno scrittore tra i top e accoppiarlo ad una pop star. Avrei potuto farlo anni fa, invece io volevo essere vista come un’artista, così non potevo fare niente che fosse stupido o basso o scemo.

D. Scrivevi canzoni sceme?

LMP. Non ho mai vissuto problemi superficiali. Mi veniva detto sempre di fare l’opposto “mettiti in luce e fai qualcosa, come materiale semplice per la radio”. Le mie canzoni erano piuttosto buie e ossessive.

D. Ci sono 12 canzoni, inclusa una traccia bonus. Quante di queste sono allegre?

LPM Ne ho parlato con Nic (Cage) ieri sera e mi ha detto: “Te l’ho detto, dovresti mettere canzoni allegre nell’album” Gli ho risposto “No, non lo faccio” la musica allegra non mi tocca. Così la risposta alla tua domanda è: nessuna.

D. Prima di quest’anno, tu difficilmente hai parlato con la stampa. Se non avessi avuto l’album da promuovere, avresti parlato con noi?

LMP. No, cosa dovrei dire ancora? La mia educazione? Non amo parlare di me. A questo punto penso, che cosa ho fatto? La parte dura si sta sbloccando per la prima volta. Devo combattere 30 anni di speculazioni e cose dei tabloid.
Dovrei andare da loro e dire: “Ehy, io non sono quella persona”.
Anche se, capisco la curiosità e non voglio essere una …… e dare l’impressione che sto nascondendo qualcosa. Mi rendo conto perché sono vulnerabile e piena di paure ---- un sacco di gente rilascia interviste basate su quanto vogliono farsi pubblicità. Ci ho investito sopra il mio ****, la mia cellulite e tutto. Posso essere molto filtrata ed inedita e questo, un giorno, potrebbe mettermela nel didietro. Io sono davvero onesta, e se mi si frega, può essere che non parlo più.

D. Ci sono molti modi per metterti sul mercato, visto che sei un promemoria di tuo padre.

LMP. La gente ha idee pazze per lanciarmi…….… tipo un intero disco di covers di Elvis e duetti. Possiamo metterti un suit bianco! Mi dispiace, ma Britney si è già presa questa fetta di torta.

D. Hai mai pensato di fare uscire il disco con il nome della band, come Jakob Dylan fece con The Wallflowers?

LMP. Ci ho pensato, di togliere Presley e lasciare solo Lisa Marie. Ma la casa discografica non era molto felice dell’idea (ride). Avevano altri piani. Ma non cerco di sfruttarlo e non sto cercando di fare soldi. Ho solo cercato di fare un disco.

D. Tua madre ha detto. “Il nome Presley può essere un ostacolo e un aiuto” Come ti vedi in questo?

LMP E’ solo un ostacolo in questo e non ho mai chiesto tutta questa attenzione, perciò ne ho la fobia. Non chiedo ai tabloids di martellarmi ogni settimana. Ma nello stesso tempo, non mi toglierei mai una minima parte di chi sono o da dove provengo. Non vorrei mai essere parte di nessun atro. Sono orgogliosa e onorata della mia famiglia e di mio papà.

D. Il tuo nome ti ha aiutato a raggiungere l’obiettivo di un disco?

LMP. Sì mi ha aiutato ad aprire la porta, ma poi devi continuare da solo e ti ritrovi di nuovo con l’ostacolo, perché verso di me si rivolge molta attenzione, nonché pressione. Fa un po’ paura perché la gente può amarti come può odiarti “sei la più spregevole dei Presley, che io abbia mai visto” Penso di essere troppo estrema per la gente, perché io possa suscitare reazioni mediocri.

D. Da una recensione è uscita una osservazione poco piacevole: “La sua voce è da karaoke”

LMP. Vuoi che reagisca a questo e faccia qualcosa? So che succede, è naturale, sono ossessionata dalle cattive recensioni. “Nessuno vuole ascoltare quella specie di merda”. Chi è questo critico? Può anche mordermi, ma vorrei sentir cantare lui. Scrivilo pure.

