★★★ THIS IS ELVIS ★★★: Intervista con Byron Raphael – Impiegato di Parker e dell'Agenzia di collocamento William Morris

venerdì 24 marzo 2017

Intervista con Byron Raphael – Impiegato di Parker e dell'Agenzia di collocamento William Morris

Intervista con Byron Rapahel 
Impiegato di Parker e dell'Agenzia di collocamento William Morris

Traduzione di Loretta Fornezza

Poche persone possono vantare di aver avuto un ruolo di rilievo nella nascita della storia del Re del Rock ‘n Roll, ma nel 1956 Byron Raphael ha lavorato un periodo per la William Morris Agency. Durante questo lavoro ha conosciuto il Colonnello Tom Parker ed Elvis Presley, che in quel periodo aveva già un grande successo.

In questa intervista, il ruolo di Byron Raphael e le sue trattative con Elvis e il Colonnello si dimostreranno sempre più affascinanti.

D. Byron, tornando al periodo in cui lavoravi per l’Agenzia di William Morris, si doveva essere avvocati per poter essere tenuti in considerazione dall’agenzia?

BR. No, assolutamente. A dire il vero due cose erano importanti: una era che dovevi essere di buona famiglia, perché il tuo stipendio iniziale era di $42,50 alla settimana. Questa cosa automaticamente eliminava molte persone, che non avrebbero potuto affrontare un lavoro simile. La seconda cosa era che dovevi essere ebreo. Al giorno d’oggi questa sembra un principio razzista, un pregiudizio anti cristiano, ma questa era la filosofia della William Morris Agency. L’uomo che guidava l’agenzia, Abe Lastfogel, era stato respinto molte volte, perché ebreo. Perciò il suo presupposto era diventato “se io aprirò un’agenzia, sarà solo con ebrei” E così fu. Ma per il resto non era necessario altro, non era necessario essere stati al college, anche se una volta lì, mi sono reso conto che richiedevano una formazione al college. Non proprio quando io ero là. Quando c’ero io bastava avere un contatto. Mio padre era nel giro della musica della Walt Disney e così ho potuto fare un periodo di prova. Mi ci sono voluti sei mesi per essere sicuro del lavoro. Se mio padre non fosse stato dentro la Walt Disney, probabilmente non avrei avuto il lavoro.


D. Avevi sempre voluto essere un agente? Speravi di lavorare con cantanti o gruppi o attori?

BR. Buona domanda. Da bambino, avevo iniziato a fare l’attore alla radio, ma quando mi sono reso conto che non sarei mai stato il tipico leader, ho capito che non sarei mai diventato una star. Fondamentalmente, io volevo fare quello che faceva mio padre, che era nel campo musicale. Parliamo degli anni ’50, erano i giorni di Tony Martin, Perry Como, Kay Starr, Patti Page e naturalmente presto sarebbe arrivato Elvis. Erano i giorni degli Hit Parade, dei Rodgers e di Hammerstein. Questo tipo di musica, mi piaceva molto e di cui volevo far parte. Ma volevo anche lavorare con gli attori di cinema, visto che volevo fare l’attore. Perciò la cosa più giusta che potevo fare era rappresentare un attore. In questo modo potevo stare vicino a loro. Sapevo quanto per loro fosse difficile sopportare le porte costantemente sbattute in faccia e quindi io li aiutavo.

D. Con chi lavoravi prima di stare con Elvis?

BR. Lavoravo nell’ufficio della corrispondenza e il mio compito era esaminare le sceneggiature dei vari studios e inviarle ai vari clienti. Dietro a questo c’era uno scopo. Non facevo il leccapiedi. Se eri nuovo in questo business, dovevi imparare dove si trovavano gli studios, dovevi imparare dove si trovavano i produttori e io lo sapevo fare. Perciò tutto quello che si faceva alla William Morris, aveva un motivo. Dopo di che, essendo stato assunto dal Colonnello per Elvis, la tappa successiva doveva esser essere di lavorare nell’ufficio delle trattative in corso. In questo ufficio conosci le trattative in corso e come si portano a termine. Mi mancava una cosa del genere. Dopo questo diventavi segretario di un agente, con prospettive di diventare agente a tutti gli effetti.

D. Fare il segretario era come essere un agente Junior?

BR. In linea di massima sì. Quando Elvis andò militare, io tornai alla William Morris, facendo il segretario di un altro agente, ma praticamente ero un agente Junior. Il mio capo si chiamava Sy Marsh. Era una grande persona. Era il tipo di agente a cui piaceva molto socializzare. Così quasi da subito, mi lasciò fare le trattative, anche se sapevo che era un lavoro piuttosto difficile. Ma è come guidare una bici, dopo un po’ impari. Di fatto ero un Junior Agent e diventai Agente in breve tempo.

D. Nel novembre del 2005, hai raccontato la tua storia a Play Boy. Come hai fatto a ricordare tutti i dettagli, dopo tanto tempo? Hai tenuto un diario?