D. Che cosa vogliono sapere maggiormente di te?
LMP. Sempre la stessa cosa: “Tre matrimoni! Tre matrimoni!

D. Il tuo ex marito è nel disco, vero?

mercoledì 22 giugno 2016

venerdì 17 giugno 2016

Got A Lot O' Livin' To Do



Got A Lot O' Livin' To Do
From the movie  "Loving You"
Words & Music: Aaron Schroeder/Ben Weisman
Recorded: 1957/01/12, first released on "Lovin' You"

martedì 14 giugno 2016

Intervista al Dr. George Nichopoulos



http://www.elvisinfonet.com/interview_drnick_2010.htm

Il Dr. Nick parla ad EIN del suo nuovo libro e cosa successe veramente tre decadi fa!
Intervista condotta da by Nigel Patterson. Copyright EIN: Feb 2010
Traduzione di Loretta Fornezza

"Nella storia tra me ed Elvis possiamo vedere quanto la gente abbia una percezione confusa sulla verità e le informazioni, avallate da fatti e si sia create delle opinioni basate sul “sentito dire” che rifiuta possano essere carenti di qualcosa."




 (Dr. Nick)
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Intro: Per molti anni, Il Dr. George Nichopoulos è stato il medico personale di Elvis. Nella storia di Elvis appare evidente che il "Dr. Nick", così come Priscilla Presley, siano le figure più amate o più odiate da parte dei fans. Sembra che non ci sia una via di mezzo.

Quello che è interessante e che dovrebbe anche essere istruttivo è che coloro che sostengono il dr. Nick, lo definiscono come un professionista devoto e attento, che cercò di agire al meglio per curare le problematiche mediche Elvis.

Quindi perchè i media e alcuni fans lo hanno condannato tanto? La risposta probabilmente si trova nell’imperfezione dell’essere umano ……nel nostro bisogno di biasimare qualcuno quando qualcuno o qualcosa, che per noi ha grande importante, ci viene portato via.

Per molti aspetti, quello che è capitato al Dr. Nick dal 1977 è una caricatura della giustizia, che tristemente, ha avuto un immenso impatto non solo sul Dr. Nick, ma anche su tutta la sua famiglia.

Di recente, il Dr. Nick ha pubblicato le sue tanto attese memorie, “The King and Dr. Nick. What Really Happened To Elvis and Me” che è un libro che aprirà gli occhi di molti fans e mette alla prova tante teorie, a lungo sostenute, su di lui e il suo ruolo nella storia di Elvis.

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L’intervista

EIN: Possiamo iniziare col saperne di più della persona Dr. Nick. Sei il discendente di una famiglia greca, cresciuto in Alabama. Ci racconti qualcosa della tua famiglia, della scuola, ecc?

Dr. Nick: Sono figlio di immigranti greci. Quando ci trasferimmo ad Anniston, Alabama, mia madre parlava inglese a fatica. Non c’erano altre famiglie greche nella comunità, per cui, per un periodo ci siamo sentiti stranieri. Ci eravamo trasferiti lì perché mio padre aveva comprato un ristorante. Vivevamo sopra il ristorante. Quella era la nostra casa. Qualche volta ci lavoravo per guadagnare qualche soldo per me, Pulivo i tavoli e lavavo piatti. Di tanto in tanto, appena potevo, mi piaceva fare lo scout e il campeggio.

Avevo fatto un patto con mio padre che mi avrebbe lasciato giocare a football se avessi preso lezioni di violino. In pratica mi si vedeva arrivare in palestra a cambiarmi, portandomi dietro il violino. Tutta la squadra era fiera di me. Dopo la scuola superiore, sono entrato nell’esercito al fine di poter usufruire della Carta dei diritti dei soldati (un programma educativo che avrebbe pagato il diploma). Mi iscrissi al Corpo Medico e fui mandato in Germania. Dopo il congedo, entrai all’Università del Sud a Sewanee, Tennesse, Poi frequentai la Vandervilt University Medical School di Nashville e durante i mesi estivi studiavo farmacologia e anatomia. Amavo la ricerca e quindi decisi di seguire un dottorato in fisiologia clinica dal 1953 al 1956, alla University of Tennessee Medical School di Memphis.