BR. No. Il solo motivo per cui ricordo così bene è perché in tutta la mia vita, non c’è più stato un periodo come quei 4/5 anni, dal ’56 fino a quando Elvis è entrato nell’esercito. Ha avuto un tale impatto, che me lo ricordo come fosse ieri. Ho lavorato con Alanna Nash che ha fatto ricerche per conoscere ogni dettaglio e data, a partire dall’aprile ’56. Io avevo conservato alcune lettere di Elvis e del Colonnello, ma prevalentemente ricordo quel periodo come fosse ieri. Ricordo cose che Elvis e il Colonnello, mi hanno detto parola per parola. Non credo che nessuno che ha lavorato con Elvis Presley possa aver dimenticato qualcosa che gli è stato detto da loro. Sappi che quando lavoravo per lui, continuavo a lavorare per la William Morris, che mi aveva assegnato Elvis. Non c’era un entourage, C’erano solo il Colonnello Parker, la sua segretaria, Tom Diskin e Gene Smith, che era un cugino di Elvis, una sorta di ritardato mentale. Poi c’era una specie di truffaldino che si chiamava Cliff ed io. Più tardi, dopo il servizio militare, c’erano 8 o 9 ragazzi, intorno ad Elvis. Ma quando c’ero io, ero il suo unico confidente. Io avevo la sua età e trovarsi in quella posizione, per un giovane ragazzo di 21 anni, era qualcosa che creava uno sconvolgimento all’esistenza.

D. Come mai Elvis aveva tanta fiducia in te? O meglio, da cosa ha capito di poter avere fiducia in te?

BR. Non lo so. Quando sono andato a lavorare per il Colonnello, io e il Colonnello siamo diventati subito molto intimi. Lui non aveva avuto un figlio e, in qualche modo, mi ha adottato. Dopo un paio di mesi, io lo chiamavo Pops. Per me era come un padre. Un giorno mi disse: “Sai Byron, Elvis non ha mai conosciuto nessuno, se non ragazzi del sud, povera gente che arriva da Tupelo”. Non aveva mai conosciuto nessuno della West Coast o qualcuno che arrivasse da una classe media. Io avevo la sua età e il colonnello mi disse “Perché non cerchi di diventare amico di Elvis? Non ha amici, Un anno fa era un camionista. Ha paura ad uscire e io non voglio che esca. Perciò quando esci dall’ufficio o quando lasciamo la Paramount, o la Fox o la MGM, vai a trovarlo. Vai al Beverly Wilshire Hotel e diventa suo amico”. E così è successo. Mi chiamava “Byron, la sirena”. Se non fossimo diventati amici, sarebbe stato tutto diverso. Infatti poi la filosofia è cambiata ed il Colonnello Parker non voleva che chi lavorava per lui, socializzasse con Elvis. Un altro motivo era che il Colonnello voleva che io diventassi una spia. In altre parole, voleva essere sicuro che Elvis non avesse intorno gente ambigua, del tipo che volessero portarlo via dalla William Morris o da lui. Sono sicuro che c’era chi voleva farlo e anche che qualcuno fumava marijuana. Quindi il Colonnello voleva che stessi con Elvis e facendomi suo amico, poi gli riportassi quello che gli succedeva. Ma io non solo sono diventato amico di Elvis, ma l’ho anche fatto conoscere alla mia ragazza, quella che poi è diventata mia moglie. Naturalmente lui era molto schivo, ma era anche una star che lei voleva conoscere. Ed Elvis si innamorò di lei. Praticamente ogni ragazza con cui Elvis ha avuto una relazione, era la fotocopia di Caroline, quella che è diventata mia moglie. Anche Priscilla era la copia esatta di Caroline. Ann Margret assomigliava un po’ a Caroline e anche Ginger Alden, l’ultima ragazza che ha avuto e con cui divideva il letto quando morì. Caroline era il suo genere. Una volta mi disse “Byron, hai una bella ragazza. Mi piacerebbe avere una ragazza così”. Può sembrare pazzesco, visto che lui era uno degli uomini più belli che io avessi mai incontrato nella mia vita, probabilmente a 22 anni era l’uomo più bello che io abbia visto. Non poteva uscire e stare con le ragazze, perché sarebbe stato subito aggredito, non poteva entrare in un nightclub, perché non aveva nessun altro che gli desse una mano. Così io stavo nel mezzo. Odio dire che facevo il protettore, perché non lo facevo per soldi. Stavo fuori dal cancello della MGM, non alla Fox dove le ragazze non potevano entrare, ma alla Paramount sì. Ce n’erano a centinaia che lo aspettavano e che andavano e venivano ogni giorno. Io gli trovavo le ragazze. Sapevo quale tipo gli piaceva e ne invitavo 2, 3, 4 al Beverly Wilshire Hotel. E’ così che è iniziata.

D. Come facevi a sapere che queste ragazze non avrebbero detto “Elvis mi ha toccata qui. Elvis mi ha toccata là”. Come facevi a sapere che non avrebbero raccontato di aver subito uno stupro o non lo avrebbero messo in cattiva luce raccontato qualcosa che non era mai successo?

BR. Buona domanda. Questo è un altro motivo per cui il Colonnello non voleva che Elvis rimanesse solo e per questo c’eravamo io e suo cugino Gene Smith. A quei tempi, non esisteva il DNA, ma se per caso una ragazza avesse detto “Mi ha messa incinta” oppure “Mi ha toccato” saremmo stati in 3: c’era Elvis, c’ero io e c’era Gene. Se Elvis fosse stato solo, la ragazza avrebbe potuto dire cose del genere. Avevamo paura che succedesse. C’erano volte in cui il Colonnello Parker incontrava alcuni genitori delle ragazze e faceva degli accordi economici. Ma Elvis era più contento se non aveva rapporti con queste ragazze, ma solo petting. Ora, io dico petting pesante. Credo che le reazioni alla mia intervista a Playboy siano state “Ma cosa dici, cosa intendi dire che non fosse un bravo amatore?” Non lo dico assolutamente, Quello che intendo è che eravamo alla fine degli anni 50 e la maggior parte dei giovani non avevano rapporti. Si limitavano ad andare nei drive-ins e facevano petting e ansimavano. Se poi tieni in considerazione quello che diceva il Colonnello Parker “Stai attento! Se metti incinta una ragazza avremo grossi problemi e rovinerai la tua carriera, oltre che ritrovarci a doverla pagare” In quegli anni funzionava così! Se mettevi incinta una ragazza prima di essere sposato, la tua carriera era finita.

D. Ad Elvis è mai successo?

BR. Non ho mai saputo niente. So che il Colonnello è andato a trovare la famiglia di un paio di ragazze e ha preso accordi economici. Per cui non sono in grado di sapere se Elvis o io o Gene potremmo aver messo incinta qualcuna. Ma andava così. Come ho detto la maggior parte delle volte Elvis non faceva niente che rischiasse di metterle incinta. La prevalenza delle volte c’erano 2 o 3 ragazze nude nel letto. Sua madre Gladys era una donna molto, molto religiosa ed Elvis la amava molto. E’ stata l’unica donna che lui ha amato veramente. Gli diceva che fare sesso prima del matrimonio era peccato e così, non l’avrebbe mai fatto prima del matrimonio, sia per le raccomandazioni del Colonnello che per gli insegnamenti della madre. Molti fans di Elvis dicono “Gee, la presenti come se non gli piacesse farlo”. Non è così. Questo era quanto gli era stato insegnato da giovane e cioè aspettare fino al matrimonio. Non penso che l’abbia fatto sempre, ma sicuramente aveva molta paura di sua madre e del Colonnello.

D. Ricordo di aver letto che quando i Beatles erano in tour, ex uomini dell’FBI si erano piazzati davanti agli ascensori per essere sicuri che le ragazze non si avvicinassero al gruppo. Poco tempo fa qualcuno mi ha detto che le ragazze hanno comunque trovato un modo per aggirare la cosa. E’ stato Brian Epstein a farmi notare che uno scandalo come quello che ci hai descritto potrebbe avere la stessa valenza di quello dei Beatles.

BR. Al Beverly Wilshire, avevamo delle guardie, per cui se le ragazze non erano con me, non passavano. La Memphis Mafia afferma che non è vero, dicono che io non c’ero, ma la verità è che nel 1956 non c’era nessuno di loro. Lamar Fike fu il primo ad entrare nel giro di Elvis e questo avvenne nel 1957. Pertanto nel ’56 io ero l’unica persona di fiducia di Elvis. Gli piacevo perché ero diverso da lui. Io ero un ragazzo della West Coast e non aveva mai conosciuto nessuno come me, nessuno che lavorasse per un’agenzia. Lui era un camionista che poi è diventato chitarrista.


D. Eri fan di Elvis prima di incontralo?

BR. Non tanto. Avevo sentito un paio delle sue prime canzoni, tra cui “That’s All Right Mama” e in quel periodo non aveva ancora fatto nessun film. Sono andato a lavorare con loro prima che andasse a Hollywood. La William Morris rappresentava molte star di Hollywood. Adesso non è più l’unica. Ci sono tante altre grosse agenzie la I.C.M. la Creative Artists e altri. A quel tempo noi rappresentavamo Marilyn Monroe, Frank Sinatra, Rita Hayworth e li seguivo anche io. Naturalmente io ero troppo giovane e inesperto per trattare direttamente con loro. Tutto quello che mi capitava era di vederli e dire buongiorno. Elvis era una sorta di fenomeno. Nemmeno io avevo idea se sarebbe stato solo un flash. Aveva un paio di successi ed era tutto quello che sapevo. Visto che non era mai venuto a Los Angeles, non l’avevo mai visto esibirsi. Per cui non sapevo quanto fosse grande. L’avevo visto all’Ed Sullivan Show ed era stato grandioso. Vedevo le ragazze che urlavano, ma mi sono reso conto di essere un suo grande fan quando ho iniziato a lavorare per lui, quando sono usciti i primi films e i suoi dischi sono diventati grandi successi. Poi quando l’ho visto dal vivo, è stato qualcosa di mai visto. Ho visto i Beatles, Sinatra e la Streisand, ma non c’è paragone con Elvis. Non intendo quando Elvis ha iniziato ad aumentare di peso, intendo le primissime performances, è stato il più grande intrattenitore del mondo. Non c’è alcun dubbio. I Beatles erano in quattro. Lui era solo, io stavo vicino al palco attento che il cartellone, con l’emblema della RCA, non cadesse giù dal palco. Era di plastica, fatto fare a Parigi. Il rumore era così forte e continuo che non riuscivo a sentire la voce di Elvis, anche se ero a due passi da lui. Non la finivano. Gli urli iniziavano dal momento che arrivava sul palco fino a quando lo lasciava. Era incredibile. Non è mai più successo con nessuno.