Quando iniziai a frequentare Edna, che in seguito diventò mia moglie, suo padre aveva un ristorante a nord di Memphis, a solo due blocchi da Lauderdale Court, dove viveva Elvis. Di tanto in tanto vedevamo Elvis, anche se non lo conoscevo di persona. Invece Edna sì. Lei e sua sorella frequentavano la Humes High con Elvis. Comunque, tornai a Nashville e rientrai alla Vanderbilt, dopo aver deciso che avrei praticato medicina, invece che lavorare nella ricerca. Edna ed io abbiamo avuto 3 figli in sei anni; perciò io ero molto impegnato a lavorare per mantenere la mia famiglia.

EIN: Hai sempre voluto fare il medico?

Dr. Nick: Essere un medico era una delle mie opzioni, quando avevo 8 anni. Mi piaceva guardare il Dr. Welby in TV. Quando frequentavo la Sewanee, era un college a cui era abbinato un seminario Episcopale, per cui pensai anche di farmi prete. Inoltre c’era un’altra alternativa, qualora entrambe le carriere non avessero avuto un seguito: sarei entrato nel mondo della ristorazione come mio padre.

EIN: Dr. Nick, sei conosciuto per essere una persona riservata. Pensi che questo abbia contribuito a dare di te un’impressione negative?

Dr. Nick: Non ho mai sentito che mi si considerasse “una persona molto riservata”. Quando iniziarono tutte quelle speculazioni sulla morte di Elvis, smisi di parlare perché quello che dicevo veniva mal riportato. A quel punto la gente interpretò che non parlavo più avevo qualcosa da nascondere. I media, nelle loro “indagini” mi dipingevano come un malvagio. Penso che tutte queste cose abbiano aiutato ad avere una percezione negativa sia su di me che su Elvis.

EIN: Intorno al 1990, lavorasti con lo scrittore Murray Silver su un possibile libro. Perché non è mai stato pubblicato?

Dr Nick : Murray ed io avevamo parlato di scrivere un libro insieme e  lui aveva preparato una proposta, che però io non ho mai visto per iscritto. Quindi  poi, non si è concretizzato niente."

EIN: Il libro di Silver includeva una teoria secondo cui Elvis potrebbe essere morto (assassinato) per un colpo di karate. Puoi parlarcene?

Dr. Nick: Rimasi sopreso quando, nel libro di Murray Silver, lessi le esagerazioni su questo argomento. Mi rendevo conto di quante teorie stavano girando, tra cui quella che Elvis fosse stato ucciso da un colpo di karate. Non ho mai pensato che quella potesse essere la base per un libro. In tal senso c’era anche voce che Elvis avesse due volontà: una era che aveva lasciato soldi ai membri della sua famiglia e dell’entourage, l’altra era che che aveva licenziato quelle persone e queste non avessero ricevuto niente.

EIN: Il tuo libro, The King and Dr. Nick: What Really Happened with Elvis and Me, è uscito in USA, all’inizio di questo mese e uscirà in UK a marzo. Sei contento di come sta andando?

Dr. Nick: Sono molto contento del libro e sono grato che la Thomas Nelson Publishers mi abbia permesso di raccontare la mia storia con Elvis, che penso se lo meriti. Ero determinato a non sensazionalizzare il nostro rapporto che altri editori volevano che facessi. Il titolo fu cambiato in The King and Dr. Nick: What Really Happened with Elvis and Me , perché volevamo focalizzarci di più su quanto il pubblico fosse credulone nel pensare che Elvis è morto per un’overdose e che io gli avevo dato le pillole che lo hanno ucciso. Quello è stato l’elemento cruciale che ha distrutto la reputazione di entrambi.