D. C’eri quando si è esibito a Las Vegas la prima volta?

BR. Intendi quella volta che non ha avuto successo?

D. Sì

BR. Non c’ero. La prima volta che l’ho visto esibirsi fu al Palm Pacific Auditorium di Los Angeles. Quello era lo show dove la polizia non ha dato il permesso per la seconda serata, a causa di quello che aveva fatto la prima sera. A quel tempo era un po’ grezzo, poi si è raffinato. Era sempre eccitante, ma le primissime volte aveva fatto delle cose che se avesse ripetuto, sarebbe andato in prigione. Oggi non andrebbe così, ma intorno al 1960 eravamo persone molto innocenti. C’erano molte persone che, per come si muoveva, lo ritenevano un peccatore, pensavano fosse il demonio. I genitori non volevano avere dischi di Elvis in casa. Mentre gli adolescenti se li andavano a comprare. Questa è stata una cosa che lo ha aiutato, nonostante i genitori e i religiosi pensassero che era un peccatore, i ragazzi lo ammiravano. Naturalmente Elvis Presley non era niente di tutto questo. Non solo era un gentiluomo, ma di una grande dolcezza, un uomo che non beveva, non fumava e non prendeva droghe… non in quel periodo.

D. Quando hai incontrato Elvis per la prima volta, hai consegnato una busta a Parker, presso gli studi della 20th Century Fox. Cosa c’era in quella busta?

BR. Quando Elvis è stato contattato dalla William Morris, per fare cinema, la trattativa originale prevedeva che fosse un film con Hal Wallis, un film da $10.000. Il Colonnello aveva detto: “Ho fiducia nella William Morris, ma voglio fare più soldi” La risposta della Morris era “No, non puoi” Come replica, il colonnello disse “Se non posso avere più soldi allora il film non si fa. Torneremo sulla strada e faremo $30-50.000 a sera” Così Hal Wallis portò Elvis alla 20th Century Fox. Credo che il suo primo film sia stato Love Me Tender. Quello che ho portato al colonnello era principalmente corrispondenza tra Hal Wallis e la Fox. Hal Wallis ha preso Elvis Presley per fare Love Me Tender e poi per il secondo film che era Loving You. Visto che in qualità di dipendente della Morris io non ero autorizzato a parlare con nessuno, ma dovevo limitarmi a fare la consegna e andare, la fortuna ha voluto che Parker fosse fuori dalla porta del suo ufficio.

D. Quindi il Colonnello ti ha detto “Dì ai tuoi capi che lavorerai per me” e ti ha fatto diventare la spia della Morris e di Elvis. Si è offerto di pagarti? E tu hai detto al tuo capo alla William Morris “Adesso lavorerò per il Colonnello Parker”?

BR. Non l’ho mai detto. Sapevo solo che Elvis Presley era un cliente della William Morris. Prendevo $40 alla settimana ed Elvis Presley prendeva milioni di dollari o comunque li avrebbe presi presto. La William Morris non mi avrebbe mai pagato $40 alla settimana e mi ha dato in prestito al Colonnello Parker ed Elvis Presley come loro fattorino o leccapiedi o qualsiasi altra cosa. Per loro non faceva nessuna differenza, l’importante era far felici Parker ed Elvis. Perciò è stato il Colonnello a dire a loro “Voglio che Byron lavori per me. Non so perchè l’abbia fatto. Io ero solo quella saggia persona che lui voleva. Parker era un uomo dalla personalità molto predominante e che intimoriva. Anche se io gli ho voluto bene come ad un padre, aveva un potere tremendo e dominava non solo me, ma ha dominato Elvis tutta la vita. Una delle più grandi tragedie di tutto questo è che, mano a mano che passava il tempo Parker non ha più voluto agenti della Morris, intorno ad Elvis, perché aveva paura che avrebbero cercato di portarglielo via. La filosofia di un agente è cercare di aggirare il manager e andare direttamente al cliente. Non trattare con il manager. Quello che è singolare è che io ero in contatto diretto con Elvis Presley, il suo unico contatto, anche se ero un fattorino. Tutti gli agenti. I grossi agenti, hanno dei clienti per i quali loro sono l’ unico contatto che hanno. Bob Braun aveva Sinatra, qualcun altro aveva Marilyn e un altro aveva Rita Hayworth. Questi erano i più vecchi. Io ero solo un ragazzo di 21 anni e così sono diventato il contatto per Elvis Presley. Il terribile errore che ho fatto è stato di montarmi la testa. L’unica volta che sono tornato alla William Morris è stato per prendere il mio assegno e andare nel mio ufficio. Dimenticandomi che stavo sempre lavorando per la Morris, quando sono uscito dall’ufficio, i vecchi mi sono venuti incontro, chiedendomi “Allora com’è Elvis?” Dopotutto era il fenomeno del momento e stava diventando una star. Nessuno sapeva veramente chi ero e malauguratamente io ho risposto “Hey, ragazzi, non ho tempo di parlare con voi”, senza rendermi conto che di lì a pochi anni sarei rientrato nel mio ufficio della Morris e avrei lavorato con le stesse persone che avevo trattato così male. Ho raccontato tutto al Colonnello Parker, ma quell’uomo aveva un demonio dentro di sé, e aveva percepito questo mio stupido orgoglio, ma anzichè dirmi “Byron, non fare queste cose, Questi ragazzi saranno i tuoi capi un giorno”, mi ha incoraggiato su questo comportamento facendomi credere che un giorno sarei diventato grande ed importante. Così ho rovinato la mia carriera alla William Morris. Non è stata più la stessa cosa e io ero troppo giovane ed influenzabile, per rendermene conto. Pensavo solo al fatto che io gestivo Elvis, che la sera ero io quello che stava da solo con lui. Il Colonnello non ha mai socializzato con lui, non mi ricordo che sia mai venuto al Beverly Wilshire Hotel. Lui seguiva solo gli affari. Gli diceva “Elvis, faremo così” Non ha mai chiesto l’opinione di Elvis, gli diceva solo “Elvis, se questo serve a fare i soldi, allora si fa così” L’ho capito solo dopo essere tornato alla William Morris. Un giorno il Colonnello mi disse: “Vai a fumare un sigaro”. Così sono uscito attraversando la hall della William Morris, con questo grande sigaro in bocca. Ricordo che Abe Lastfogel, allora presidente della Morris, probabilmente l’uomo d’affari più importante dello show business, si diresse verso di me e disse “Che cosa fai, sei uscito di testa?” e io “No, no, no” continuando a fumare il mio sigaro. E’ stato orribile. Come ho potuto essere così? Il Colonnello Parker mi aveva innalzato e io lo ammiravo così tanto da fare un sacco di cose stupide. Sono rimasto con la William Morris per altri 7 anni, ma non sono più piaciuto a nessuno.

D. Le persone che gli stavano intorno, come venivano trattate dal Colonnello?

BR. Aveva un assistente, Tom Diskin. Mai sentito questo nome?

D. Certo che l’ho sentito

BR. Tom Diskin era un uomo docile. Mi piaceva molto, molto, ma il Colonnello aveva la costante abitudine di umiliarlo. Lo faceva ballare davanti alla gente. Tom si è preso un’ulcera terribile. Il Colonnello era un uomo prepotente e dovevi essere con lui 24 ore al giorno. Il mio matrimonio è finito a causa sua. Mi diceva “Non mi va che tu rimanga sposato, perché non riesci a stare abbastanza tempo con me ed Elvis.” E così ho deciso di divorziare. Ho ricevuto subito le carte, senza essere mai andato in tribunale, senza aver mai pagato un avvocato. Ha pagato tutto il Colonnello e mia moglie se n’è andata. Avevo paura di diventare un altro Tom Diskin. Per come andavano le cose, a me sarebbe andata meglio, sarei diventato benestante, ma non ero in grado di affrontare una vita dove dovevi stare 24 ore su 24 con una persona. In quel momento, la parte sociale del business con Elvis era ormai finita. Non mi sarebbe più stato permesso di socializzare con lui e quindi sarebbe finito anche questo. Sarei diventato un vero leccapiedi, solo un leccapiedi…. Non so come sarebbe andata. Sarei diventato uno schiavo. Seguirlo in tutto, dargli l’asciugamano quando si voleva lavare. Sarebbe andata così e io non volevo diventare così. Pensavo di voler diventare un nuovo Colonnello Parker, volevo essere un grosso agente e un grande manager e così sono tornato alla William Morris. Il Colonnello non mi ha mai perdonato per questo, si è arrabbiato con me e naturalmente anche la William Morris era arrabbiata con me. Ho sbagliato tutto, ma ero giovane. Tutto è successo troppo velocemente e io non ero così astuto e sufficientemente adulto per capire quello che facevo. Lui avrebbe dovuto aiutarmi, avrebbe dovuto dirmi: “Queste sono le persone per le quali dovrai lavorare. Avrei potuto essere utile per loro, invece di farmi fare il buffone.
D. Alanna Nash, nel suo libro, dice “Il Colonnello ha avuto un sacco di privilegi dalla William Morris. Il Colonnello aveva 3 residenze. Una era la casa a Palm Springs. Era stato il Colonnello a proporre alla William Morris di comprare quella casa e affittarla per loro. Nessun problema, visto che dava loro la più grande star. Ma era più grande di Frank Sinatra e di Marilyn Monroe?