EIN: Il libro è stato scritto in collaborazione con Rose Clayton Phillips. Quanto ci è voluto per finirlo?

domenica 12 giugno 2016

It's Only Love




It's Only Love
Words & Music: Mark James/Steve Tyrell
Recorded: 1971/05/20, first released on single

martedì 7 giugno 2016

Intervista ad Elvis Presley



Intervista ad Elvis Presley




L’intervista che segue é stata rilasciata alla rivista DIG, nel 1958 – “La recente esibizione di Elvis Presley al Pan Pacific Auditorium, a Los Angeles, ha fatto sí che la nostra editrice associata Dolores Diamond, andasse lá di corsa, con penna e telecamera, per ottenere un’intervista dietro le quinte e foto esclusive di Elvis, sul palco e fuori dal palco”
Calmo e concentrato, nonostante le novecento ragazze che lo aspettavano, gridando a piú non posso, fuori dai camerini, Elvis Presley é andato dietro le quinte, si é seduto su un tavolo, con le gambe sospese e dondolandole. Con un giubbotto rosso, camicia scura, cravatta gialla e scarpe nere, cintura giallo chiaro costellata di diamanti finti, era un personaggio abbastanza colorato. E anche solare, come l’estate!
Dolores: Elvis, come ti senti realmente con tutte queste interviste?
ELVIS PRESLEY: In realtà é la stampa che fabbrica gli artisti. Se la stampa non lo pubblicasse, nessuno saprebbe quello che stiamo facendo. Tutti, nel mondo dello spettacolo, hanno bisogno della stampa.
Dolores: Che tipo di cantante pop ti piace di piú?
ELVIS PRESLEY: Mi piace Pat Boone, dei Four Azes, Ames Brothers, Dean Martin, Tommy Sands e....mi piace anche Rick Nelson, lui mi piace molto veramente. Sono tanti. Mettici anche Roy Orbison. Mi piace anche la musica classica, dei grandi compositori ecc.
Dolores: C’é qualcosa che non ti piace?
ELVIS PRESLEY: Chi sono io per parlare male di chiunque sia? Se qualcuno si é dato da fare per raggiungere i suoi obiettivi, tutto bene. Non mi occupo di quello che fanno gli altri, non li giudico né li contesto. Non parleró male di nessuno, solo per il fatto che é famoso!
Dolores: Allora si tratta di una tua regola di vita? Vuol dire che tutto quello che riesce automaticamente diventa una cosa positiva?
ELVIS PRESLEY: Beh, se la metti giú cosí............é proprio cosí.
Dolores: É vero che tu non bevi e non fumi?
ELVIS PRESLEY: Sí, é vero.
Dolores: Essere sempre richiestissimo deve essere molto stancante, specialmente con tutti gli impegni che hai. Questo provoca qualche problema nella tua vita privata?
ELVIS PRESLEY: Beh, direi di sí. Non posso uscire di casa e passeggiare tranquillamente per le strade, come facevo prima. Non posso andare nei locali pubblici, tipo alle partite di football, cose di questo genere.
Dolores: Cosa fai quando esci, cosa ti piace fare nelle ore libere?
ELVIS PRESLEY: Niente di speciale, alle volte esco con gli amici e andiamo in un Drive In per assistere ad un film all’ultimo momento, o andiamo in uno snack bar a mangiarci hamburger, come dicevo, niente di speciale.
Dolores: E Memphis? Cosa fai a Memphis?
ELVIS PRESLEY: Beh, i miei amici sono lá, la maggior parte di loro vive a Memphis. Ecco perché ho comprato una casa lá. Non ho intenzione di lasciare la mia cittá, sai. Siamo stati mandati via da tutti i posti, e cosí..............é piú facile rimanere lá in pace.
Dolores: Elvis, hai invitato molte ragazze a visitarti a Memphis. Cosa succede quando arrivano?
ELVIS PRESLEY: (risata) Oh! Niente di speciale. Andiamo in giro in moto, a cavallo e andiamo al cinema. Niente di molto importante.
Dolores: Hai intenzione di portare altre ragazze a Memphis?
ELVIS PRESLEY: Mia cara, devi solo appendere la tua richiesta sulla porta!