BR. Hanno perso Marilyn prima che diventasse una grande star. Lei c’era quando il suo agente era Johnny Hyde. Devo dire che lui, per la Morris, ha fatto più soldi con Sinatra, che è vissuto più a lungo: Elvis è morto a 42 anni, Sinatra ha fatto incassare soldi fino ai 70 anni. Non so perché,ma fino alla morte di Elvis, il Colonnello dava il 10% sui guadagni di ogni disco che pubblicava alla Morris. Non avrebbe dovuto farlo. Perché lo facesse, non lo so anche se io ero molto in confidenza con lui. Probabilmente c’era un “dare e ricevere” fatto sottobanco, non so. Come puoi immaginare, anche oggi, loro si prendono il 10% sui dischi venduti. Elvis, da vivo, ha venduto oltre un bilione di dollari di dischi. Un milione di dollari a film. Quella volta, nessuno raggiungeva quelle cifre e la Morris non doveva fare granché, visto che faceva tutto il Colonnello, Oltrettutto lui non lo avrebbe permesso. Non avrebbe permesso a nessuno di avvicinare Elvis e io ero giusto il burattino che gli serviva. Ero come ipnotizzato da lui. Se mi avesse chiesto di saltare da un ponte, l’avrei fatto. Sicuramente non avrebbe permesso che Elvis fosse avvicinato da persone più furbe e più mature di me.


D. Mi sembra ci sia una legge che punisce i manager che agiscono da agenti per il loro artista?

BR. Sì c’è una legge che dice non può negoziare. Un manager non può negoziare perché non ha la licenza dal Screen Actors Guild. Tuttavia, il manager lo fa pur se chi finalizza la trattativa è l’agenzia. Quindi io andavo e dicevo……. Questo va bene …… questo è Ok, e così via. In sostanza, però, era il Colonnello che faceva la trattativa e poi andava da Abe Lastfogel. Non si fidava di Abe Lastfogel. La situazione era questa: se eri della William Morris e lavoravi per l’agenzia come facevo io, ti ritrovavi con 480 clienti da seguire e se cerchi di concludere un contratto per ognuno di loro, non ce la fai. Ti ritrovi a fare più l’interesse dello studio, piuttosto che quello del tuo cliente. Il Colonnello voleva essere sicuro che non svendessero Elvis, pertanto non permetteva a nessuno di seguire le trattative. Lui le concludeva e poi diceva a Mr. Lastfogel: “Vai e chiudi”. La prima trattativa che la William Morris ha fatto per Elvis è stata per $10.000. Il Colonnello ha rinegoziato la cosa ottenendo $100.000. Era il suo unico cliente e non doveva preoccupasi di dover tornare alla carica, per qualcun altro, come invece faceva la Morris. Avevamo alcuni clienti che erano più difficili da vendere e volevamo rimanere in armonia con gli studios. Inoltre, 10% che Parker pagava alla Morris era deducibile dalle tasse e a lui non costava assolutamente niente. A lui piaceva da morire avere questi ebrei pomposi e ricchi che gli baciavano i piedi ed è stato per questo che teneva la Morris come agenzia, perché di fatto non aveva bisogno di loro. Sentiva anche di avere una sorta di gratitudine verso Abe Lastfogel. Quando nei suoi primi anni, era manager del famoso cantante country Eddy Arnold, la Morris fece una piccola trattativa affinché Eddy Arnold facesse un film e, in quel periodo, a Hollywood nessuno perdeva tempo ad ascoltare il Colonnello. Nessuno voleva vederlo e così pensò di rivolgersi ad uno studio e qualcuno alla William Morris lo aiutò. Se lo ricordava, anche se di base gli piaceva molto essere invitato a cena da che questi grandi agenti di Hollywood. A queste cene, non invitavano e non portavano mai Elvis, perché lui non glielo avrebbe permesso e comunque a Elvis non interessava. Il motivo per cui piacevo ad Elvis era che per stare con lui, io non mi vestivo in giacca e cravatta. Io ero un ragazzo della sua stessa età. Eravamo amici, mentre con loro avrebbe dovuto discutere per chi voleva lavorare. Elvis non riusciva a sentirsi a suo agio con persone più vecchie di lui. Era solo un ragazzo.

D. Se la Willima Morris si prendeva il 10%…

BR. Su tutto

D. Quanto rendeva il Colonnello. Arrivava al 50%

BR. Assolutamente. Io lo so e ti spiego perchè. Elvis aveva un contratto con la All Star Shows. La All Stars Show era una società di Parker. Parker teneva un copia di quel contratto sulla sua scrivania. Il contratto parlava del 50% su tutti i guadagni di Elvis Presley, per l’eternità, ma non è una cosa legale. Grazie a James Garner si è scoperto che possono essere previsti solo sette anni. Non esiste più questa specie di schiavitù. Pertanto quel contratto era illegale. Il suo primo contratto era stato fatto per un anno. Doveva essere firmato dalla Sig.ra Presley, perché Elvis aveva solo 17 anni. Ma questo contratto indicava metà di tutto ciò che avrebbe guadagnato per sempre. Ci fu una discussione tra il Colonnello ed Elvis. Elvis lo chiamava Admiral invece che Colonel. Io ero seduto nell’ufficio del Colonnello, non ricordo cosa facevo, forse scrivevo qualcosa per lui o cose simili.
Elvis disse “Sa Admiral mi hanno detto che devo fare questo film” e nominò il film “E’ più simile ad un film di James Dean, anziché quel genere che vuole lei, come quello nuovo che devo fare: “Jailhouse Rock”
e il Colonnello “Entra Elvis, devo parlarti”.
Così Elvis è entrato. E’ arrivato anche Tom Diskin, il colonnello ha portato la sua segretaria Trudy, e poi c’ero io. Questo era il gruppo che stava intorno ad Elvis.
Il Colonnello disse “Allora Elvis, al telefono mi hai detto che qualcuno ti ha detto che questo sarebbe qualcosa di diverso dal film che stai facendo adesso. Bene, quando è così, questo è il contratto che tu hai firmato con me” e strappando il contratto, ha aggiunto “Elvis puoi andartene da qui. Sei un uomo libero, Non mi devi un penny” E’ piuttosto dura, quando sei il manager della più grande star al mondo. Lui non era ancora il più grande, ma lo sarebbe diventato. Elvis era sbalordito e disse “Non intendevo dire che voglio lasciarla” E Il Colonnello “Non è una questione che tu lo voglia. Se tu pensi che qualcuno possa fare meglio, sono io che non ti voglio. Se fai come dico io, farai i soldi, ma se lo farai in altro modo, non farai soldi. Ecco, questo è il tuo contratto”.
Da quel momento non c’è più stato un contratto. Infatti la William Morris non ha mai avuto un contratto e il Colonnello non ne ha mai firmato uno con la William Morris. Ha pagato loro una commissione su tutto, anche dopo la morte di Elvis. Comunque, Elvis ha fatto più soldi da quando è morto che quando era vivo. E’ sconvolgente. La tenacità e il coraggio del Colonnello sono stati incredibili.

D. Parker sapeva manipolare le persone?

BR. Sì. Oggi sarebbe un grande giocatore di poker (ride) Uno dei migliori, Sapeva come manipolare le persone, conosceva le loro debolezze, le loro forze. Era un uomo affascinante. Se hai la possibilità di leggere il libro sul Colonnello di Alanna Nash, scoprirai che era un uomo che viveva una doppia vita e non era un Colonnello del Kentucky . Era Olandese e il suo vero nome era Andreas. Probabilmente aveva commesso un omicidio, Non ha mai avuto un passaporto. Come sai Elvis non si è mai esibito fuori dagli States. Perché? Perché il Colonnello non ha mai avuto un passaporto e non avrebbe potuto ottenerlo. Sono andati persi milioni di dollari. Elvis avrebbe potuto cantare in Giappone, dov’era adorato. In Gran Bretagna, dove era più grande dei Beatles. Ma il Colonnello non glielo ha permesso, perché lui non poteva. Elvis non riusciva a capire. C’erano numerosi fan là ed Elvis ambiva ad esibirsi in quei posti, ma il Colonnello non dava mai risposte. Diceva “Elvis, o fai a modo mio, oppure io non sono più il tuo manager” Ed Elvis non ha mai, mai avuto un altro manager. Sarebbero arrivati ad odiarsi, o quantomeno Elvis odiava il Colonnello e, negli ultimi 4 anni della sua vita, non gli ha più rivolto la parola, se non tramite intermediari. Ma non lo ha mai lasciato.

D, Quando hai visto Elvis per l’ultima volta?

BR. Circa 6-7 anni prima della sua morte, a Las Vegas

D. Com’era fisicamente?

BR. Era splendido

D. Si stava esibendo?

BR. Certo. Sai ce ne voleva tanto prima abbattere Elvis. E successo quando lui ha detto “Sto diventando vecchio. Che cosa faccio? Voglio fare qualcosa di diverso”. Nel 1970 esaltava il pubblico, faceva esibizioni sofisticate, ma sempre eccitanti. Era una carica elettrica con quelle sue mosse di karate e cantava anche meglio. Non che ci fosse qualcosa di sbagliato in “Don’t Be Cruel” o “Hound Dog”, ma quando cantava “Bridge Over Troubled Waters” sapeva renderla più drammatica. Infatti a Vegas ha iniziato anche a fare canzoni Gospel. Aveva una gran voce.

D. Ho letto da qualche parte che quando Elvis era a Las vegas, veniva pagato $125,000 alla settimana, per fare 2 shows a sera. Tom Jones che era in auge, veniva pagato $250.000, per uno show a sera. Come poteva essere?