Dolores: Finora, quante sono state?
ELVIS PRESLEY: Fammi pensare.......cinque! Venecia, Sevenson, Erika, Julia e Natalie Wood.
Dolores: E Natalie Wood?
ELVIS PRESLEY: É una dolcezza, un’amore di persona. E anche una grande attrice.
Dolores: E cosa mi dici di Ivone Lime?
ELVIS PRESLEY: Accidenti! Mi sono dimenticato di Ivone, contando lei sono sei...
Dolores: Chi paga il viaggio?
ELVIS PRESLEY: Io pago tutte le spese.
Dolores: Ti incontri ancora con alcune di queste ragazze?
ELVIS PRESLEY: Ogni tanto vedo ancora Venecia. Ho dei cavalli e cosí la porto a cavalcare. Ogni tanto mi incontro anche con Natalie sui sets dei film, a Hollywood.
Dolores: Ho qui un giornale che scrive che ti sei fidanzato seriamente con una ragazza che si chiama Anita Wood. Ti piacerebbe fare un commento su questo?
ELVIS PRESLEY: Sí, vorrei farlo. Non é vero. Ecco cosa é successo: Anita mi ha trovato in stazione. Un reporter si é avvicinato e mi ha chiesto che la baciassi, per fare una foto. É quello che ho fatto. Dopodiché, il reporter mi ha chiesto “numero uno?”. Io ho risposto: “Certo”; e sono salito sul treno. Ero quasi arrivato in California, quando mi sono reso conto di quello che voleva dire con “numero uno”. A quel punto i giornali giá stavano scrivendo che lei era la mia innamorata numero uno.
Dolores: Ed é veramente l’innamorata numero uno?
ELVIS PRESLEY: No, figurarsi! Un paio di volte, per poco non mi innamoro. In realtá, prima che facessi successo mi sono quasi fidanzato due volte. Ma non mi infastidisce che la stampa faccia illazioni sulle ragazze con le quali esco. Mia cara, preferisco uscire con tutte fino a quando non incontreró la ragazza giusta, quella ideale.
Dolores: Pensi che alcune ragazze escano con te per farsi pubblicitá o mettersi in mostra?
ELVIS PRESLEY: Sí, alcune sono disinteressate ma altre...è giá successo molte volte.
Dolores: Cos’é che ti ha impedito di portare avanti i tuoi "fidanzamenti"?
ELVIS PRESLEY: (risata) É strano, ma quando non ti dai molto da fare, voglio dire non corri dietro alle ragazze, sono loro che si fanno avanti. Mi sono giá innamorato molte volte, ma il mio primo disco mi ha salvato! Adesso non mi preoccupo piú, lascio che le cose vadano come devono andare. Da un certo punto di vista, ho avuto fortuna, perché non mi sono legato a nessuno.
Dolores: Posso scrivere che non hai legami seri con nessuna?
ELVIS PRESLEY: Hummm...ok! Non ho pregiudizi di nessun tipo. Mi piacciono le ragazze!
Dolores: Ritornando alla tua carriera, sicuramente avrai saputo che alcuni giornalisti stanno scrivendo che Elvis Presley é in declino, che la sua fama sta diminuendo. Lo pensi anche tu?
ELVIS PRESLEY: Beh, per quanto riguarda gli articoli che dicono che io sono passato di moda, per me é una novitá. Il mio successo non sta diminuendo. Comunque, non si puó stare al primo posto per sempre. Anche se domani smettessi di cantare, non mi lamenterei di niente.
Finché ho cantato, ho avuto successo.
Dolores: Finanziariamente non devi aver problemi, anche se domani ti ritirassi?
ELVIS PRESLEY: Non so esattamente quanto ho guadagnato. É piú di un milione all’anno.
Dolores: Lordo o netto?
ELVIS PRESLEY: Credo che sia lordo.
Dolores: Devi avere anche qualche grande contratto, non é vero?
ELVIS PRESLEY: Il contratto di incisione con la RCA Victor prevede un salario modesto per 20 anni. Ho due case discografiche, piú le imprese Elvis Presley. L’ultima vende di tutto, dalle foto di Elvis, alle camicette, spille, pantaloni e altre cose.
Dolores: A quanti spettacoli hai partecipato personalmente?
ELVIS PRESLEY: L’anno scorso, 87. Quest’anno, solo 20.





sabato 4 giugno 2016

If The Lord Wasn't Walking By My Side



If The Lord Wasn't Walking By My Side 
Words & Music: Henry Slaughter 
Recorded: 1966/05/28, first released on “How Great Thou Art”

martedì 31 maggio 2016

Intervista con Sheila Ryan





Intervista con Sheila Ryan 15 Aprile 2006

Sheila Ryan è stata la compagna di Elvis dopo Linda Thompson. Sheila fu sulla copertina di Playboy di Ottobre 1973 e sposò James Caan nel 1976 (da cui divorziò nel 1977)

D. Quando è stata la prima volta che hai incontrato Elvis?
R. La prima volta fu a Las Vegas e Joe Esposito mi portò nel backstage e credo che fosse il secondo spettacolo di quella sera. Lui uscì dallo spogliatoio, fuori del quale c’era una sala d’attesa. Uscì e aveva questo asciugamano intorno al braccio e c’erano, non so, forse 30 persone nella stanza e uscendo la prima cosa che fece, cioè la prima cosa che successe fu che i nostri sguardi si incrociarono. E tutti lo notarono, soprattutto la ragazza che stava frequentando al tempo. Quello che intendo è che, in un attimo, fu qualcosa di magico. Lui stava semplicemente uscendo dalla stanza e boom, sai com’è. Magia! E in quel momento ho capito quello che la maggior parte delle donne provavano, ma risono resa conto che avrei passato tanto tempo con lui.

D. Cosi ti sei sentita immediatamente coinvolta?
R. Immediatamente. Non ci sono stati altri momenti simili. Era destino.

D. E’ vero che ti ha lanciato un chicco?
A. Sì è vero, e non sono ancora sicura del perché l’abbia fatto. Joe Esposito disse che l’ha fatto con lo scopo preciso di avvicinarmi e parlare con me. Io pensai che l’avesse lanciato a Joe perché stava con una donna attraente e fosse un’espressione di gelosia. L’ho pensato ma non ne sono ancora sicura.

D. Quali sono state le prime parole che ti ha detto Elvis?
R. La prima parola di Elvis fu: “mi dispiace” è stata veramente una cosa stupenda. Lui si trovava a 15 piedi da me ed io avevo un atteggiamento d’ indifferenza, dopo quel primo sguardo, perché mi ero resa conto che non esisteva nient’ altro, quella sera. La sua ragazza era li con lui. Io non volevo dare spettacolo, ma nel momento stesso che lui ha lanciato il chicco e mi ha colpito dritto in mezzo agli occhi, è stato qualcosa di meraviglioso.

D. Probabilmente sei stata l’unica donna che si è trovata in quella situazione 
R. Di essere colpita da un chicco, sì

D. Quella notte hai iniziato a parlare con lui?
R. No, quella sera, non parlai con Elvis. E’ successo che si inginocchiò per chiedermi scusa e scusa e scusa. Io mi sentivo a disagio perché sapevo che la sua compagna stava guardando e non c’era ombra di dubbio di quello che stava succedendo tra me e lui. Era una di quelle cose particolari. Poi si alzò e siccome doveva andare, mi ritrovai nella stanza con il resto del gruppo, e prendendo l’occasione al volo, me ne andai. Praticamente subito. Chiesi a Joe Esposito di accompagnarmi e mi fu possibile evitare di parlare con lui quella era.

D. Quando hai rivisto Elvis?
R. Io stavo cambiando il mio appartamento e come già detto, in quel periodo, mi tenevano informata. Venivo aggiornata sulle cose. Perciò, il mio telefono era scollegato da due giorni perché mi stavo trasferendo e venni a sapere che Joe mi stava disperatamente cercando. Così quando l’ho saputo ed ebbi di nuovo il telefono, mentre l’operatore era lì per ripristinare i collegamenti, suonò il telefono. Era Joe. Sai com’è io dissi “ciao Joe” e lui “Dio mio come facevi a sapere che ero io? Dove diavolo eri?” non era arrabbiato ma dispiaciuto che per due giorni non mi aveva trovato e si mise a ridere. Disse “Tu piaci al mio capo e vuole vederti”

D. Per te è stato un bell’appuntamento quello con Elvis