BR. Secondo me, conoscendo il Colonnello, e sapendo come funzionava a Las Vegas, non so esattamente, ma credo che ad Elvis arrivassero altri $250.000 in contanti, dati di sottobanco. Credo che Elvis abbia avuto qualcosa come $350.00 o $400.000 alla settimana. In quel periodo a Vegas girava molto contante proveniente dai tavoli. Tutto quello che era indicato sul contratto era tassabile. C’erano 2 cose sbagliate in tutto questo. Qualsiasi cifra dessero ad Elvis, Parker lo perdeva ai tavoli. Se gli davano un milione alla settimana, il Colonnello avrebbe perso un milione di dollari ai tavoli da gioco. Il Colonnello ha perso tutto ciò che ha guadagnato. L’unica persona che lui non ha imbrogliato, a parte la figlia di Elvis, è stato Tom Diskin, che era una persona molto conservativa ed era introdotto in ogni cosa. Sai cosa gli è successo? Dopo la morte del Colonnello, ha acquistato un grande ranch in Texas, si è sposato e mentre era alla guida della sua macchina, è rimasto ucciso in un terribile incidente.

D. Cosa ci dici della debolezza del Colonnello………. Il gioco d’azzardo?

BR. Quando è morto, doveva all’Hilton 30 milioni di dollari. Praticamente ha perso tutto. Nel suo testamento non c’era quasi niente: poche migliaia di dollari.

D: Sai che in 20 anni, Elvis ha prodotto da 5 a 10 milioni di dollari all’anno. Mentre nel 1977, l’I.R.S. era pronta a precludere Graceland?

BR. I primi giorni, il Colonnello aveva una tale paura dell’I.R.S. che invece di rivolgersi agli avvocati di Elvis, o alla William Morris che gli aveva sempre detto “lascia gestire a noi le tue tasse, così non hai problemi”, il Colonnello disse “Vado all’I.R.S. e pago le mie tasse e quelle di Elvis” La Morris gli disse “Ma in questo modo non avrai le detrazioni che ti spettano” E lui “Vero, ma almeno non mi verranno a cercare”. Così andò all’Internal Revenue Service dicendo “Questo è quanto abbiamo fatto, Prendetevi quello che volete”. Questo è costato ad Elvis un sacco di soldi in recuperi fiscali. Erano iniziati molti di questi recuperi fiscali e infatti, un sacco di attori hanno finito per perdere un sacco di soldi.
Non so quanto si prendesse il Colonnello, ma credo che negli ultimi 5-6 anni non fosse solo il 50% bensì l’80-90%. Sicuramente nei periodi che giocava, Elvis non prendeva niente. Elvis non ha mai dato peso al libretto degli assegni, non è mai stato capace di farlo. Ma fino a quando Elvis ha avuto abbastanza soldi per comprare macchine, gioielli e le cose che gli piacevano, non si è mai preoccupato di sapere quando c’era in banca. La maggior parte dei soldi è stata fatta dopo la morte di Elvis. Il giorno del funerale di Elvis, il Colonnello Parker è andato al funerale e senza mai guardare dentro la bara, si è girato verso Vernon Presley, suo padre, dicendogli “Andiamo a lavorare”. Povero Elvis era rimasto con lui da quando aveva 17 anni e queste sono state le sue uniche parole “Andiamo a lavorare”

D. Deve essere stato un inferno essere Elvis Presley

BR. Era un inferno perché il Colonnello lo stava facendo diventare una cosa senza valore, facendolo esibire di città in città, notte dopo notte e dopo notte, show dopo show, portandolo alla morte. Al mattino si alzava a fatica, la notte non riusciva a dormire, prendeva un sacco di pillole.

D. Per quanto pazzesco possa sembrare, si può anche ipotizzare che Elvis abbia simulato la sua morte e mi baso su alcune cose che mi sono state dette. Pensi che la sua morte possa essere stata simulata o ritieni che sia morto veramente?

BR. Credo che sia morto davvero, perché la quantità di farmaci che prendeva erano sufficienti per ucciderlo prima o poi. Comunque non avrebbe potuto vivere molto a lungo. Era costipato al punto che stava settimane senza andare in bagno. Non riusciva ad aiutarlo nessun tipo di lassativo. Lo so perché me l’ha detto qualcuno che stava con lui e me l’ha detto persino Tom Diskin, l’ultima volta che ho parlato con lui. Non credo che avrebbe vissuto tanto a lungo. Il suo corpo era completamente distrutto. Lui si sentiva invulnerabile, pensava che niente lo avrebbe ucciso. Io stesso pensavo che niente lo avrebbe ucciso, pensavo che avrebbe vissuto per sempre. Sembrava così grande e potente.

D. Intendi scrivere un libro per raccontare il tuo periodo con Elvis e il Colonnello?

BR. Mi piacerebbe fosse fatto un film, perché credo che questa sia una bella storia. Vedi, nessuno sa cosa è successo nel 1956, perché sfortunatamente tutti sono morti. Trudy è andata, Tom Diskin anche. Il Colonnello è morto, Gene Smith anche. Non c’è più nessuno di quelli che erano vicini ad Elvis nel 1956 e quello fu l’anno in cui ha iniziato con Hollywood. Pertanto quando Marty Lacker dice che dubitano della mia storia, mi chiedo come fanno a dirlo visto che non c’erano. Elvis non sapeva nemmeno che esistessero. Elvis ha incontrato Joe quand’era militare. Ma loro sono molto esclusivisti e vogliono far credere alla gente di esserci sempre stati con Elvis, dal giorno in cui è andato ad Hollywood la prima volta. Ma non è vero.



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